teatro a pedali

La bicicletta sale sul palco: attore (e pubblico) pedalano per la sostenibilità

Un monologo con l’attore che recita sulle due ruote per alimentare le luci. E c’è il format in cui l’energia è garantita dagli spettatori in bici

di Pierangelo Soldavini

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Un monologo con l’attore che recita sulle due ruote per alimentare le luci. E c’è il format in cui l’energia è garantita dagli spettatori in bici


2' di lettura

Inquinamento, cambiamento climatico, migrazioni, disagio, crisi: anche nell'era del benessere e della felicità che sembra garantita dalla possibilità di soddisfare tutti i propri desideri in tempo reale, senza attendere troppo, i problemi e le sofferenze non sono finiti. Anzi, più si produce e più si consuma in maniera poco sostenibile e più l'umanità mette a dura prova i limiti del pianeta Terra.

Ognuno è chiamato quindi a fare la sua parte, in ogni situazione e in ogni attività per ridurre l'impatto della nostra presenza sulla Terra. Anche quando si va a teatro per divertirsi o per staccare dallo stress quotidiano. Perfino una serata a teatro può trasformarsi quindi in un'occasione per riflettere sulla sostenibilità e sulla responsabilità individuale, ma anche per mettere in atto comportamenti virtuosi.

È questo lo spirito con cui Daniele Ronco ripropone a Milano, il 21 e 22 febbraio al Teatro Linguaggi creativi, il suo spettacolo “Mi abbatto e sono felice”, monologo ecosostenibile e a impatto zero. Perché l’interprete-protagonista dal palco produce l'energia necessaria per alimentare lo spettacolo stesso.

Ronco si presenta in scena a cavalcioni della vecchia Bianchi del nonno Michele, che per tutti i suoi 91 anni ha vissuto sulle alture della Bassa torinese a basso consumo, senza sprecare nulla, protagonista di un'economia naturale che bastava a se stessa. Quella bicicletta diventa il pretesto narrativo per raccontare quel mondo, con una nostalgia che vuole recuperare lo spirito di genuina autosufficienza e di essenzialità che si ispira alla decrescita felice.

«Volevo trovare il modo di far rivivere l'anima del nonno, senza per questo autocerebrarlo», spiega Daniele Ronco, che con lui ha vissuto a lungo quando era ragazzino, in una cascina dove la cucina portava direttamente nella stalla. Allora si sentiva un po' “sfigato” rispetto ai coetanei, ora vuol recuperare con orgoglio il privilegio di aver vissuto quell'esperienza.

All'insegna dell'impatto zero e del riciclo ha recuperato la Bianchi di nonno Michele, l'ha montata su un basamento fatto con i tubi che il nonno usava per i pomodori e l'ha collegata alla dinamo di un'automobile.
E con quella si presenta sul palco per raccontare la storia del nonno pedalando, con uno sforzo fisico che celebra quella fatica che i mezzi a motore sembrano voler cancellare, ma che invece resta essenziale per poter costruire un futuro che sia migliore.

La pedalata di Ronco si è già evoluta e la fatica diventa condivisa nel format di “teatro a pedali” sviluppato dall'attore-autore - anche se la paternità dell'idea è dibattuta - in cui è il pubblico a pedalare garantendo l'autosostenibilità dello spettacolo. Il sistema di cogenerazione è formato da 15 biciclette che producono 4 kilowattora grazie a spettatori volontari che si danno il cambio durante lo spettacolo.

La loro fatica condivisa si trasforma così nella consapevolezza fisica di poter fare la propria parte per seminare un germe di “decrescita felice”. Il “teatro a pedali” sarà celebrato a inizio luglio a Milano al Teatro Parenti, in un'occasione dedicata alla sostenibilità in cui la bicicletta avrà un posto d'onore.

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