novant’anni e non sentirli

La «Bentley 8 Litre» è tra le auto più prestigiose di tutti i tempi

I costi di produzione di un vero e proprio capolavoro tecnologico spinsero l’azienda verso l’acquisizione da parte della rivale storica, Rolls-Royce

di Vittorio Falzoni Gallerani


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Bentley 8 Litre

3' di lettura

Spegne novanta candeline un’automobile di importanza storica di livello difficilmente eguagliabile: tra le auto più prestigiose di tutti i tempi, all’epoca fu quella con il motore di maggiore cilindrata disponibile nel Regno Unito e fu principalmente a causa sua, detto in estrema sintesi, che la Bentley dovette arrendersi e venire inglobata dalla arci rivale Rolls-Royce.

Ma andiamo con ordine; da sempre le creature di Walter Owen Bentley MBE (Most Excellent Order of the British Empire) avevano rovinato la digestione ai tecnici ed ai dirigenti della Rolls-Royce poiché, oltre all’eccellenza costruttiva dei suoi telai che aveva ben poco da invidiare ai loro, la Bentley poteva vantare una tradizione di primissimo piano di vittorie nelle competizioni, un campo sul quale la RR si era sempre ben guardata dal cimentarsi: basti pensare alle quattro vittorie consecutive a Le Mans tra il 1927 ed il 1930.

Forte di questa realtà la Bentley, ad ogni suo nuovo modello, alzava l’asticella qualitativa dei suoi prodotti alla caccia di segmenti di mercato sempre più elitari e remunerativi; fu così che ad Ottobre del 1930 ebbe il coraggio di presentare un veicolo mosso da un motore che superava in cubatura i non miseri 7,7 litri della appena nata Rolls-Royce Phantom II; non a caso, quindi, la nuova ammiraglia di Crcklewood (Londra), officine Bentley, mostrava anche nel nome gli otto litri di cilindrata del suo sei cilindri in linea con quattro valvole e due candele per cilindro: cose mai viste a Derby (Derbyshire) dove nascevano le rivali con lo «Spirit of Exstasy» sul radiatore.

L’apparizione sulla scena di questo leviatano, disponibile con due misure di passo (la più lunga delle quali sfiorava i quattro metri) spinto da ben 225 CV che la proiettavano oltre le cento miglia orarie decretò, a quel punto, il trionfo tecnologico del soddisfattissimo W.O. Bentley nella sempiterna sfida con sir Henry Royce; per inciso si ricorda che la rivale Phantom II, pur dall’alto delle sue indubitabili confortevolezza e qualità costruttiva, metteva a disposizione al massimo 130 CV e, forse per pudore, non li dichiarava.

Tutto ciò, però, ebbe un prezzo che il coraggioso progettista e costruttore non poteva prevedere: i costi di costruzione di questo capolavoro combinati con l’atterraggio sul mercato immediatamente dopo la crisi di Wall Street del 1929, fecero aumentare l’indebitamento della Bentley Motors Ltd oltre i livelli concessi dal sistema bancario, soprattutto dopo il ritiro dell’amico Barney Barnato che, negli ultimi tempi, era stato l’innamorato finanziatore e garante dell’impresa.

Dopo una trattativa finita nel nulla con la Napier, nota costruttrice di motori aeronautici e di automobili di grande prestigio, la Bentley venne rilevata da un misterioso acquirente che, una volta concluso il passaggio azionario, si rivelò essere la rivale di sempre: la compassata, a volte letargica ma solida Rolls-Royce; “nemica” sì ma non tanto da dissuadere W.O. dal chiedere ed ottenere un contratto di consulenza della durata di quattro anni.

Tornando, come è opportuno, alla protagonista di questo anniversario, rammentiamo che essa, avendo caratteristiche troppo lontane dalla tradizione dell’azienda acquirente, rimase in produzione solamente fino ad Ottobre 1931, a passaggio concluso delle consegne, quando la RR ne decise l’immediata cessazione; un anno durante il quale venne prodotta nel non trascurabile numero di cento esemplari, 35 a passo corto (3,6 metri) e 65 a passo lungo (i già citati 3,96 metri); di questi solo 25 (più o meno) vennero allestiti originariamente con carrozzeria aperta.

Oggi le Bentley 8 litre sopravvissute sono 78, percentuale altissima secondo ottima tradizione della Marca, ma, tra di loro, le decapottabili sono molto di più poiché sarebbe stato troppo costoso ricostruire le originali berline la cui carrozzeria si fosse troppo deteriorata; ecco quindi che molti hanno optato per allestimenti apribili «Tourer» a quattro posti tanto suggestivi quanto, in questo caso, apocrifi.

Ne consegue che, per una volta, le berline sono le versioni più ricercate ed apprezzate di questo modello anche in virtù del fatto che si tratta comunque di magnifiche «sport saloon» come quella, carrozzata da HJ Mulliner, usata personalmente dal fondatore: gigantesche, sì, per le dimensioni dell’autotelaio, ma non pompose al punto da richiedere l’autista. Non siamo riusciti a trovare notizie di compravendite di una di queste auto negli ultimi anni ma, riferendoci ai valori ottenuti dalle più diffuse versioni precedenti con motore da 6,5 litri, è facile concludere che il target è vicino al milione e mezzo di euro.

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