emergenza coronavirus

La Bce triplica gli acquisti e dà ossigeno ai BTp

A marzo comprati asset per 66,5 miliardi: circa 15 hanno preso la via dell'Italia

di Maximilian Cellino

Borse, perché la settimana parte in rialzo

A marzo comprati asset per 66,5 miliardi: circa 15 hanno preso la via dell'Italia


3' di lettura

Acquisti quasi triplicati e un chiaro sostegno ai Paesi al momento più coinvolti dall’epidemia di coronavirus - a partire dall’Italia, ma non solo - anche oltre le discusse quote di capitale. Si era creata una certa attenzione attorno alle prime indicazioni ufficiali sulla misura dell’intervento e soprattutto sul modo in cui la Banca centrale europea (Bce) avesse deciso di redistribuire le «munizioni» messe a disposizione nelle settimane precedenti per affrontare l’emergenza finanziaria dell’Eurozona, e i dati di marzo non hanno certo deluso l’attesa.

Nel corso del mese appena concluso, il primo in cui l’Eurotower ha spiegato l’intero arsenale per combattere gli effetti della crisi indotta da Covid-19, sono stati acquistati asset per complessivi 66,5 miliardi di euro rispetto ai 23,4 miliardi di febbraio. Non si arrivava a tanto dalla fine del 2017, ma la nota più confortante è che una fetta rilevante di questo denaro, verosimilmente non lontana dai 15 miliardi, è stata destinata in prima battuta ai titoli di Stato italiani. Si tratta di un dato parziale, ovviamente, destinato con tutta probabilità a un ulteriore incremento nei mesi a venire e fino al termine dell’anno, ma che offre tuttavia indicazioni di rilievo su quale sia l’intento e la politica di Francoforte per fronteggiare la situazione che si è venuta a creare.

Dati alla mano, la Bce ha comprato a marzo titoli per 51,1 miliardi di euro attraverso il preesistente Asset purchase programme (App) da 20 miliardi mensili riesumato in autunno, al quale si sono aggiunti i 120 miliardi annunciati dal presidente Christine Lagarde al termine della riunione del Consiglio del 12 marzo e messi a disposizione per essere utilizzati entro l’anno. A queste cifre si devono però idealmente sommare anche le operazioni legate al Pepp, il piano di emergenza da 750 miliardi che viene considerato a parte e in nome del quale sono stati compiuti acquisti per 30,3 miliardi nella prima settimana, 15,4 miliardi già a marzo (il resto sarà contabilizzato a partire da aprile).

Oltre alla volontà di anticipare i tempi, dalle indicazioni pur parziali appare altrettanto evidente l’intento da parte di Francoforte di concentrare in prima battuta lo sforzo sui Paesi che finora hanno subito maggiormente l’impatto, sia dal punto di vista sanitario, sia sui mercati obbligazionari. Il dettaglio degli acquisti Paese per Paese, che la Bce fornisce al momento soltanto per l’App, rivela che ben 11,8 dei 37,3 miliardi destinati a marzo ai titoli pubblici hanno preso la via dell’Italia.

Un’accelerazione rilevante questa, visto che a febbraio erano stati riacquistati BTp e simili per appena 2,2 miliardi. E anche se nel calcolo occorre tenere conto dei titoli del Tesoro giunti nel frattempo a scadenza (che la Bce deve ricomprare, ma non in un’unica soluzione e anzi distribuendo le operazioni nel corso dell’anno) l’ammontare è più che doppio rispetto a quanto sarebbe stato raggiungibile se si fosse seguito il criterio delle quote di partecipazione al capitale dell’istituto centrale. Non è l’unica, per la verità, l’Italia ad aver ricevuto un trattamento di «favore», perché in base ai calcoli di Pictet Wealth Management anche con Francia (con 2 miliardi in più), Spagna (1,4 miliardi) e Belgio (700 milioni) si è ecceduto, mentre al contrario Paesi Bassi (-1,2 miliardi) e soprattutto Germania (-6,9 miliardi) sono usciti penalizzati dalla ripartizione.

LA MANO DELL’EUROTOWER
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L’atteggiamento più flessibile seguito a marzo non è probabilmente frutto del caso, ma andrà comunque verificato nel corso dei mesi a venire. Ciò che conta per il momento è che, se l’Eurotower avesse seguito la stessa ripartizione anche per le operazioni effettuate in nome del Pepp, marzo si sarebbe concluso con riacquisti a favore dei BTp nell’ordine dei 15 miliardi. Non sarà facile seguire un ritmo simile e anzi, come già accennato, è molto probabile che si sia fatto di tutto per accelerare i tempi dell’intervento.

Maxi-offerta di BTp da parte del Tesoro, che giovedì collocherà in asta fino a 9,5 miliardi di titoli di Stato

È tuttavia fuori di dubbio che una buona parte delle emissioni nette che l’Italia dovrà programmare da qui a fine anno - e che UniCredit Research stima comprese fra 121 e 158 miliardi, tenendo conto anche del fabbisogno extra necessario a contrastare l’emergenza coronavirus - troverà il sostegno indiretto della Bce e finirà nei suoi forzieri. Ne è ben cosciente il Tesoro, che giovedì proverà a collocare in asta BTp a 3, 7, 15 e 30 anni per un ammontare fino a 9,5 miliardi, superiore rispetto alle operazioni più recenti. La strada è ancora lunga e piena di ostacoli, meglio quindi approfittare delle condizioni di mercato più favorevoli e della «mano» di Francoforte.

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