giornata della memoria

La battaglia di Salo Muller contro le ferrovie della Shoah

di Maria Luisa Colledani


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(Afp)

4' di lettura

Ha avuto la rivoluzione fra le mani e, dopo quasi mezzo secolo, ne ha fatta un'altra con le sue mani. Salo Muller è olandese e ha 82 anni. La storia gli appartiene perché è stato il fisioterapista dell'Ajax che negli anni 70 fece tremare il calcio catapultandolo in una nuova era e portando la squadra di Johan Cruijff sul tetto dell'Europa nel 1971, ‘72 e ‘73. Salo Muller curava quei muscoli così irregolari da diventare rivoluzionari e oggi, dopo 45 anni, è di nuovo storia. Grazie alla sua battaglia, tenace e caparbia come quell'Ajax di extraterrestri, gli eredi degli ebrei olandesi portati a morire nei campi di sterminio nazisti avranno un indennizzo dalle ferrovie dei Paesi Bassi. E anche questa è una rivoluzione.

Ci vediamo stasera e fai il bravo
Salo nasce nel 1936 ad Amsterdam. Il papà Louis e la mamma Lena lavorano in una fabbrica tessile. Nel 1941 vengono arrestati in quanto ebrei insieme al loro figlioletto. Sono portati nel teatro Schouwburg, zona centralissima della capitale dove le truppe di occupazione nazista radunano i cittadini da inviare ai lager. Nel parapiglia generale, fra lacrime, urla e spintoni, una mano buona spinge via il piccolo Salo. È l'inizio di una tragedia di salvezza. Il bimbo non vedrà mai più mamma e papà, cambierà nome e indirizzo molte volte fino ad arrivare in Frisia dove lo chiamano Japje. Klaas Vellinga e Pietje Heddema-Bos gli fanno da genitori, lo salvano e per questo dal 2008 i loro nomi sono nell'elenco dei Giusti fra i Popoli allo Yad Vashem di Gerusalemme.
Louis e Lena Muller finiscono nel campo di Westerbork, zona nord-orientale dell'Olanda dove restano per nove settimane per poi essere trasportati con un convoglio della Nederlandse Spoorwegen, le ferrovie olandesi, ad Auschwitz. Lì diventeranno cenere al vento come altri 6 milioni di ebrei.
Salo lo scopre a guerra finita, ma intanto il suo equilibrio di persona è finito quel giorno al teatro Schouwburg e lui ricorda solo la frase che la mamma gli ripeteva ogni mattina prima di salutarlo davanti all'asilo: “Tot vanavond en lief zijn hoor”, ci vediamo stasera e fai il bravo.

Caduta e rinascita
Ricominciare a vivere dopo tanta perdita è un Everest. La scuola richiede troppa disciplina, Salo si dedica a studi di fisioterapia e segue alcuni ginnasti e ginnaste. Poi, un giorno, il custode dello stadio dell'Ajax, vedendolo lavorare, gli suggerisce di farsi avanti con la società di Amsterdam. Lo assumono perché, a inizio anni 60, si apre una nuova fase del club ma Salo scopre subito che la sala massaggi di quel club così famoso è solo un lettino per i trattamenti e altro non gli viene dato. Non c'è la cultura, non ci sono i soldi. La sua sensibilità, affinata dal dolore della perdita, le sue mani d'oro, il suo sguardo occhialuto e indagatore fanno il resto. I giocatori lo amano. È fisioterapista e psicologo. Sa curare con le parole gli strappi che il burbero Rinus Michels incide durante durissime sedute di allenamento. Il calciatore che forse gli è più affezionato, che più ha bisogno di lui è il più forte, il più ruvido, il rivoluzionario Johan Cruijff, tutto estro e grandezza. Chiama Salo decine di volte al telefono, lui l'immenso che aveva bisogno di parole per essere immenso. E così Salo è parte della rivoluzione del calcio per interposti muscoli.

Un sogno concreto
Dopo le Coppe dei Campioni degli anni 70, ora la storia porta ancora il nome di questo 82enne ebreo olandese perché è stato lui a fare pressioni, a ingaggiare una battaglia serrata contro la Nederlandse Spoorwegen. Fra il 1942 e il 1944, su 93 treni della compagnia nazionale, sono stati caricati, come bestiame verso Auschwitz, Sobibor, Bergen-Belsen o Theresienstadt, 107mila ebrei olandesi (fra cui anche Anna Frank) sui 140mila residenti nei Paesi Bassi. Le ferrovie olandesi hanno incassato soldi per quei trasporti della morte: si calcola una cifra vicina ai 2,5 milioni di euro di oggi. E a Salo non sono bastate le scuse che la Ns nel 2005 aveva porto alla comunità ebraica. Voleva di più tanto da citare la compagnia per danni nel 2017.
La prima apertura è dell'amministratore delegato della Ns, Roger van Boxtel: «Che le ferrovie abbiano contribuito alla deportazione è un passato che non si può ignorare». Ora la Nederlandse Spoorwegen ha deciso di assegnare un indennizzo ai parenti degli ebrei deportati nei campi di sterminio e sarà creata una commissione per stabilire chi ha diritto ai rimborsi. Salo Muller ha vinto la sua partita più importante, più ostica di una finale di Coppa dei Campioni: «È un risultato che avevo osato sognare ma che non mi aspettavo di raggiungere: con questa decisione, la Ns ha riconosciuto che la sofferenza non è ancora finita e ciò mi rende felice». Neppure la sua è mai finita, tanto che per cercare di elaborare il dolore nel 2005 ha scritto il volume Tot vanavond en lief zijin hoor, scegliendo come titolo proprio la frase che tante volte aveva sentito dalla voce di mamma Lena… “Ci vediamo stasera e fai il bravo”.

Il caso francese
La vittoria di Salo per gli eredi degli ebrei olandesi ha un precedente in Francia. Nel 2015 il governo d'Oltralpe ha stanziato 60 milioni di dollari come indennizzo per le vittime ebree americane trasportate da treni delle Sncf, le ferrovie francesi, verso i campi di sterminio. Tutto questo dopo polemiche e attriti fra Parigi e Washington perché gli Stati Uniti avevano minacciato, in caso di mancati rimborsi, di bloccare eventuali contratti delle Sncf negli Usa, mentre l'accordo raggiunto garantisce l'immunità giurisdizionale di cui godono le compagnie straniere oltre oceano.
Niente mai sarà rimborso, men che meno riparazione. La Shoah resta pietra di scandalo del nostro passato prossimo ma la rivoluzione impressa da Salo Muller è forza affinché altri eroi chiedano in altri Paesi europei soluzioni simili. La vittoria di Salo Muller è una pietra d'inciampo per ricordare che il dolore non finirà mai, come quei treni che correvano, correvano verso il nulla senza fermarsi mai, neppure davanti a esseri umani inermi e spauriti.

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