Il piano di salvataggio

Alitalia, la battaglia finale per il marchio: davvero si rischia di perderlo?

Il ministro Giorgetti oggi a Bruxelles incontra la commissaria Vestager. Braccio di ferro su marchio, slot, spezzatino

di Gianni Dragoni

Manifestazione dei dipendenti Alitalia a Roma, tutti in divisa

4' di lettura

La battaglia sul marchio di Alitalia è alle battute finali. Oggi 26 maggio a Bruxelles è previsto un incontro del ministro dello Sviluppo, Giancarlo Giorgetti, con la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Nell’ampia agenda c’è anche il piano di salvataggio Alitalia. Da Roma parteciperà in videocollegamento il ministro dell’Economia, Daniele Franco. Il braccio di ferro riguarda il marchio, gli slot di Linate, lo spezzatino delle attività di handling e manutenzione.

Il decollo di Ita rinviato a fine settembre

Il decollo della nuova compagnia pubblica, Ita, che dovrebbe rilevare parte delle attività di Alitalia, è slittato a dopo l’estate, ormai non prima della fine di settembre. In origine Ita avrebbe voluto decollare il primo aprile scorso. Poi il termine è stato spostato a luglio e quindi ad agosto. Ma il braccio di ferro con Bruxelles, che ha bocciato il piano presentato dai vertici di Ita (Francesco Caio e Fabio Lazzerini) ha dilatata i tempi. Ancora non c’è accordo con la Ue sugli aiuti di Stato.

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La battaglia sul marchio

La battaglia sul logo e sul marchio è la più emblematica. Gli uffici tecnici della Ue hanno posto come condizione per la «discontinuità economica» il cambio di nome della nuova compagnia e l’abbandono del marchio, proprio perché nome e marchio sono il principale elemento di riconoscimento di un’azienda. Se questo avvenisse la nuova compagnia sarebbe costretta a spendere di più per farsi conoscere, dovrebbe anche cambiare le divise del personale e ridipingere gli aerei. Insomma, ci sarebbero maggiori costi stimabili in oltre dieci milioni di euro.

Fiducia del ministro Franco sul marchio

Il 20 maggio il ministro dell’Economia, Franco, ha mostrato una cauta fiducia nel confronto con gli eurocrati: «È un dossier che si trascina da un po’ di tempo, ci stiamo avvicinando a una soluzione, un accordo con la Commissione per l’avvio della nuova Ita. La questione importante da parte della Commissione è che vi sia discontinuità per la questione degli aiuti di Stato, a breve dovremo trovare questa soluzione e consentire a Ita di partire».Sul marchio e il nome Franco ha detto: «Penso che si riconosca il valore del brand Alitalia e verrà comunque mantenuto».

Gli slot di Linate

Un secondo punto di contrasto sono gli slot di Linate, le bande orarie per l’atterraggio e il decollo degli aerei. Alitalia detiene il 67% degli slot dello scalo cittadino milanese. La Ue ha preteso che Ita rinunci a metà degli slot di Alitalia, perché il piano della nuova compagnia prevede un sostanziale dimezzamento della flotta. Poiché Linate è un aeroporto congestionato, c’è una lunga fila d’attesa di compagnie che chiedono slot, anche se da quando c’è la pandemia con il crollo del traffico ci sono meno voli rispetto alla capienza. L’a.d. di Ita, Lazzerini, ha controproposto la rinuncia a una parte degli slot a Fiumicino per salvare gli spazi a Linate. È da vedere quale sarà la risposta della Ue.

Lo spezzatino

Il piano originario di Ita, pur prevedendo un ridimensionamento di Ita, includeva nel perimetro della nuova società tutte le attività di Alitalia, inclusi i servizi aeroportuali (handling) e la manutenzione. Secondo la Ue invece queste attività devono essere vendute a terzi. La controproposta di Lazzerini è che Ita possa avere almeno una quota di minoranza nei consorzi che potrebbero comprare queste attività, che sarebbero inserite in società partecipate dalla holding Ita.

I sindacati sono fortemente contrari allo spezzatino. La Ue finora ha tenuto fermo il principio della vendita a terzi.

Alitalia senza soldi

Mentre le schermaglie proseguono, Alitalia arranca, ha finito i soldi. Il governo ha deciso di rifinanziarla perché possa pagare gli stipendi, autorizzando l’anticipazione di 53 milioni di euro degli indennizzi Covid, stanziati per il 2020 ma non erogati, su un totale di 350 milioni (297 milioni sono stati autorizzati dalla Ue e già versati alla compagnia). Questi 53 milioni però non sono stati erogati alla compagnia.

Due settimane fa la Commissione ha autorizzato l’erogazione di altri 12,8 milioni per i danni da Covid subìti da Alitalia in gennaio. Inoltre con il decreto Sostegni bis, approvato il 20 maggio, il governo ha stanziato ulteriori 100 milioni per consentire ad Alitalia di continuare a volare durante l’estate, in attesa che si raggiunga un accordo con la Ue. La situazione però rimane di emergenza.

La flotta e gli esuberi

Il piano di Ita prevede al decollo 47 aerei passeggeri totali, circa la metà della flotta attuale, che a fine 2020 era di 104 aerei. Lazzerini ha detto in Parlamento che «Alitalia in aprile ha volato con 37 aerei su 90 disponibili», per minimizzare il ridimensionamento. Ita partirebbe come microcompagnia. Sui 47 velivoli solo 6 sarebbero di lungo raggio. Secondo il piano la flotta aumenterebbe solo nel 2022, a 86 aerei, oppure a 67 nel caso di «scenario peggiorativo», cioè con modesta ripresa del traffico dopo il crollo per il Covid. L’argomento di cui si parla meno sono gli esuberi, capitolo doloroso per i lavoratori. Secondo indiscrezioni Ita decollerebbe con circa 3.500 addetti, pertanto ci sarebbero 7.500 potenziali esuberi che dovrebbero rimanere nell’Alitalia commissariata.

Manifestazione dei lavoratori giovedì 27 maggio

Nuova manifestazione dei lavoratori Alitalia giovedì alle 10 a Roma davanti al ministero dell’Economia. Organizzata dai sindacati Cub, Acc, Navaid e Usb, «per salvare la compagnia di bandiera» .
«Non ci arrendiamo nel ribadire che il nostro paese ha bisogno di un’Alitalia unica, pubblica e globale», ha dichiarato Antonio Amoroso della segreteria nazionale Cub. «Questo è un progetto nato morto, destinato a naufragare insieme ai 3 miliardi di denaro pubblico. Migliaia di lavoratori, insieme alle loro famiglie, saranno sul lastrico e Alitalia verrà smembrata».

Sciopero del trasporto aereo il 18 giugno

I sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto aereo hanno proclamato uno sciopero di 4 ore di tutto il personale del trasporto aereo il 18 giugno. La motivazione della protesta è difendere il settore che «ha subito e subirà ancora per mesi delle gravissime ripercussioni» della pandemia e «insieme al turismo è senza dubbio uno dei settori produttivi più colpiti del paese». I sindacati chiedono «una serie di interventi» soprattutto sulle crisi di Alitalia, Air Italy, Ernest, Blue Panorama, Air Dolomiti, Norwegian.

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