credito e imprese

La banca? Ora pensiamo a risollevarci

di Michele Romano

(Marka)

4' di lettura

Credito, credibilità e lavoro: sono le tre parole chiave che unanimamente emergono dal territorio marchigiano quando si parla del presente e del futuro di quella che era Banca Marche, da sei mesi sotto il controllo di Ubi Banca, che ha acquisito la rete di filiali, i dipendenti e, soprattutto, la storica eredità delle Casse di Risparmio di Pesaro e Macerata, dalla cui fusione nacque nel 1994, fino a essere riconosciuta da imprenditori e risparmiatori come la vera banca del territorio.

Nel 2013, sommersa da pesanti perdite patrimoniali, un passivo di bilancio che solo nel primo semestre aveva toccato quota 232 milioni (nel 2012 erano stati 526) e gravi irregolarità amministrative, la Banca d’Italia prima sospese e poi azzerò i vertici, affidando la gestione a tre commissari straordinari.

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«C’è stata una gestione scellerata dell’istituto – ripete ancora oggi Francesco Casoli, presidente del Gruppo Elica –, che si è poggiata su imprenditori poco seri e che ha generato quel livello di sofferenze».

Il fallimento ha «lasciato macerie», osserva Claudio Schiavoni, presidente di Confindustria Marche Nord, «anche se il danno più grosso è stato quello di drogare il mercato, facendo crescere e sviluppare aziende che non avrebbero avuto diritto neanche di nascere, un’operazione che ha tolto ossigeno alle aziende sane proprio nel momento di maggior difficoltà dovuta alla crisi».

Un riferimento chiaro al giro di vite, se non un cambio di rotta, alla voce affidamenti. Nota Gino Sabatini, presidente della Cna regionale: «Per anni, l’istituto è stato il riferimento delle nostre pmi, collaborando con i Confidi a sostenere liquidità e investimenti. E la restrizione del credito, soprattutto alle micro e piccole imprese, non è estranea alla fase acuta della crisi della banca e ai successivi tentativi di risanamento del suo bilancio».

In base a dati aggregati di Banca d’Italia, sul totale delle banche che operano nella regione, il tasso di deterioramento del credito ha raggiunto i picchi più alti a dicembre 2013 (33,1%) e a giugno 2015 (33,4%) e, in entrambi i casi, sono attribuiti al settore delle costruzioni. Considerato quello che era il peso di Banca Marche sull’economia regionale (oltre il 25% del mercato), quelle percentuali indicano una tendenza chiara: l’edilizia è stato il settore più colpito dalla crisi congiunturale, quello più esposto con il sistema del credito e anche quello che ha faticato (e ancora fatica) a rientrare.

«Dal 2012 a oggi i costruttori hanno ottenuto crediti rilevanti, offrendo tutte le garanzie necessarie – è la spiegazione di Costanzo Perlini, presidente regionale di Ance -. Quelle garanzie, però, erano immobili, in alcuni casi anche di proprietà, che si sono svalutati fino a dimezzarsi». La richiesta degli edili alla nuova banca è di «andare oltre le convenzioni, rimettendo al centro l’imprenditore e il suo progetto, in un equilibrio sostenibile tra rating, garanzie sul credito e sostenibilità del business plan».

PRESTITI BANCARI PER ATTIVITÀ ECONOMICA

Variazione % su 12 mesi. (Fonte: segnalazioni di vigilanza)

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L’unificazione ha comportato anche un processo di profonda riorganizzazione sul territorio, sul quale i vertici di Ubi Banca e sindacati continuano a trattare: il piano industriale prevede, nel prossimo triennio, una eccedenza residua di circa 1.300 dipendenti ancora da gestire a livello di Gruppo in tutta Italia (di cui circa 600 riferibile al perimetro regionale) rispetto agli oltre 3mila iniziali, la ricollocazione di 479 addetti della rete commerciale e la chiusura di 34 filiali (ne resteranno attive 158 più 88 minisportelli). «Una trasformazione – auspica Daniela Barbaresi, segretaria regionale della Cgil – che dev’essere gestita salvaguardando la presenza nel territorio, la qualità e quantità del lavoro e le condizioni concrete di sostegno allo sviluppo dei sistemi economici locali, già profondamente colpiti dalla crisi». La preoccupazione più pressante della sindacalista, però, è che «l’unica banca locale non ha più la testa nelle Marche e questo rappresenta un’enorme incognita per il futuro».

Futuro sul quale pesa la ricostruzione post terremoto, che procede ma lenta, e «la crisi nella quale siamo ancora immersi e dalla quale emergono solo piccole sacche», sottolinea Bruno Bucciarelli, presidente di Confindustria Marche, il quale ha incontrato i vertici di Ubi Banca: «Sono ottimista, ho la certezza che è in atto un approccio completamente diverso rispetto al passato – dice –: la nuova banca vuole mettersi in gioco e sarà capace di sopperire alle mancanze e agli errori del passato. Toccherà anche al sistema imprenditoriale dimostrare di meritare lo sforzo che è stato intrapreso».

ANDAMENTO DELL'INDICE DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE

Indice 2007=100. (Fonte: elaborazioni su dati Confindustria Marche. Dati destagionalizzati)

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«Il potenziamento della presenza di Ubi, avvenuta con l’acquisizione di Nuova Banca Marche, potrà portare benefici al territorio – conferma Nunzio Tartaglia, responsabile della macro area Marche-Abruzzo di Ubi Banca –, perché segue l’intervento del Fondo di Risoluzione e ha permesso di mettere in sicurezza quella che era la prima banca della regione».

«A circa 500mila clienti marchigiani – aggiunge –, quasi un residente su tre, abbiamo restituito una banca in grado di dare risposte rapide, con capacità di credito adeguata alle esigenze di privati e imprese, oltre a offrire a queste ultime una gamma di prodotti specifici per sostenerne i progetti di sviluppo: dagli investimenti, all’internazionalizzazione fino all’apertura del capitale».

Nella sua nuova veste, Ubi Banca oggi controlla un terzo del mercato regionale e, secondo Casoli, «ha una buona rete di distribuzione sul territorio e un management con una solida storia, apprezzato anche dagli imprenditori, che operano in un contesto nel quale le imprese si stanno solo risvegliando dalla crisi e, mai come in questo momento, hanno bisogno di contare su una banca che conosce il territorio e gli imprenditori che hanno solidi progetti di crescita».

«Il nodo, dunque, è capire dove questa banca vorrà realmente allocare le risorse – conclude il numero uno di Elica –: nel passato le ha affidate agli immobiliaristi, togliendole alle imprese, e le conseguenze sono note a tutti».

Tornano, di nuovo, le tre parole chiave a disegnare il futuro: credito, credibilità e lavoro. «Occorre ripartire da qui, dagli stessi valori con i quali era cresciuta Banca Marche – dice il sindaco di Macerata, Romano Carancini –. La fiducia nel tessuto produttivo e nelle famiglie dovrà tradursi in concreto sostegno per tanti e con politiche finanziarie di community piuttosto che di lobby; la credibilità la si conquista con una relazione umanista con i propri clienti i quali, prima di essere tali, sono persone che offrono progetti o presentano problemi. Sul lavoro, infine, con il rispetto della dignità delle persone che vi lavorano e l’impegno a creare nuove opportunità per i giovani».

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