IL CINQUECENTENARIO

La biblioteca di Leonardo da Vinci

Il Museo Galileo di Firenze ha allestito una mostra sulla raccolta di libri del genio toscano

di Marco Carminati


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5' di lettura

Leonardo diceva di essere un “omo sanza lettere” ma non era vero. E il suo sapere sembrava ispirato solo dall'osservazione della natura, ma indagando meglio si capisce che in realtà il Maestro sentì sempre l'esigenza di un dialogo e un confronto costante con gli intellettuali antichi e moderni. Certo non ebbe una formazione scolastica ortodossa e tradizionale, ma con il tempo divenne un appassionato lettore, ed anche un cacciatore e collezionista di libri: alla fine della vita, Leonardo arriverà a possedere quasi duecento volumi, un numero straordinario per quel tempo.

La biblioteca di Leonardo è uno degli aspetti meno conosciuti del suo laboratorio, perché si tratta di una biblioteca “perduta”. Un solo esemplare è sopravvissuto alla dispersione post mortem: il “Trattato di architettura e macchine” di Francesco di Giorgio Martini, lo splendido manoscritto pergamenaceo conservato nella Biblioteca Laurenziana di Firenze, sul quale Leonardo ha vergato dodici postille autografe.

Ma il Museo Galileo di Firenze ci ha provato egualmente: ha allestito una mostra dal titolo “Leonardo e i suoi libri. La biblioteca del Genio Universale” (a cura di Carlo Vecce e aperta fino al 22 settembre) nella quale si è tentato non solo di ricostruire la biblioteca leonardiana ma di r accontare l'incontro di Leonardo con il mondo dei libri e della parola scritta.

Leonardo, la biblioteca del genio

Leonardo, la biblioteca del genio

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Quando avvenne il primo incontro di Leonardo con i libri? Probabilmente molto presto, durante l'infanzia e l'adolescenza a Vinci. Seppur figlio illegittimo, Leonardo apparteneva per via paterna a una famiglia di notai, dove si può supporre non mancasse una piccola biblioteca di casa, non dissimile da molti altri esempi contemporanei dello stesso milieu di mercanti, borghesi e notai, dove si potevano trovare i capolavori in volgare di Dante, Petrarca e Boccaccio, libri religiosi e devozionali e alcune opere di divulgazione filosofica e scientifica in volgare. La letteratura era anche rappresentata da romanzi e poemi cavallereschi, poesia giocosa, novelle, facezie, cronache, storie e favole, e libri d'autori antichi volgarizzati (Ovidio, Lucano, Sallustio, Cicerone). Non poteva mancare un buon libro d'abaco e qualche grammatica elementare per imparare il latino, lingua necessaria soprattutto per le professioni giuridiche e mediche.
La prima sicura attestazione di libri letti da Leonardo (intorno al 1478), si trova nel Codice Atlantico (f. 195r-v): una serie di brevi citazioni dalle Pìstole di Luca Pulci, dal Trionfo d'Amore di Francesco Petrarca e soprattutto dalle Metamorfosi di Ovidio. Giunto a Milano (1482), Leonardo decide di diventare uno scrittore, cioè un autore (o, come diceva lui, un «altore»). Per cui non basta avere una certa padronanza della lingua materna, nella conversazione e nella scrittura: bisogna anche leggere molto. Così Leonardo comincia a comprare i libri a stampa e Milano, incunaboli di formati e tipologie diverse, tra i quali i più bei libri illustrati del Rinascimento: Valturio, il Fasciculo de medicina, la Cosmografia di Tolomeo. Nel Manoscritto B (1485-1487 circa) Leonardo attesta la lettura del De re militari di Roberto Valturio tradotto da Paolo Ramusio (1483). Nel Codice Trivulziano, il Maestro trascrive parzialmente un testo di Luigi Pulci e a compila ampie liste lessicali tratte dai libri che si trovavano sul suo scrittoio: accanto al Valturio, riconosciamo il Novellino di Masuccio Salernitano e le facezie di Poggio Bracciolini. Sempre nel Trivulziano compare un breve elenco di libri da acquistare o da leggere: «Donato/lapidario/Plinio/abaco/Morgante»: ovvero la grammatica latina di Elio Donato,, un lapidario, la Storia naturale di Plinio il Vecchio (tradotta in volgare), il libro d'abaco (fondamentale nell'apprendimento dell'aritmetica pratica e il Morgante di Luigi Pulci.

Negli anni successivi, i documenti più significativi della biblioteca di Leonardo, oltre agli innumerevoli riferimenti (espliciti o impliciti) a libri e autori che si rintracciano nei suoi testi, sono le liste di libri, che ci danno la possibilità di seguire nel tempo le varie fasi di formazione e sviluppo. Si tratta di documenti provvisori e incompleti, stesi prima di una partenza o di un trasloco, liste di testi da leggere, comprare o prendere in prestito (con indicazione delle biblioteche dove trovarli, dei «cartolari» che li vendono, degli amici che li possiedono. Le due liste più ampie corrispondono a due momenti chiave della vita di Leonardo: a Milano intorno al 1495, e a Firenze alla fine del 1503.

L'elenco milanese presenta quaranta nomi di autori e titoli di libri quasi tutti in volgare e in gran parte a stampa, appartenenti al campo della letteratura (profana e devota) e della linguistica (grammatica, retorica, manuali di stile). Lo scaffale scientifico e tecnologico è ancora modesto come quello religioso ( una Bibbia, un salterio e due opuscoli morali). Nel campo della letteratura profana, Leonardo appare un appassionato lettore di poesia (Cecco d'Ascoli, Luigi Pulci, Ovidio, Petrarca e Burchiello) e di racconti di ogni tipo, dalla grande storia (Livio, Giustino, la Cronaca d'Isidoro) all'aneddotica (Facetie di Poggio) alle favole (Esopo). Tutti i testi sono tradotti in volgare ma la quasi assenza del latino è compensata da qualche libro di grammatica e retorica.

Meno di dieci anni dopo, a Firenze, Leonardo scrive un nuovo elenco sui primi fogli del Codice di Madrid II (ff. 2v-3r). È la più ampia lista di libri che l'artista abbia redatto nel corso della sua vita: centosedici volumi preceduti dalle intestazioni «richordo de' libri ch'io lascio serrati nel cassone». Nonostante il carattere incompiuto e disomogeneo della lista, il confronto con l'elenco del Codice Atlantico rivela alcuni dati interessanti. Si conferma l'importanza dello scaffale letterario con l'aggiunta di parecchi testi. Più ricco è anche lo scaffale delle grammatiche latine, dei manuali di stile e di retorica, dei vocabolari (strumenti che fotografano Leonardo alle prese con l'apprendimento, faticoso, del latino. Tra i nuovi libri d'ambito religioso compaiono il De civitate Dei e i Sermoni di sant'Agostino tradotti in volgare e la Vita et li miracoli del beatissimo Ambrogio di Paolino Milanese. La novità è il maggior peso della cultura scientifica e filosofica: ormai quasi la metà dei libri censiti rispecchiano l'allargamento degli interessi e delle ricerche di Leonardo. Grazie all'incontro e alla collaborazione con Luca Pacioli gli è ora possibile accedere a una traduzione dei primi tre libri degli Elementa geometriae di Euclide, si accresce la quantità dei libri d'abaco e arrivano i testi di cultura scientifica e medica che si usano nelle università. E rilevante è la presenza di Aristotele e della tradizione aristotelica medievale. Per la conoscenza del mondo e del cosmo, Leonardo registra il possesso di trattati arabi di astrologia (Albumasar e Alcabizio tradotti in volgare), la Cosmografia di Tolomeo e la traduzione dei Pneumatica di Filone di Bisanzio. Tra i testi tecnico-artistici, accanto alle opere di Leon Battista Alberti compare il nome di Francesco di Giorgio Martini, che Leonardo aveva conosciuto personalmente a Milano nel 1490.

Alla fine della sua vita, Leonardo arriva a possedere quasi duecento volumi: un numero straordinario per chi non era un professionista della cultura e delle lettere. Una biblioteca aperta a tutti i campi disciplinari e riflesso di una visione del mondo ancora fondato sull'unità del sapere, prima del processo di divisione e specializzazione avviato nell'età moderna.

Oltre a esporre preziosi libri presenti negli elenchi vergati da Leonardo, la mostra del Museo Galileo di Firenze offre applicazioni multimediali che consentono non solo di sfogliare i libri, ma anche di individuare i passi dei Codici vinciani, nei quali ci sono le tracce del loro utilizzo. Infine, è stato ricostruito lo studio di Leonardo con gli strumenti di scrittura e da disegno da lui utilizzati.

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