ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RIUNIONE DI GENNAIO

La Bce alla sfida dei lockdown prolungati

Le proiezioni di dicembre immaginano confinamenti fino a marzo, ma è molto probabile che si vada oltre. Le condizioni finanziarie restano espansive, ma sono saliti i rendimenti a breve periodo, mentre i prestiti sembrano volersi fermare.

di Riccardo Sorrentino

Bce: seconda ondata crea gravi rischi per economie zona euro

Le proiezioni di dicembre immaginano confinamenti fino a marzo, ma è molto probabile che si vada oltre. Le condizioni finanziarie restano espansive, ma sono saliti i rendimenti a breve periodo, mentre i prestiti sembrano volersi fermare.


4' di lettura

Grande attenzione, ma nessun nuovo passo. Soprattutto dopo aver “ricalibrato” a dicembre l'intera manovra pandemica. La riunione della Bce di gennaio servirà soprattutto a definire i possibili passi futuri, in relazione ai diversi scenari. L'epidemia sembra infatti dover prolungare i lockdown al di là dell'orizzonte temporale adottato dalle proiezioni Bce di dicembre, che nello scenario di base immaginavano limitazioni “imposte” dell'attività economica fino a marzo, mentre i vaccini, finalmente disponibili, sono somministrati lentamente.

Wait and see

Al momento però non sembra sia necessario fare di più, sul piano della politica monetaria. La Bce aveva già predisposto misure che – allo scopo di plasmare bene le aspettative degli operatori economici – andavano al di là del dovuto, e non a caso la presidente Christine Lagarde, esplicitamente e più volte, ha accennato alla possibilità che non occorrerà usare fino in fondo gli strumenti predisposti (pur essendo pronta, nel caso a fare di più).

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Rendimenti a breve in cauto rialzo

I RENDIMENTI DAL 2020
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La situazione monetaria, peraltro, sembra procedere nella giusta direzione. L'unico punto che può sollevare qualche perplessità è l'andamento dei rendimenti a breve-medio periodo, che sono risaliti rispetto a dicembre (fin oltre i cinque anni) e rispetto a ottobre (fin oltre i tre anni) e si sono “appiattiti”. La porzione a breve della curva è quella più rilevante per la politica monetaria, ma alla Bce non mancano gli strumenti per intervenire. Al punto che, tenendo conto del fatto che i rendimenti sono sotto stretto controllo, in questa fase, non è escluso che si tratti di una scelta precisa. Le scadenze più lunghe sono rimaste invece ai livelli, bassissimi, di fine 2020.

Euro in leggero ribasso

L'EURO SULLA MEDIA DI LUNGO PERIODO
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Favorevole, in relazione all'obiettivo di tenere molto espansive le condizioni finanziarie, anche l'andamento dell'euro. Il cambio effettivo – meno incisivo dei rendimenti – resta a livello piuttosto elevati, più alti della media di lungo periodo (in una fase che non può essere definita “sopra la media”...), ma il rialzo che qualche settimana fa aveva un po' allarmato si è interrotto.

Poca cosa: il cambio è tornato ai livelli di inizio novembre, il minimo degli ultimi tre anni e più toccato a inizio pandemia resta decisamente lontano, ma almeno non c'è il temuto rialzo. Molto dipenderà però, dopo il passaggio delle consegne e le prime mosse di Joe Biden, dall'andamento del dollaro.
La Borsa – l'indice Euro Stoxx Total Market – ha intanto proseguito il lento rialzo iniziato dopo il balzo di novembre. Non è lontanissima ormai dai massimi segnati a inizio 2020: gran parte delle perdite legate alla pandemia sono state recuperate: il rialzo dai minimi di aprile è stato del 55,2%...

Aspettative d’inflazione in ripresa

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI LUNGO PERIODO
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Il buon funzionamento delle politiche della Bce sono evidenti anche dall'andamento delle aspettative di inflazione di lungo periodo. Gli inflation rate swaps 5y5y – che si focalizzano sulla dinamica dei prezzi del periodo 2026-2013 – hanno toccato i massimi da febbraio, e sono tornati a quota 1,3, il livello sul quale si erano attestate prima della pandemia (durante la quale è stato toccato un minimo a 0,7175). Non è una situazione soddisfacente: Il presidente Mario Draghi, a fine nel 2019, aveva avvertito del rischio di un ancoraggio delle aspettative tra l'1 e l'1,5%, molto al di sotto del desiderato due per cento, e per questo aveva lanciato un secondo quantitative easing. Segna però la chiusura di una fase di grande anomalia.

Costo del credito allineato in Eurolandia

COSTO DEL CREDITO - IMPRESE NON FINANZIARIE
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Il passaggio dallo stimolo monetario all'economia reale è, ovviamente, molto condizionato dagli effetti economici dei lockdown e dalle stesse nuove abitudini dei consumatori. La Bce, come le altre banche centrali, ha spiegato ripetutamente che il ruolo economico principale, dopo il personale sanitario totalmente in prima linea, è oggi svolto dalla politica fiscale. Non si può dire però che la politica monetaria non svolga il suo ruolo. Il costo del credito nei maggiori paesi, per esempio, si è ulteriormente avvicinato (a parte l'anomalia, che sta rientrando, dei tassi bancari molto bassi della Francia). La distanza (la dispersione) delle condizioni nei maggiori paesi è ormai ai minimi.

La frenata dei prestiti

LA CORSA DEI PRESTITI ALLE AZIENDE
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L'aumento della base monetaria, gonfiata dagli acquisti di titoli e dalle aste di lungo periodo, ha determinato un'accelerazione – non proporzionale, ma avvertibile – dell'offerta di moneta M1 (banconote e depositi). La crescita dei crediti sembra però essersi fermata dopo il boom di marzo, anche se i prestiti si mantengono a livelli elevati. Nel quarto trimestre gli standard creditizi si sono infatti irrigiditi e la domanda è calata, anche a causa, secondo l'ultima survey, delle sofferenze in crescita. È però anche calata la domanda di prestiti garantiti dallo stato, probabilmente perché c'è meno bisogno di liquidità. È uno spaccato, questo, che richiede un'attenta analisi da parte della banca centrale.

Maggiori rischi al ribasso

Ulteriori iniziative, in questo scenario – e dopo la revisione di dicembre – non sono quindi necessarie. Grande attenzione a come affrontare un peggioramento della situazione economica è invece opportuna. Non è impossibile quindi – molti analisti ne sono convinti – che la Bce possa segnalare maggiori rischi al ribasso e quindi la volontà di intervenire ancora se la situazione lo dovesse richiedere. Nel complesso però, quella di gennaio sarà la classica riunione wait and see.

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