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La Bce alza i tassi d’interesse di 75 punti base e si aspetta nuovi rialzi

La decisione nella riunione del Comitato di politica monetaria. A dicembre saranno discussi i principi della riduzione del portafoglio titoli

di Riccardo Sorrentino

Bce alza tassi di 0,75 punti, principale a 2%

2' di lettura

La Banca centrale europea ha portato il tasso di riferimento al 2%, con un rialzo di 0,75 punti percentuali, il secondo consecutivo dopo la stretta di settembre (e il rialzo di 50 punti base di luglio). Il tasso sui depositi sale all’ 1,5% e il tasso sui prestiti marginali al 2,25%. Lo comunica la Bce dopo la riunione del Consiglio direttivo, che ha anche modificato le condizioni per le Tltro e fissato al tasso sui depositi la remunerazione delle riserve obbligatorie. Alle operazioni di rifinanziamento di lungo periodo, in particolare, sarà applicato un tasso indicizzato alle media dei tassi Bce del periodo di durata del prestito, e saranno offerte nuove opportunità di rimborso. A dicembre saranno inoltre discussi i principi sulla riduzione del portafoglio di titoli, ha spiegato in conferenza stampa la presidente Christine Lagarde.

La Bce si aspetta nuovi rialzi in futuro per poter riportare l’inflazione all’obiettivo del due per cento: al momento la banca centrale ritiene di aver solo fatto passi avanti nella riduzione dell’accomodamento monetario, riduzione che non è ancora terminata, ha detto Lagarde: «L’inflazione resta decisamente troppo alta e resterà al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato. A settembre l’inflazione dell’area euro ha raggiunto il 9,9 per cento». La Bce potrebbe andare anche oltre il livello “normale”, dove l’accomodamento monetario sarà azzerato, per portare l’inflazione verso il 2%.

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Ora la Bce punta «a ridurre il sostegno alla domanda e a proteggere contro il rischio di uno spostamento persistente, al rialzo, delle aspettative di inflazione». Le future decisioni continueranno a essere prese sulla base dei dati in arrivo e «riunione dopo riunione». La forward guidance non è utile - ha detto Lagarde, difendendo una scelta decisamente controversa - in una fase di elevata inflazione».

A spingere i prezzi, infatti, non è solo l’offerta. «Negli ultimi mesi - ha continuato Lagarde - l’impennata dei i prezzi dell’energia e degli alimentari, le strozzature dell’offerta e il recupero post-pandemico della domanda hanno spinto verso un ampliamento delle pressioni sui prezzi e a un aumento dell’inflazione». È molto probabile che «l’attività economica sia rallentata notevolmente nel quarto trimestre», e la Bce prevede ulteriori frenate nella parte restante dell’anno e nella prima parte del 2023, che potrebbe portare a «una disoccupazione un po’più alta», rispetto agli attuali minimi storici del 6,6%.

Sul fronte delle aspettative, è possibile che i salari stiano iniziando a salire, mentre le misure di mercato ruotano attorno al 2% anche se la tendenza al rialzo di alcuni di questi indicatori richiede - ha spiegato Lagarde - un continuo monitoraggio.

Lagarde ha anche difeso la Bce dalle critiche provenienti dal mondo politico - dalla Francia, ma anche dall’Italia - timoroso di una recessione scatenata dalle scelte della Bce. La presidente ha spiegato che il compito della banca centrale è la lotta all’inflazione ha come obiettivo la prosperità dell’area euro e che, in ogni caso, si terrà conto delle probabilità di una recessione nell’elaborazione delle prossime proiezioni macroeconomiche, previste per la riunione del 15 dicembre.

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