Interventi

La BCE ha bisogno di una guida politica nella sezione degli obiettivi secondari

di Grégory Claeys e altri*

4' di lettura

La BCE sta affrontando un paradosso. Da un lato, non è riuscita a raggiungere il suo mandato di stabilità dei prezzi, poiché nell'ultimo decennio l'inflazione è stata inferiore al 2%. Nonostante questo palese fallimento, la BCE sta ora pensando di fare di più oltre a prendersi cura della stabilità dei prezzi. Ad esempio, Christine Lagarde ha aumentato le aspettative riguardo alla lotta al cambiamento climatico, dichiarando che la BCE intraprenderà azioni concrete contro l'emergenza durante la revisione della strategia della BCE.
In teoria, i Trattati europei conferiscono alla BCE un ampio potere di azione che va oltre il suo mandato primario di stabilità dei prezzi. L'articolo 127 TFUE stabilisce che, fatta salva la stabilità dei prezzi, la BCE “sostiene le politiche economiche generali nell'Unione al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Unione come stabilito dall'articolo 3 del Trattato sull'Unione europea. “
Negli anni questa disposizione del Trattato è stata spesso citata da chi vuole spingere la BCE ad agire in varie direzioni. In genere, i sindacati vogliono che la BCE persegua l'obiettivo di piena occupazione con più vigore, mentre le ONG desiderano che la BCE faccia di più per combattere il cambiamento climatico o la disuguaglianza. In effetti, l'ampiezza degli obiettivi menzionati nell'articolo 3 del TUE - che vanno dalla sicurezza, equità e crescita economica alla protezione dell'ambiente, all'innovazione e molti altri lodevoli obiettivi dell'UE - apre la porta a un numero infinito di possibili obiettivi per la BCE.
In una certa misura, tale flessibilità è utile e conveniente. Lascia la porta aperta a tutti le possibilità di cambiamento. Nonostante ciò, troppa vaghezza porta anche all'inazione. Infatti, eliminando ogni sorta vaghezza e giustificando esplicitamente le sue decisioni in ambito di politica monetaria sulla base di un preciso obiettivo secondario, le azioni della BCE sarebbero percepite anche come scelte politiche. Per questo motivo, la BCE preferirebbe starne alla larga.
La trascuratezza degli obiettivi secondari è comprensibile se si considera che il mandato della BCE non contiene indicazioni su come classificare e raggiungere questi obiettivi secondari. La BCE soffre di “deficit democratico in ambito autorizzativo” (come affermano Nik de Boer e Jens van 't Klooster), ovvero l'incapacità dei Trattati di prevedere le situazioni in cui si trova attualmente la BCE: dover decidere tra diversi obiettivi e strumenti che hanno conseguenze di vasta portata ben al di là di quanto previsto dagli autori del Trattato.
Sebbene l'ordine sia chiaro tra il mandato primario di stabilità dei prezzi della BCE e i suoi doveri di vigilanza bancaria, se e come la BCE debba agire sui suoi obiettivi secondari è meno scontato e soggetto a difficili compromessi. La BCE dovrebbe favorire l'occupazione o il clima? A volte è possibile utilizzare strumenti diversi per raggiungere obiettivi diversi, in altri casi non è così. Affrontare tali compromessi è di per sé un compito politico e la BCE dovrebbe accogliere alcune esplicite indicazioni su quali obiettivi secondari sarebbero i più rilevanti per l'UE in una particolare situazione. Come disse una volta l'ex membro del comitato della BCE Benoit Cœuré: “Stabilire le priorità tra diversi obiettivi è la definizione della politica [...] e questo è ciò che fanno i parlamenti”.
Questo è il motivo per cui, per dare legittimità all'azione della BCE sui suoi obiettivi secondari, si dovrebbe sviluppare una procedura formale che coinvolga sia il Consiglio che il Parlamento europeo, al fine di specificare e dare priorità alle aree politiche su cui ci si aspetta che la BCE agisca.
In pratica, i canali di vigilanza tra il Parlamento europeo e la BCE esistenti forniscono già un mezzo per tale prioritizzazione. Il Parlamento potrebbe utilizzare le sue risoluzioni annuali sulla BCE per votare una lista dei tre principali obiettivi secondari, e potrebbe scegliere di riorientare le audizioni trimestrali dei “dialoghi monetari” con il presidente della BCE per effettuare dei controlli regolari sulla consegna del mandato così interpretato.
In questa maniera, la BCE guadagnerebbe una rinnovata legittimità per una più ampia gamma di obiettivi. Potrebbe lavorare in modo efficiente, impiegando tutti i suoi strumenti per una chiara e definita serie di obiettivi politici, guidata da istituzioni democratiche.
Il mandato della BCE è stato stabilito tre decenni fa, quando nessuna delle sfide attuali era prevedibile. È perciò quanto mai naturale che il mandato della BCE sia oggi soggetto a interpretazioni diverse e talvolta contraddittorie all'interno dell'area euro. Sebbene la Corte di giustizia europea debba svolgere un ruolo nell'identificare tutele e limiti per assicurare che la BCE rispetti i confini stabiliti dai trattati UE, essa non dovrebbe decidere al posto dei politici eletti sui futuri orientamenti del mandato della BCE.
Il Parlamento europeo ha già fatto un passo importante accettando nel dicembre 2020 di richiedere un accordo interistituzionale sul quadro di accountability della BCE - che ad oggi è ampiamente informale. I prossimi negoziati tra la BCE e il Parlamento, insieme alla revisione della strategia della BCE attualmente in corso, offrono un'opportunità unica per promuovere un forte processo di accountability direttamente con la BCE, nel pieno rispetto della sua indipendenza.

*L’articolo è firmato da:

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Grégory Claeys, Senior Fellow, Bruegel

Pervenche Berès, former Chair of the European Parliament Economic and monetary affairs committee

Nik de Boer, Assistant professor in constitutional law at the University of Amsterdam

Panicos Demetriades, Professor at Leicester University and former member of the ECB's Governing CouncilSebastian Diessner, Max Weber Fellow, European University Institute

Stanislas Jourdan, Executive Director, Positive Money Europe

Jens van ‘t Klooster, Postdoctoral Fellow, KU Leuven

Vivien Schmidt, Jean Monnet Professor European Integration, Boston University

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