La riunione di dicembre

La Bce aumenta il piano pandemico di 500 miliardi e lo estende fino a marzo 2022. Nuovi maxi-prestiti alle banche

L’Autorità di Francoforte ricalibra la propria manovra pandemica rendendo più ampie e prolungate nel tempo le misure adottate

di Riccardo Sorrentino

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(AFP)

L’Autorità di Francoforte ricalibra la propria manovra pandemica rendendo più ampie e prolungate nel tempo le misure adottate


4' di lettura

Più ampie e più estese. Con un occhio anche all’euro e al suo rialzo. La Banca centrale europa «ricalibra» la manovra pandemica aumentando di 500 miliardi gli acquisti di titoli del programma Pepp, che ora raggiunge i 1.850 miliardi e si prolungherà di nove mesi, almeno fino a marzo 2022 e comunque fino a quando la crisi pandemica non sarà finita. La successiva manovra di reinvestimenti dei titoli a scadenza è stata prolungata a tutto il 2023, in modo da non interferire con la politica monetaria. La scelta dei nove mesi - ha spiegato il conferenza stampa la presidente Christine Lagarde - è legata a considerazioni sanitarie: a fine 2021 la situazione dovrebbe tornare lentamene verso la normalità.

La terza tranche di Tltro, le operazioni di liquidità di lunga durata finalizzate alla concessione di prestiti alle aziende, avrà condizioni più favorevoli - sostanzialmente un tasso di interesse del -1% - fino a giugno 2022, e non solo fino a giugno 2021, per le banche che avranno raggiunto nuovi target di concessione dei prestiti. Tra giugno e dicembre 2021 saranno inoltre realizzate tre nuove aste. Potranno essere prese a prestito risorse per il 55%, e non più il 50%, dello stock di prestiti. Saranno inoltre realizzate nel 2021 altre quattro aste di liquidità pandemiche Peltro. L’ampliamento dei collaterali deciso ad aprile sarà esteso fino a giugno 2022, quando sarà rivalutato.

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Estesi fino marzo 2022 anche swap e repo con le altre banche centrali. Fermi a quota zero (-50% per i depositi presso la Bce), i tassi, che - come in precedenza - resteranno al livello «attuale o più basso fino a quando le prospettive sull’inflazione non convergeranno in modo robusto a un livello sufficientemente vicino, ma inferiore, al 2%», tenuto conto della dinamica sottostante dei prezzi. Confermato anche in 20 miliardi il ritmo di acquisti di titoli nel programma App (il quantitative easing “classico”).

Il comunicato introduttivo spiega la decisione con la volontà di «preservare favorevoli condizioni finanziarie durante il periodo pandemico, sostenendo così il flusso del credito a tutti i settori dell’economia, sostenendo l’attività economica e salvaguardando la stabilità dei prezzi». A proposito della quale, nota la Bce, saranno attentamente monitorati «gli sviluppi del cambio e le loro possibili implicazioni per le prospettive di inflazione a medio termine». La dinamica dei prezzi lascia intravvedere una «debolezza per un tempo più lungo», ha spiegato Lagarde, e i tassi di inflazione resteranno negativi fino all’inizio del 2021.

Non manca una componente di risk management, come è evidente dalle dimensioni dell’intervento rispetto alla situazione attuale delle condizioni finanziarie (anche se qualche piccolo segno di restringimento delle condizioni del credito sono state già osservate): «L’incertezza resta elevata, anche in rapporto alla dinamica della pandemia e ai tempi della distribuzione dei vaccini», ha spiegato Lagarde. Se le condizioni finanziarie, ha infatti aggiunto Lagarde, potranno essere mantenute, non sarà necessario usare il programma Pepp nella sua totalità; in caso contrario sarà nuovamente «ricalibrato».

Al momento le prospettive sono marginalmente peggiorate, soprattutto a causa della debolezza dei servizi, molto colpiti dall’epidemia e dai lockdown, mentre il settore manifatturiero sembra mantenere le sue posizioni. Le nuove proiezioni dello staff Bce puntano ora a un pil in calo del 7,3% per il 2020 (a settembre puntavano al -8%: il terzo trimestro era previsto più debole), e in rialzo del 3,9% (5% a settembre) nel 2021, del 4,2% (3,2%) nel 2022 e del 2,1% rispettivamente nel 2023. Importante sarà, per sostenere la ripresa, un «orientamente ambizioso e coordinato delle politiche di bilancio».

La dinamica dei prezzi, però, dovrebbe concedere alla Bce spazio per mantenere il proprio orientamento ultraespansivo a lungo. L’inflazione media annua salirà dello 0,2% quest’anno (dallo 0,3% di settembre), dell’1% il prossimo (invariato), dell’1,1% (dall’1,3%) nel 2022 e dell’1,4% - un livello non certo soddisfacente per gli standard Bce - nel 2023.

Lo staff della Bce, come a settembre, ha anche disegnato due scenari alternativi rispetto a quello di base. Lo scenario più severo, che ha come presupposto lockdown più lunghi e uno sviluppo meno favorevole dell’epidemia, punta a una flessione del pil del 7,6% nel 2020 (-10% nelle precedenti proiezioni), e un rialzo limitato allo 0,4% nel 2021(0.5% a settembre), al 3% (3,4%) nel 2022, mentre il 2023 dovrebbe registrare un +2,9%. L’inflazione media annua dovrebbe intanto portarsi dallo 0,2% (0,3% a settembre) del 2020 allo 0,7% (invariato rispetto alle precedenti proiezioni) nel 2021 per poi passare allo 0,6% nel 2022 (0,7%) e allo 0,8% nel 2023.

Lo scenario più favorevole, con un contenimento più rapido dell’epidemia, prevede un pil in rialzo del 6% nel 2021 (+8,9% nelle proiezioni di settembre), del 4,3% nel 2022 (3,5%) e del 2,1% nel 2023 (lo stesso ritmo dello scenario di base). L’inflazione dovrebbe intanto passare all’1,1% nel 2021 (dall’1,2% di settembre), all’1,3% del 2022 (1,8%), fino all’1,5% - che resta un livello insoddisfacente per la politica monetaria - nel 2023.

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