le mosse di francoforte

La Bce e le «prove tecniche» che frenano la corsa dell’euro

di Maximilian Cellino


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(AP)

2' di lettura

Qualcuno potrebbe definirle «prove tecniche di trasmissione», sulla falsa riga di quelle che qualche decennio fa le nostre televisioni effettuavano per vedere se il segnale arrivasse in modo corretto agli utenti. Le anticipazioni di fonti anonime ben informate che agenzie di stampa (come la Reuters ieri) quasi puntualmente pubblicano nell’imminenza di un incontro dei banchieri della Bce sembrano in effetti quanto di più simile a un test sulla possibile risposta dei mercati di lì a qualche giorno.

L’importanza di parlare chiaro (e con prudenza)
Nessuno potrà mai affermare che quei rumor siano stati fatti filtrare ad arte al di fuori dell’Eurotower, a maggior ragione dopo un dato più sostenuto delle attese sull’inflazione tedesca ed europea, ma non c’è dubbio che molti banchieri abbiano guardato ieri con interesse a come si muovevano l’euro, i titoli di Stato e anche le Borse. Dopotutto i verbali dell’ultima riunione hanno evidenziato l’importanza di calibrare il linguaggio in modo da evitare reazioni di ampiezza spropositata e dunque dannosa.

Nessun «overshooting»
E a conti fatti gli spostamenti sui mercati dopo la diffusione delle indiscrezioni sono stati piuttosto limitati. Si è visto sì un immediato indebolimento dell’euro, che però è rientrato riportando il cambio col dollaro in area 1,19 a fine giornata, e c’è stato un restringimento degli spread periferici, legato soprattutto a un flusso di acquisti sui titoli di Stato italiani, che in ogni caso si può misurare in appena 4 centesimi: nessun terremoto insomma, nessun overshooting come direbbe la Bce. Certo, le indicazioni fornite dalle fonti anonime non suonano particolarmente nuove: che il rafforzamento dell’euro preoccupasse il Consiglio tanto da poterlo spingere a rallentare il ritmo a cui avverrà la riduzione del piano di acquisti è cosa risaputa, così come è vero che la grande maggioranza degli osservatori si attende un annuncio in tal senso a metà ottobre e non giovedì prossimo.

Il nodo della scarsità dei Bund
Volendo proprio trovare il pelo nell’uovo, qualche elemento di rilievo lo si potrebbe riscontrare nella possibilità di un allentamento del criterio delle quote di partecipazione al capitale Bce nella determinazione dei riacquisti dei titoli di ciascun Paese, o nell’inclusione al piano di altri strumenti quali azioni (proposta già avanzata a luglio da un banchiere centrale) o perfino crediti deteriorati per ovviare al tema della scarsità. Ipotesi di impatto e che sono probabilmente all’origine della sovraperformance di ieri dei BTp nei confronti del Bund, ma che restano anche di difficile applicazione vista la prevedibile forte opposizione tedesca. Se davvero fosse stata un prova voluta, quella di ieri non avrebbe probabilmente scontentato Mario Draghi.

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