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La Barbagia si allea con gli agricoltori del Kirghizistan

Commercio e lavoro

di Davide Madeddu

2' di lettura

Guarda all’est asiatico il Distretto Rurale della Barbagia per rilanciare import, export e agricoltura. Dopo la cooperazione internazionale con il Libano, e nello specifico con le cooperative agricole di due regioni storiche libanesi, con il progetto Mitra che mira a una crescita delle due realtà rurali, appena pochi giorni fa, ha firmato a Biskek, capitale del Kirghizistan, un protocollo di intesa con la Camera di Commercio Kirghisa. Tema dell’accordo internazionale l’attivazione di un canale diretto di import ed export, anche in campo turistico, e la creazione di un canale legale e assiduo per il reperimento di manodopera per le campagne della Barbagia e della Sardegna, per colmare la lacuna rappresentata dalla mancanza di personale agricolo.

«L’accordo è stato possibile grazie all’iniziativa dell’Ambasciata Kirghisa in Italia - racconta Efisio Arbau, presidente del Distretto Rurale Barbagia - in particolare su proposta del Console Sultan Barakanov e su organizzazione del presidente delle associazioni sarde che curano direttamente i rapporti con i Kirghisi, l'imprenditore della ristorazione e del turismo Luigi Dedoni».

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Per il distretto rurale della Barbagia si tratta di un’occasione importante per lo sviluppo e l’avvio di nuovi contatti e collegamenti commerciali oltre che turistici anche per via della vicinanza del Kirghizistan con la Cina, il Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan. «In particolare con l’idea di favorire il commercio delle nostre produzioni locali sul versante asiatico - prosegue Arbau -, posta la posizione geografica e i rapporti stretti con gli Stati confinanti». L'obiettivo è poi quello di attivare da subito «un canale per garantire manodopera all’asfittico mercato del lavoro in campo agricolo della Barbagia e della Sardegna». Anche alla luce del fatto che nelle aziende zootecniche sarde «lavorano più settantenni che trentenni e che, finita l'epoca degli operai rumeni, questo canale Kirghiso può dare una opportunità agli imprenditori agricoltori barbaricini».

A rendere ottimisti i promotori dell'iniziativa anche il fatto che nel Kirghizistan si allevano oltre cinque milioni di pecore, e centinaia di migliaia di bovini, capre, asini e cavalli; allevamento equino che li vede, tra l'altro, tra i più rinomati cavalieri asiatici. «Un’opportunità che arricchirà socialmente e culturalmente le due comunità - commenta Luigi Dedoni -. Si tratta di aprire le porte anche a canali commerciali, a una terra lontana ma che, proprio dal punto di vista economico, ha numerose analogie con la nostra isola».

L’accordo siglato nella capitale kirghisa non è che l'ultimo passo di un programma di espansione portato avanti all'interno del piano di cooperazione internazionale che, in passato, ha visto siglare, nell'ambito del progetto Mitra, accordi di cooperazione internazionale con le cooperative agricole di due regioni storiche libanesi, con l'obiettivo di rilanciare le due realtà rurali.

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