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La biblioteca di Eco alla Braidense e i riti dell'Aldus Club

ll nucleo forte della collezione comprende circa 1.200 edizioni anteriori al Novecento

di Stefano Salis

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Lo scrittore Umberto Eco (Ansa)

2' di lettura

Umberto Eco è un patrimonio dell'umanità: non ci piove. La sua smisurata conoscenza, generosamente erogata in mille rivoli, dalla semiologia alla letteratura (terreno nel quale è ancora sottovalutato), dalla critica del costume al pensiero minuto e profondo sul quotidiano, dall'insegnamento universitario alla bibliofilia. Ecco.

Forse la bibliofilia ha costituito il suo campo di gioco preferito, dove esprimere l'amore per i libri, la loro storia, il loro significato, i rimandi, i collegamenti, gli eterni ritorni: al centro di tutto, e in principio, era, per lui, il libro. La sua immensa e amata biblioteca pare che finalmente, dopo una spigolosa questione, abbia trovato casa.

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Braidense di Milano

Alla Braidense di Milano è andato il nucleo forte, il suo collezionismo erudito, bizzarro, genuinamente bibliofilo: la raccolta che lui aveva denominato “Bibliotheca semiologica curiosa, lunatica, magica et pneumatica”, circa 1.200 edizioni anteriori al Novecento, un patrimonio che comprende 36 incunaboli e 380 volumi stampati tra il XVI e il XIX secolo.Ho avuto la fortuna di “gironzolare” con Eco ad una fiera di librai antiquari (era una gioia vedere come si illuminavano i suoi occhi quando riconosceva qualche ghiottoneria) e mi raccontò, per questo giornale, una delle più belle conquiste per la sua biblioteca. Il più bel colpo bibliofilo fu «quando ho scoperto in un catalogo d'asta tedesco la Offenbahrung Göttlisches Majestat di Aegidius Guttman, un testo pre-Rosacroce mai apparso in catalogo». Se lo aggiudicò per pochissimi euro: e la soddisfazione si moltiplicò perché quel libro lo “soffiò” al collega e rivale (stesso tipo di interesse bibliofilo) Jost Ritman, che comprò titoli ben più costosi: ma quel libro certificava una lettura e una conosceza dei cataloghi più profonda.

La sfida non era certo economica, ma intellettuale.Eco è il co-protagonista dell'avventura dell'Aldus Club, animato da un grande libraio e, di più, conoscitore e amatore di libri: Mario Scognamiglio, titolare della Libreria Rovello di Milano, il “covo” intorno al quale e nel quale il meglio della bibliofilia italiana si è riunita, ha discusso, comprato, scritto e costruito amicizie nel nome di Aldus. Un cuore pulsante di idee e progetti (e viaggi, e incontri conviviali) che, con periodicità annuale, dal 1990 al 2012, ha pubblicato il prestigioso e ricercato «Almanacco del Bibliofilo» (curato e diretto da Scognamiglio fino alla morte, nel 2014). Dopo qualche anno di interruzione delle pubblicazioni, oggi quell'idea è in qualche modo risorta: è stato appena lanciato un nuovo periodico – che avrà sempre cadenza annuale e argomento monografico – ispirato all'irripetibile «Almanacco» ma con qualche novità.

La rivista si chiama «I Quaderni dell'Aldus Club», e sarà diretta da Luigi Mascheroni, curata graficamente da Edoardo Fontana e pubblicata da De Piante Editore. Il primo numero ripercorre la storia dell'Aldus Club, ed è dedicato a Mario Scognamiglio e al suo rapporto con i “grandi signori” del libro. I ricordi dei contributori si accavallano, ma niente è più emozionante di quello nel quale Umberto Eco viene inviato a leggere Il cantico delle creature alla fine di una cena, l'ultima insieme, dallo stesso Scognamiglio. Una parabola che si chiudeva e un'amicizia suggellata dalla poesia. Dai libri. Che uniscono, ritornano, non ti abbandonano. Mai.


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