editorialeSOCIETà DIGITALE E DEMOCRAZIA

La battaglia per una stampa libera a difesa degli utenti della rete

La petizione è sottoscritta da circa 300 fra le più autorevoli firme degli organi di stampa europei

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(Adobe Stock)

3' di lettura

Il Parlamento europeo voterà alla fine di marzo sulla proposta di Direttiva Ue sul copyright. La proposta di legge europea, oggetto di un intenso dibattito durato quasi tre anni, consentirebbe a media e artisti di ricevere una parte dei ricavi online generati dalle loro opere. Fino ad ora, solo i giganti del web hanno prevalentemente beneficiato di tali ricavi. È una questione cruciale per la stampa, gli artisti, la democrazia e la cultura. E oggetto di una straordinaria battaglia intrapresa dalle principali piattaforme di Internet.

Ormai da mesi, i social network diffondono il seguente avviso: se la proposta di Direttiva Ue copyright verrà adottata, si assisterà alla morte della libertà di internet. Gli utenti non avranno più libero accesso ai servizi. Creatività e notizie saranno soppresse, con conseguente censura.

Perderemo qualcosa che è diventato parte integrante delle nostre vite: un internet gratuito che offre accesso immediato a una ricchezza quasi illimitata di notizie, cultura, intrattenimento e informazioni. Una prospettiva spaventosa che è stata diffusa da decine di migliaia di siti web. È stata fatta anche una petizione per “Salvare internet”. Chi non vorrebbe combattere per una simile causa?

Dietro questi avvertimenti, tuttavia, si nasconde una sofisticata campagna di disinformazione.

Davvero gli utenti di internet dovrebbero pagare per accedere a internet e scambiare file? No. La proposta di Direttiva Ue è chiara. Solo alle principali piattaforme di internet con entrate ingenti sarà richiesto di pagare media, artisti e autori.

Verrebbero tagliate fuori dal mercato? Inimmaginabile. Grazie alla loro posizione dominante nel mercato di oggi, le due più grandi piattaforme di internet detengono quasi l’80% dei ricavi pubblicitari online. Decine di miliardi di dollari l’anno. Pagare qualche centinaio di milioni ai creatori di contenuti non firmerebbe la loro condanna a morte così come il pagamento di un importo minimo di tasse in Europa. È quello che fanno tutte le altre aziende quando vendono contenuti: pagano le persone che li producono.

Un’altra falsità diffusa dai lobbysti: l’adozione della Direttiva Ue equivarrebbe alla censura. Un’assurdità se consideriamo che i giornalisti hanno pagato con le loro vite per combattere la censura.

Se gli articoli o le canzoni dovessero scomparire dal web, dipenderà solamente da una scelta delle principali piattaforme. Già adesso stanno apertamente minacciando i media e gli artisti che possono farlo. E questo solo per una ragione: non vogliono remunerarli.

Questa minaccia non è solo teoria, in passato, i media che hanno cercato la giusta remunerazione in un Paese europeo hanno dovuto capitolare quando i loro contenuti sono stati improvvisamente eliminati dai risultati del principale motore di ricerca.

Più di recente, nel mese di settembre, Wikipedia in Italia ha chiuso il suo sito alla vigilia di una votazione sulla proposta di Direttiva Ue copyright per avvertire i propri utenti di come apparirebbe internet qualora venisse adottata la Direttiva. Uno strano avvertimento: anche perché Wikipedia non sarebbe neanche influenzata dalla Direttiva.

È proprio per evitare questo scenario che i Paesi Ue stanno unendo le forze. Sarà più difficile per i giganti di internet smettere di indicizzare i media di circa 500 milioni di europei. La Ue è un mercato che non possono ignorare.

C’è una vera minaccia per la stampa libera: il mondo risultante dalla mancata approvazione della Direttiva Ue sul copyright. Un mondo in cui le entrate continuerebbero ad andare alle piattaforme internet, eliminando gradualmente ogni forma di sostentamento dei media. Quel mondo esiste già: decine di giornali hanno dovuto chiudere. La qualità delle nostre democrazie è chiaramente a rischio.

Sì, una società digitale ha bisogno di una stampa libera e diversificata. Sì, dobbiamo essere protetti dalla disinformazione, dalla manipolazione dell’opinione pubblica, dalla propaganda di Stato e dalle lobby finanziarie. Sì, c’è bisogno di una democrazia vivace. Ma per questo abbiamo bisogno di giornalisti indipendenti che possano vivere del loro lavoro. L'adozione di questa Direttiva è essenziale per la sostenibilità di una stampa libera ed indipendente e per la sopravvivenza di molti artisti e autori. È anche una questione di sopravvivenza per un internet ricco e diversificato, in cui le notizie e la cultura abbiano un loro legittimo posto.

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