ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di luglio

La Bce dà il via a una stretta graduale. Sarà sufficiente?

La Banca centrale dovrebbe alzare i tassi di 0,25 punti percentuali, per poi passare a una stretta di 0,50 a settembre. Perché potrebbe fare anche di più

di Riccardo Sorrentino

Lagarde: "Grosso errore dubitare di determinazione Bce su spread"

3' di lettura

Sarà troppo poco? Nella riunione di luglio, la Banca centrale europea dovrebbe decidere il suo primo rialzo dei tassi da luglio 2011, con l’abbandono di quota zero per il tasso di riferimento. Le attese puntano tutte verso una ministretta da 25 punti base, anche se molti analisti si aspettano poi per settembre un rialzo di 0,50 punti base, probabilmente “annunciato” nella conferenza stampa o nel comunicato di questo mese. Ci si attende anche uno scudo antispread per evitare scossoni alla situazione finanziaria di Eurolandia.

L’INFLAZIONE
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Prezzi surriscaldati

Le attese sono in linea con quanto la Bce ha detto di voler fare nelle ultime settimane. L’approccio della presidente Christine Lagarde – più politico che tecnico – punta molto sul compromesso tra falchi e colombe e una stretta graduale è forse in grado di accontentare tutti. La questione è un’altra: è una decisione coerente con l’attuale situazione economica di Eurolandia? L’inflazione ormai è all’8,6% mentre l'inflazione salariale – la distanza tra l'aumento dei salari e la produttività – risultava a marzo, escludendo il periodo della Grande recessione, ai massimi. Anche in questo caso è stata complice una flessione del pil per ora lavorata, ma si è trattato solo di una concausa

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Opportuna una manovra più aggressiva?

Difficile rispondere con gli strumenti limitati dell'osservatore esterno, ma qualche dubbio può essere sollevato. Eurolandia non ha un indice complessivo delle condizioni finanziarie – come quello calcolato per gli Stati Uniti dalla Fed di Chicago – ma la ricostruzione di alcune componenti, le più importanti, lascia pensare che una scelta più aggressiva, per quanto improbabile – la Bce non ama sorprendere i mercati - potrebbe essere opportuna.

I RENDIMENTI DAL 2020
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Rendimenti in leggera flessione

La situazione dei rendimenti, per esempio: la curva per le varie scadenze è in leggero calo rispetto ai livelli raggiunti prima della riunione di giugno. Piccole distanze, è vero, ma ci si sarebbe aspettato un rialzo più deciso. Segno che le aspettative sono stabili. Sono anche sufficienti?

RENDIMENTI A BREVE TERMINE
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Scadenze più brevi in rialzo

Le scadenze più brevi, al di sotto dei due anni, mostrano in realtà un rialzo, rispetto alla riunione del mese scorso. I tassi zero corrispondono ai cinque mesi, mentre a giugno corrispondevano ai dieci mesi. È , questa, la parte della curva che riflette e rappresenta la politica monetaria che quindi appare ed è più restrittiva. La differenza tra il breve e il medio-lungo termine potrebbe segnalare la difficoltà per la politica monetaria di propagarsi verso valle. Va inoltre segnalata una rilevante eccezione, relativa alle scadenze brevissime a tre mesi, le più vicine ai tassi di politica monetaria: a giugno erano giunte quasi a quota zero, a -0,02%, il massimo da aprile 2015, per poi scendere fino a- -0,37%. Nei giorni scorsi era al -0,21%. Con un'inflazione all'8,6%, i rendimenti reali per la scadenza a un anno sono inferiore al -8%...

L’EURO ACCELERA LA FLESSIONE
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Euro in rapida flessione

Ha attirato molto l'attenzione – giustamente – la flessione dell'euro verso il dollaro: un calo che si ripresenta anche per il cambio effettivo, l'indice calcolato nei confronti di tutte le principali valute. Da sola la Bce, come qualunque altra banca centrale, può fare poco per contrastare i movimenti della moneta, in questo caso giustificati dalla diversa velocità delle “strette” nelle differenti giurisdizioni. È però innegabile che un cambio in rapida flessione implica un aumento dell'inflazione importata con i beni stranieri. Non è escluso che, in conferenza stampa, Lagarde possa alzare il livello di allarme. Resta il fatto che un euro così debole può essere considerato sintomo di una politica monetaria ancora troppo espansiva.

DISOCCUPAZIONE IN EUROLANDIA
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Disoccupazione ai minimi

È chiaro che, per valutare l'opportunità di una stretta più rigida, occorre anche tener conto del aspetto della crescita economica. Anche se l'attività economica non è un obiettivo, se non secondario, della Banca centrale europea, è chiaro che è il suo rallentamento che può portare – ma non immediatamente – a un raffreddamento dei prezzi. Calibrare bene la decelerazione è quindi essenziale. Non si può dire però, al momento che Eurolandia sia a rischio di una frenata brusca: la disoccupazione è ai minimi storici, i prestiti – a maggio – erano ancora in crescita (con un costo del credito che non risentiva ancora delle aspettative di inflazione). Fare qualcosa in più, tenuto conto che il rischio è quello di dover pagare un costo più alto in futuro, sarebbe forse possibile.


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