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La bellezza del Napoli uccide il campionato

Dopo la sonora “manita” del Napoli alla Juve, il torneo è ormai in coma profondo

di Dario Ceccarelli

(AFP)

5' di lettura

Non andiamo bene. Siamo a metà gennaio, le feste sono passate e le prospettive sono buie. Molto buie. E non ci riferiamo solo al costo della benzina, per il quale dobbiamo già esser contenti di vedere dal benzinaio un bel cartello che ci avvisa quali sono i prezzi medi fissati dal Ministero. Grazie della trasparenza, come siete umani: ma leggere, mentre facciamo il pieno, che tutti i nostri soldi vanno a finire nel serbatoio, non è che ci consoli particolarmente.

Ma se sulla benzina siam messi male, il campionato sta ancora peggio. Diciamo pure che, dopo la sonora “manita” del Napoli alla Juve, il torneo è ormai in coma profondo. Un morto che cammina. Possiamo dargli qualche cura palliativa, ricordando che c'è ancora da giocare tutto il girone di ritorno, e che nel calcio tutto è possibile, però sono magre illusioni. Cure omeopatiche per tirare avanti. Come quando in montagna siamo stanchi e, per non cadere nello sconforto, ci diciamo di fare un passo per volta senza guardare in cima.

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Il derby di Supercoppa in Arabia

Per trovare un senso anche se un senso non ce l’ha, mercoledì 8 gennaio, ad esempio, a Riad, si giocherà la Supercoppa italiana tra Milan e Inter. Capirai che allegria spostarci di nuovo in Arabia, che non è il Dubai ma insomma siamo lì, per un derby tra due squadre che vanno avanti con l’aspirina. Difficile capire quale delle due sia più depressa. Il Milan, quello del primo tempo con il Lecce, sembra un povero Diavolo in crisi di identità. Avrebbe dovuto fare l'anti Napoli, e invece è già un miracolo che abbia rimontato due gol ai salentini. E l'autorete di Teo Hernandez dopo la sbalorditivo svarione di Kalulu? Siamo ai confini del varietà. O dei primi sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Gente allegra il ciel l’aiuta. Ci poteva stare, anche se un po' da polli, il pareggio interno con la Roma. Ma dopo è stato un precipizio: il ko in Coppa Italia col Torino e poi quel 2-2 a Lecce che vale quasi come una sconfitta.

Eppure il 4 gennaio, dopo la sconfitta del Napoli con l'Inter, i rossoneri erano a - 5. Adesso, pur secondi, sono a nove punti. Solo che il Napoli vola e invece il Milan è imballato, con molti giocatori spremuti e infortunati. E una panchina diventata improvvisamente corta, come quelle coperte che, se riscaldano le spalle, fanno restano fuori i piedi.

Se il Milan non sa più vincere, l'Inter non fa più sognare. Vincere in trasferta a Verona è certo una buona cosa. Ma che fatica! Ironizzando si potrebbe dire che è una di quelle vittorie che piacciono ad Allegri, quelle a “corto muso”, finalizzate a portare via i tre punti col minimo sforzo. Allegri, come si è visto col Napoli, alla fine ha dovuto pagare il dazio. Vedremo invece per l'Inter se sarà di buon auspicio. Di notevole c'è l'impetuoso ritorno di Lautaro, al nono gol come Leao.

Questa a Riad, non è una sfida tra giganti. Ognuno deve recuperare qualcosa. Il Milan quella sua capacità, anche nei rovesci, di stringere i denti. L'Inter di tornare a far male. Manca la spinta di Barella, non parliamo dei gol di Lukaku. Che ormai sembra il vecchio Godot. Quello che tutti aspettano e non arriva mai.

Comunque, questa Supercoppa è un'arma a doppio taglio. Chi vince si consola, chi perde invece perde due volte. In particolare il Milan, che è già fuori dalla Coppa Italia.

Napoli 5 bellezze

Che dire dei partenopei? Che fanno un gran bel calcio, innanzitutto. Produttivo, divertente e veloce. Che Spalletti ha fatto un ottimo lavoro e che, a parte le prodezze di Osimhen e Kvaratskhelia, è tutto il complesso che va a meraviglia. Milan e Inter sembrano più opache proprio perché il Napoli è sfolgorante. I partenopei si muovono tutti a ritmi elevatissimi, sia quando pressano che quando attaccano. I 5 gol alla Juve sono solo una conseguenza di questa velocità di fraseggio. Poi c'è il grande finalizzatore, Osimhen, bomber atipico con licenza di colpire. Ha tecnica, istinto, rapidità. Finora ha realizzato 12 gol, ma già la sua sola presenza fa sbandare le difese. Dicono che i giocatori africani non decollano. Ma questo nigeriano, cresciuto nella periferia di Lagos, è la risposta agli scettici. Quando Osimhen è arrivato dal Lille costava 60 milioni, adesso vale il doppio. Infine, c'è un particolare: il Napoli si diverte e fa divertire. Allegri aveva ironizzato su questo aspetto dando del “buffo” a Spalletti. Mal gliene incolse.

Aiuto mi si è rimpicciolita Juve!

Che flop, quello bianconero! Fino allo schianto col Napoli, c'era in giro aria di restaurazione. Tutti i soloni che ora danno addosso ad Allegri, dicevano che la Juve aveva ritrovato il suo equilibrio. Pochi gol, ma tutti decisivi e quasi sempre nella ripresa. Qualcuno parlava perfino di rimonta, di caccia al Napoli. Dopo la doccia fredda, il vecchio Max è di nuovo nell'occhio del ciclone. Giustamente, perché non si può sempre sfangarla all'ultimo minuto. Otto successi consecutivi sono tanti, ma mai limpidi, solari, divertenti. Il divertimento nel calcio non è un vezzo, è la sua essenza. Divertire vuol dire giocare come l'Olanda di Crujff, il Milan di Sacchi, il Barcellona di Guardiola. Vuol dire che quel gioco - veloce, filtrante, incalzante - ti fa vincere e anche divertire. La Juve di Allegri, mai. Gioca sempre col braccino corto. In modalità risparmio. Solo che in questo calcio, sempre più spettacolare, alla fine tutto questo diventa un handicap. La cosa divertente è che, a babbo morto, ora vogliono di nuovo cacciare Allegri che ha un contratto fino al 2025 di 7,5 milioni netti a stagione. Cambiarlo è una follia. Soprattutto in una società accusata di falso in bilancio e plusvalenze gonfiate. Mercoledì 18 gennaio l'assemblea degli azionisti dovrà eleggere il nuovo cda, chiudendo l'èra di Andrea Agnelli. “Ex malo bonum”: dal male può venire qualcosa di buono, diceva Sant'Agostino, che pur sapendo poco di calcio, sapeva però amministrare bene le casse della Chiesa.

Crollo della Salernitana: 8-2 contro Atalanta

Nuovo motivo di preoccupazione per Allegri. l'Atalanta, prossima avversaria della Juve, travolge la Salernitana rifilandole addirittura 8 gol. Ennesimo tonfo, quello della squadra campana, che ha fissato il nuovo record di reti (35 ) subite in serie A (il tecnico Davide Nicola è stato esonerato). Per l'Atalanta, ora quinta a quota 31 con Lazio e Roma, una scorpacciata di gol che rallegra Gasperini, già proiettato alla prossima partita con la Juventus.

«Questa sfida ci può dare la misura della nostra crescita», ha detto il tecnico bergamasco. In effetti, dopo questo turno, le sfidanti si presentano con un bilancio attacco\difesa davvero inimmaginabile: 8 gol realizzati dall'Atalanta, 5 sùbiti dalla Juventus. Se c'era bisogno di una prova per certificare che il mondo sta impazzendo, siete accontentati.

Abraham suggerisce, Dybala colpisce

Anche la Roma piano piano va avanti. Questa volta battendo la Fiorentina (2-0) rimasta in dieci per l'espulsione di Dodo. Ancora una volta decisivo Dybala, autore di una magnifica doppietta particolarmente apprezzata da Mourinho: «Con Dybala è un'altra musica, con lui la palla è sempre rotonda…», ha sentenziato Mou difendendo perfino Zaniolo, fischiato dai tifosi giallorossi. Quando il Pifferaio Magico difende i suoi giocatori, resta sempre il dubbio d’aver capito male.

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