ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RIUNIONE DI DICEMBRE

La Bce «ricalibra» il pacchetto di misure

L’impegno preso a ottobre dovrebbe portare a una manovra ancora più espansiva, ma le aspettative più ambiziose potrebbero andare deluse

di Riccardo Sorrentino

(via REUTERS)

4' di lettura

Le attese sono tante. A ottobre, la Banca centrale europea ha preso l’impegno di «ricalibrare» – e non semplicemente di rivalutare o riconsiderare – le misure di politica monetaria, alla luce della seconda ondata di epidemia e di lockdown, delle nuove proiezioni macroeconomiche, e delle prospettive sui vaccini (che però erano già tenuti in considerazione nelle previsioni di settembre).

Una revisione

Il ventaglio di ipotesi che saranno esaminate dal consiglio è molto ampio, anche se la formulazione usata dalla Bce nel suo annuncio di ottobre sembra escludere l’introduzione di nuove misure. Piuttosto, potranno essere riviste, delle attuali la durata (gli acquisti del Pepp, al momento previsti almeno fino a giugno 2021), i livelli (dei tassi, o degli acquisti del programma App, il qe classico, oggi a 20 miliardi al mese), le caratteristiche stesse delle varie misure.

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Le attese degli analisti

Molti analisti si aspettano un incremento degli acquisti “pandemici” di almeno 400-500 miliardi, in aggiunta ai 1.350 miliardi finora già decisi, e una loro estensione almeno a fine dicembre 2021. Difficile invece che vengano toccati i tassi di interesse. Non è escluso un nuovo round di Tltro, le aste di liquidità finalizzate a concedere prestiti alle imprese.

La cautela di Schnabel

È verosimile che le attese più ambiziose vengano però deluse. La situazione appare meno pessimistica rispetto a dicembre. In una recente intervista a Bloomberg, Isabel Schnabel – influente componente del board – ha spiegato che «abbiamo già ottenuto molto», e che «dovremmo concentrarci a preservare le favorevoli condizioni finanziarie il più a lungo possibile per sostenere la ripresa» piuttosto che a rendere la politica ancora più accomodante, espansiva.

Il ruolo delle proiezioni

Non è detto che il consiglio sia tutto sulla linea di Schnabel. Con un accento almeno in parte diverso è sembrato esprimersi il capoeconomista Philip Lane, più preoccupato dell’andamento dell’inflazione che della stabilità finanziaria, sulla quale la sua collega insiste da tempo (una politica espansiva tenuta troppo a lungo, alimenta rischi di instabilità). Molto dipenderà dalle previsioni economiche, che a settembre indicavano per il 2021 un pil in crescita del 5% e un'inflazione dell’un per cento (1,3% nel 2022).

I RENDIMENTI NEL 2020
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Rendimenti a livelli bassissimi

È vero però che la Bce – la cui base monetaria continua a crescere rapidamente – ha ottenuto diversi risultati dalla sua attuale politica. Andando al di là del semplice requilibrio di una situazione inevitabilmente caotica che si era creata al primo, asimmetrico, impatto della pandemia in Europa, che aveva allargato gli spread. Oggi, i rendimenti dei titoli di Eurolandia – nella media ponderata – sono scesi a livelli bassissimi.

LO SPREAD TRA RENDIMENTI DEI TITOLI UEM E DEI TITOLI AAA
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Spread sotto controllo

Anche la distanza tra i rendimenti di tutti i titoli e quelli dei soli titoli con rating tripla A restano a livelli molto bassi. Su diverse scadenza la Bce è andato al di là del compito di ripristinare i livelli precedenti la pandemia, e solo i titoli a tre mesi – una scadenza breve, non certo irrilevante per la politica monetaria – mostrano qualche tensioni: lo spread è risalito e si è avvicinato a quello espresso dai titoli a due anni richiedendo, forse, qualche marginale intervento.

L'EURO SOPRA LA MEDIA DI LUNGO PERIODO
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Cambio in rialzo

L’andamento del cambio effettivo – che incide sulle condizioni monetarie, ma in misura decisamente minore dei rendimenti (un sesto, secondo alcune valutazioni) – lascia ancora a desiderare ma difficilmente la Banca centrale europea tenterà di controllare il suo andamento, impresa quasi impossibile per una singola autorità monetaria. Non si può escludere, però, qualche intervento verbale per cercare di contenere gli eccessi. Dal 28 ottobre, invece, l’Euro stoxx total market index è tornato a salire, riportandosi vicino ai massimi “pandemici” di giugno, anche se resta a un livello inferiore del 25% ai massimi di gennaio.

LA CORSA DEI PRESTITI ALLE AZIENDE
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Crediti stabili dopo il balzo

Non sembra dare preoccupazioni – dal punto di vista della trasmissione della politica monetaria – l’andamento dei prestiti. Ha sicuramente rallentato, dopo il balzo segnato nei primi mesi della pandemia e in coincidenza con le prime misure a favore delle imprese, ma i crediti sono rimasti a livelli elevati. Non c’è stato, insomma, il crollo che la brusca marcia indietro del pil avrebbe potuto scatenare.

COSTO DEL CREDITO - IMPRESE NON FINANZIARIE
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Costo del credito ai minimi

Anche il costo del credito si è mosso negli ultimi mesi senza brusche inversioni di marcia, se si esclude la forte flessione e il successivo recupero registrato in Francia. Le imprese non finanziarie, insomma, continuano a godere di un costo del credito in lenta flessione. La politica monetaria e quella fiscale, anche in questo caso, sono riusciti a compensare il prevedibile effetto del blocco dell’attività economico e dell’aumento del rischio controparte.

Lo spazio di manovra

Il quadro complessivo sembra dunque dare ragione alla cautela di Schnabel: le condizioni finanziarie sono molto espansive e può essere sufficiente mantenerle stabili. In assenza di un netto peggioramento delle previsioni, dunque, un esteso ampliamento del pacchetto di misure della Bce avrebbe un sapore tutto politico o, almeno, il significato di una mossa di risk management (che il prossimo arrivo dei vaccini non rende imprescindibile). In ogni caso, l’andamento dell’inflazione dà – in un ragionevole orizzonte temporale – sufficienti rassicurazioni alla Banca centrale europea sulla sostenibilità della propria manovra espansiva.

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