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La battaglia dei video sul web e i creator, la caccia ai click non basta più

Più scrittura, più creatività, più qualità: l’effetto vetrina comincia a contare meno, così le aziende scommettono sulla generazione di nuovi professionisti in grado di diventare testimonial in pixel

di Giampaolo Colletti


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3' di lettura

Il grande accusatore diventa salvatore. Così la BBC ha commentato, in modo neanche tanto velato, la notizia della settimana: il colosso Netflix – messo sul banco degli imputati per la rivoluzione dei consumi che sta contribuendo, secondo alcuni analisti e tra questi Steven Spielberg, al crollo del canale cinematografico – ha deciso di investire in una sala d'essai, peraltro una delle più famose d'America, l'ultima a schermo singolo rimasta a New York.

Si tratta della Paris, chiusa nell'estate di quest'anno e inaugurata 71 anni fa dalla leggendaria Marlene Dietrich in persona col taglio del nastro. «Spero che Netflix possa costruire tanti bei cinema in ogni singola città del mondo. Così dimostreranno di dedicarsi davvero all'intrattenimento sul grande schermo», aveva dichiarato ad inizio anno l'attrice britannica Tilda Swinton, già interprete della serie Okja per Netflix.

È la prima volta che il gigante del video in streaming chiude un contratto di locazione a lungo termine per proiettare i suoi film. Così l'iconico teatro diventerà sede di eventi speciali Netflix, ha dichiarato l'azienda su Twitter.

La centralità del video
Dai grandi schermi immersivi a quelli miniaturizzati di smartphone e tablet: il video ribadisce la sua centralità nel racconto, nell’interazione, nella relazione, nel coinvolgimento di pubblici sempre più connessi e distratti.

Un video che vive oggi prevalentemente in mobilità. Lo certifica anche il recentissimo Mobility Report di Ericsson . La previsione è una crescita del traffico dati medio per smartphone che passerà dagli attuali 7,2 GB mensili a 24 GB entro la fine del 2025.

Un boom guidato dai nuovi comportamenti dei consumatori: tra questi la fruizione di streaming in realtà virtuale. Il consumo di video da mobile aumenterà del +30% su base annua nei prossimi 6 anni e rappresenterà il 76% di tutto il traffico da mobile, incrementandosi di ben sedici punti percentuali rispetto a quello attuale. Secondo i ricercatori la crescita del consumo di video è dovuta ad una maggiore presenza online, alla crescita dei servizi di streaming, alla migliore risoluzione degli schermi dei dispositivi.

I nuovi testimonial sugli schermi
Si moltiplicano così anche per i brand campagne dedicate e video-centriche: si tratta di prodotti long-form per pubblici verticali, video snack su Tik Tok per la generazione Z, formati sottotitolati per le piattaforme social.

«Anche in Italia il video online sta vivendo una sua espansione che tocca tutte le fasce della popolazione e non è soltanto ascrivibile ad un fenomeno giovanile. L’abitudine di usare streaming si appoggia sugli schermi derivati ed è diventata pratica quotidiana di consumo. Di fatto il monitor accompagna tutti i nostri riti quotidiani», afferma Alberto Marinelli, direttore del dipartimento di comunicazione e ricerca sociale all'Università La Sapienza e autore di “Television(s)”, edito da Guerini e Associati.

Come cambiano i video
Per i brand cambiano le dinamiche di coinvolgimento dei pubblici, oggi più esposti ad uno stream costante, ma anche più impegnati, consapevoli, alfabetizzati. «Le aziende intercettano sul loro percorso quelli che una volta avremmo chiamato youtuber e che oggi si professionalizzano, diventando creatori di contenuti più evoluti.

Complice la relazionalità che passa dai social stiamo assistendo ad una ibridazione che riformula il concetto pubblicitario: per il brand non è solo un posizionamento riprodotto nello storytelling, ma l'assunzione di una visione, di una identità, di una personalità. L'esperienza d'acquisto diventa una conseguenza di un percorso», precisa Marinelli.

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