IL RUSSIAGATE leghista

Ecco chi sono i “sovranisti al Metropol”. Oggi l’interrogatorio di Savoini

Oltre al leghista plenipotenziario dei rapporti del Carroccio con la Russia, ci sono Claudio D’Amico, assessore alla sicurezza di Sesto San Giovanni ed ex parlamentare della Lega, ed Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria a Mosca

di Ivan Cimmarusti


Russiagate: chi è D'Amico, il consigliere di Salvini con la passione per gli Ufo

3' di lettura

Gianluca Savoini, il leghista plenipotenziario dei rapporti del Carroccio con la Russia, era stato “accreditato” come esperto di petrolio alla cena di gala del 4 luglio scorso organizzata dal premier Conte a villa Madama per la visita del presidente russo Vladimir Putin. Uno sponsor, quello di cui beneficia Savoini - indagato a Milano per corruzione internazionale, dopo la pubblicazione del sito BuzzFeed degli audio all’hotel Metropol di Mosca - che gli consente di sedere al tavolo dei potenti. Dietro di lui ci sono Claudio D’Amico, assessore alla sicurezza di Sesto San Giovanni ed ex parlamentare della Lega, ed Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria a Mosca.

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Gli sponsor di Savoini
Il particolare conferma quanto Savoini, che il vicepremier Matteo Salvini ha scaricato, sia in realtà personaggio assai vicino al Carroccio, cui era stato dato mandato di interessarsi di questioni energetiche, legate appunto ai traffici petroliferi con ambienti russi. Il particolare riguarda l’ormai famosa registrazione del 18 ottobre del 2018 all’Hotel Metropol della capitale russa. Savoini - leghista da decenni e presidente dell’associazione Lombardia-Russia - parla con alcuni russi di strategie sovraniste anti-Ue e di affari legati al petrolio. Cerca un accordo per far arrivare fino a 65 milioni di dollari alla Lega, ma non si sa se l’intesa sia mai andata in porto e se il partito abbia ricevuto i soldi.

I sovranisti russi
Da anni sembra gestire i rapporti tra la Lega e il governo di Mosca e con il partito Russia Unita di Putin, con il quale il Carroccio ha firmato un accordo. Compare spesso nelle foto ufficiali, Savoini, l’ultima alla cena dopo il vertice di Putin con Giuseppe Conte a Roma il 4 luglio. Ora si scopre che a quella cena partecipa grazie a presunte pressioni di D’Amico e Ferlenghi sulla presidenza del Consiglio. Savoini, ex giornalista de La Padania, risulta avere stretti contatti con personaggi discutibili del pensiero sovranista russo, con pericolose propaggini in Europa. Dal politologo Aleksandr Dugin - che nel 2016 ha intervistato Matteo Salvini - all’oligarca Konstantin Malofeev, personaggio nella black list del Consiglio d’Europa.

Faccendieri al tavolo del Metropol
In questa vicenda, un ruolo sembra giocarlo anche l’avvocato d’affari Gianluca Meranda, l’uomo che afferma di aver partecipato all’incontro all’hotel Metropol per trattare della compravendita della partita petrolifera. Il legale avrebbe anche partecipato in Italia a una festa ufficiale organizzata a giugno 2018 nella residenza capitolina dell’ambasciatore russo. Un evento a cui avrebbero partecipato gli stessi Salvini e Savoini. A quell’incontro - per la fornitura di tre milioni di tonnellate di greggio - ci sarebbero state anche persone legate a Vladimir Pligin, consigliere del presidente della Duma, Viaceslav Volodin, fedelissimo di Putin. Resta da capire chi è l’ultimo italiano ad aver partecipato alla riunione del Metropol.

Candoni: «Sconsigliai a Salvini di andare al Metropol»
Intanto l’ex vicepresidente di Confindustria Russia, Fabrizio Candoni, è stato intervistato dal Corriere della Sera e da La Stampa. Dice di essere stato con Matteo Salvini a Mosca il giorno prima dell’incontro al Metropol e di avergli sconsigliato di partecipare. Lui e il vicepremier leghista sono amici da tempo, «abbiamo la casa a Pinzolo, i nostri figli piccoli giocano assieme. Sono io che quattro-cinque anni fa l’ho portato da Putin per riconoscere la Crimea». Secondo Candoni, lo scorso 18 ottobre, «C’è stata una grande, grandissima improvvisazione, con persone che fanno mestieri che non sanno fare».

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