Logistica

La Bei investe sulle infrastrutture del porto di Ravenna

di Raoul de Forcade


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2' di lettura

La visita del presidente Xi Jinping in Italia ha acceso un faro sull’interesse di China communications construction company, braccio operativo del Governo di Pechino nelle infrastrutture, per i porti tricolori. Ma se i cinesi stanno iniziando a investire sui nostri moli, l’Europa lo fa da tempo, anche attraverso la Banca europea degli investimenti.

Lunedì 1 aprile la Bei annuncia un investimento da 65 milioni nel porto di Ravenna; risorse da inscrivere in un più ampio impegno dell’istituto sulle banchine ravennati, che ammonta a 120 milioni, indirizzati a interventi infrastrutturali. Di questa somma, 30 milioni sono stati stanziati cinque anni fa e ora verranno impiegati, e altri 25 sono già approvati e arriveranno quando il porto ne farà richiesta.

Tra il 2012 e il 1° aprile 2019, peraltro, la Bei ha investito circa un miliardo di euro sugli scali italiani. Nel 2012-2013 al porto di Genova sono arrivati 100 milioni (in due tranche); nel 2013-2014, 155 milioni sono stati investiti (sempre in due tranche) a Savona; nel 2015, 27 milioni sono andati a Gaeta; nel 2016, Livorno ha avuto 90 milioni e La Spezia 130 (30, per la parte pubblica, di investimento diretto al porto e 100, per la parte privata, al terminalista Contship Italia); nel 2018, 195 milioni sono arrivati a Civitavecchia.

Per Ravenna, spiega il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico centro-settentrionale, Daniele Rossi, «i 120 milioni della Bei sono parte delle risorse che dedichiamo al progetto Ravenna port hub, per il riassetto dello scalo, del valore di 248 milioni. Il piano prevede il dragaggio dei fondali del porto fino a -12,5 metri, in una prima fase, e a -14,5 nella seconda; l’adattamento ai nuovi fondali delle banchine operative esistenti; la creazione, anche con l’utilizzo di 4.700 metri cubi di materiali estratti dai dragaggi, di 200 ettari di aree destinate ad attività logistiche; la costruzione della banchina del nuovo terminal container, da circa 37 ettari, sulla penisola Trattaroli».

Le nuove aree logistiche in porto, prosegue Rossi, «saranno anche ottimizzate con due stazioni ferroviarie per le merci, un collegamento diretto stradale con le banchine e i raccordo autostradale». Oltre ai 120 milioni della Bei, il progetto Ravenna port hub, si gioverà di 37 milioni provenienti da un grant agreement con la Commissione Ue, di 60 milioni stanziati dal Cipe e di circa 30 milioni provenienti dalla cassa dall’Adsp.

«L’obiettivo del progetto - conclude Rossi - è di dotare il porto di Ravenna di un’infrastruttura in grado di favorire importanti incrementi di traffico e di garantire un più elevato livello di sicurezza della navigazione. Nell’arco di pochi anni, tutto infatti dovrebbe essere operativo entro la fine del 2023, il porto sarà in grado di accogliere un naviglio di dimensioni maggiori. Cioè navi portarinfuse con portata oltre le 75mila tonnellate e, con l’approfondimento dei fino a -14,5 metri, portacontainer da 8mila teu (unità di misura pari a un contenitore da 20 piedi, ndr)».

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