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La Bce sposta il traguardo mentre la gara è in corso

La Banca centrale modifica le aspettative, non solo con l’introduzione della «simmetria» ma anche con l’indicazione che una bassa inflazione va corretta superando temporaneamente l’obiettivo

di Riccardo Sorrentino

(REUTERS)

3' di lettura

Gli atleti corrono, veloci. Sono arrivati a metà gara, quasi. A quel punto gli organizzatori decidono di spostare il traguardo, allontanarlo. Avevano annunciato, del resto, questa possibilità. Cosa significa?
Significa che i corridori dovranno correre per più tempo, fare più sforzi. Per gli spettatori, significa che la gara durerà più a lungo e il momento in cui il commissario alzerà la bandiera sul finish, avverrà più tardi.

Modificare le aspettative

Questo ha fatto, ieri, la Banca centrale europea (e qualche mese fa, con modalità diverse, la Federal Reserve): ha modificato le aspettative degli “spettatori”, gli operatori economici, che ora possono pensare che la politica economica resterà espansiva più a lungo. Non a caso, dopo l’analoga decisione della Fed, le aspettative di inflazione si sono alzate, e ora tengono conto del fatto che l’arrivo è più lontano. È come se la Bce avesse abbassato i tassi, o aumentato gli acquisti di titoli. La politica monetaria, del resto, è molto più gestione delle aspettative che adozione di misure conseguenti (necessarie però per confermare quelle attese).
Se la Bce avesse invece deciso, di fronte a una bassa ostinata inflazione, di avvicinare il traguardo e abbassare l’obiettivo, per esempio all’1,5%, gli “spettatori” avrebbero tratto la conseguenza che la fine della politica monetaria espansiva era più vicina. Le condizioni finanziarie si sarebbero irrigidite: qualcosa di analogo a un rialzo dei tassi.

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Un cambiamento notevole

Non inganni quella che potrebbe sembrare la piccolezza del cambiamento. Passare da un obiettivo che punta a un’inflazione «minore ma vicina al 2%» a un target simmetrico che chiede un’inflazione del 2% è un cambiamento notevole. Ieri, un’inflazione all’1,9% sarebbe stata grosso modo accettabile, e avrebbe richiesto l’inizio di una normalizzazione della politica monetaria; mentre un’inflazione “vera”, non legata a fattori dell’offerta, all’andamento di singoli prezzi molto “pesanti” sull’indice, come l’energia, del 2,1% avrebbe determinato un certo allarme. Dal 22 luglio non sarà più così: una distanza uguale dall’obiettivo è ugualmente indesiderata.

Simmetria e asimmetrie

La Bce ha fatto anche un ulteriore passo, anche più importante: ha avvertito che, dopo un lungo periodo di inflazione bassa, dal momento che i tassi non possono scendere indefinitamente (in un certo senso non sono simmetrici) per evitare che le aspettative si ancorino a livelli inaccettabili, occorrerà portare l’inflazione, temporaneamente, persino al di sopra dell’obiettivo.

Un obiettivo ambizioso

Perché la Bce vuole essere ancora più espansiva? Perché, come ha rivelato Fabio Panetta, la politica monetaria e fiscale, insieme, potrebbero riportare la crescita del pil lungo il trend prepandemico: il livello del pil, forse già nel 2022, potrebbe essere quello che sarebbe stato raggiunto senza il Covid. Un obiettivo ambizioso.

Il confronto con la Fed

La Fed, si potrebbe pensare, ha fatto di più. Ha fissato come obiettivo un’inflazione media del 2% «nel tempo». Dopo anni di bassa inflazione, questo significa che la Fed tollererà una dinamica dei prezzi più veloce – con un tetto fissato implicitamente al 2,5% - per molto tempo. I risultati, del resto, non si sono fatti attendere. La scelta della Fed, però, ha un problema, messo in evidenza da Olivier Blanchard, l’economista francese che è stato capo della ricerca del Fondo monetario internazionale: questo obiettivo funziona perfettamente quando l’economia esce da una fase di inflazione molto bassa.
Se, al contrario, gli Stati Uniti dovessero uscire, per esempio, da una fase di inflazione più alta del 2% (prospettiva che Blanchard, effettivamente, teme), cosa imporrebbe questa strategia? La Fed non dovrebbe portare i prezzi al 2%, ma più in basso, mandando l’economia in recessione. È un esito inaccettabile, e infatti il nuovo obiettivo è asimmetrico: la Fed risponderà in modo meno intenso quando l’inflazione è più alta dell’obiettivo. Con un risultato indesiderato: l’inflazione media risulterà in ogni caso, alla fine, più alta dell’obiettivo, e la credibilità della Fed, sarà potenzialmente danneggiata. Meglio allora, forse, la scelta apparentemente “minimalista”, in realtà più saggia e non meno ambiziosa, della Bce.

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