le associazioni scrivono al governo

La beffa per i malati oncologici e i disabili a cui viene negato il bonus da 600 euro

Le norme approvate dal Governo escludono dal bonus i “malati e invalidi” che hanno una “pensione-assegno” di invalidità grazie ai contributi versati

di Marzio Bartoloni

(ANSA)

3' di lettura

Chi ha una partita Iva o è un libero professionista ed è malato di tumore o ha una disabilità e quindi per la sue condizioni ha più bisogno di un supporto anche economico rischia di non avere il bonus da 600 euro che il Governo ha previsto per aiutare i lavoratori nell'emergenza covid. La beffa e contenuta nelle norme del decreto Cura italia e in quello liquidità che riconoscono il bonus ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti “sani” che hanno subito un danno economico e a quelli invalidi civili che già percepiscono una prestazione assistenziale dall’Inps, mentre escludono quelli “malati e invalidi” che hanno una “pensione-assegno” di invalidità grazie ai contributi versati.

La lettera aperta al premier
A denunciare l’incredibile discriminazione è una lettera aperta al Governo sottoscritta dalle principali associazioni che rappresentano i malati oncologici e i disabili (Favo, Fish e Ail, Fand e Uniamo). Il bonus di 600 euro stanziato per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti per compensare, in minima parte, il danno economico causato dell'epidemia, sarebbe infatti negato proprio a decine di migliaia di lavoratori in condizione di evidente fragilità: disabili e malati oncologici. Questa esclusione avverrebbe per la sola ragione di essere titolari di “pensione/assegno” di invalidità cui hanno diritto in virtù dei contributi versati e della condizione di grave disabilità compatibile con la prosecuzione dell’attività lavorativa seppur in forma ridotta. Da qui la richiesta di un « tempestivo e dirimente intervento governativo che ponga immediato rimedio a questa palese discriminazione». Le associazioni di malati onclogi e dei disabili chiedono dunque « una corretta interpretazione dei combinati disposti delle norme che hanno istituito il reddito di ultima istanza che chiarisca che ad essere esclusi dal bonus sono i lavoratori “titolari di pensione di anzianità o di vecchiaia”» e non di altre prestazioni.

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L’esclusione in base all’assegno Inps
La beffa sul bonus emerge dalle norme approvate dal Governo che prevedono l’erogazione dei 600 euro anche se il lavoratore percepisce un assegno di invalidità civile (prestazione di natura assistenziale) erogato dall’Inps mentre è negato a chi percepisce un assegno ordinario di invalidità, chiamato in alcuni casi pensione (prestazione di natura previdenziale) erogata sempre dall’Inps e dalle casse di previdenza professionali ai lavoratori iscritti e che hanno versato un certo
numero di contributi per un certo numero di anni. Per questi lavoratori quell'assegno costituisce una integrazione del reddito professionale ridotto per la diminuita capacità lavorativa ed i costi sostenuti a causa di patologie che rendono meno “redditizie” le proprie attività lavorative.

Il nodo nelle norme approvate
Secondo le le norme approvate dal decreto Cura Italia e quello sulla liquidità i presupposti necessari per accedere al bonus 600 euro per tutti i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti sono:iscrizione esclusiva all'ente di previdenza; regolarità del versamento dei contributi previdenziali;danno economico (presunto) da diminuzione dell'attività professionale a causa del Covid; non essere titolari di “pensione diretta” (questo requisito non era previsto nel decreto legge“Cura Italia”, ma introdotto dal decreto Catalfo-Gualtieri e confermato nel decreto legge
“Liquidità”). Il bonus dunque è riconosciuto ai lavoratori autonomi e ai liberi professionisti “sani” che hanno subito un danno economico dal Covid e a quelli invalidi civili che già percepiscono unaprestazione assistenziale dall’Inps, mentre sono esclusi quelli “malati e invalidi” che hanno una“pensione/assegno” di invalidità grazie ai contributi versati.

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