Venezia

La Biennale Arte con una forte identità femminile

Alemani nell’Esposizione internazionale Il latte dei sogni narra la metamorfosi dei corpi e il ruolo dell'umano sulla terra attraverso 213 artiste e artisti provenienti da 58 nazioni, di cui 26 italiani, 180 prime partecipazioni e 1.433 le opere e gli oggetti esposti, di cui 80 nuove produzioni, 80 i Padiglioni nazionali

di Marilena Pirrelli

5' di lettura

Dopo due anni di lavoro e una lunga pandemia, la Biennale di Venezia Arte ha una sua forte identità, in primis neutralità carbonica (difficile a Venezia) e poi una riflessione sul post umano, sulla terra e sulle relazioni e responsabilità dell’uomo in un universo non più antropocentrico (forse viruscentrico?). Cecilia Alemani nella 59. Esposizione Internazionale d'Arte «Il latte dei sogni» narra una nuova storia dell’arte del Novecento, lo sguardo sul mondo del passato è prevalentemente femminile, mentre lo sguardo sul post umano e sul futuro non è binario, il genere non è più identitario. Dal 23 aprile al 27 novembre 2022, con pre-apertura il 20, 21 e 22 aprile ai Giardini e all’Arsenale la mostra sarà aperta al pubblico secondo un percorso impostato su principi di sostenibilità ambientale: per il 2022 l'obiettivo è quello di estendere il raggiungimento della certificazione della “neutralità carbonica”, ottenuto nel 2021 per la 78. Mostra del Cinema, a tutte le attività programmate dalla Biennale.

La Biennale di Venezia

La mostra internazionale

Si articolerà tra il Padiglione Centrale ai Giardini e l'Arsenale, includendo 213 artiste e artisti provenienti da 58 nazioni. Sono 26 le artiste e gli artisti italiani, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1.433 le opere e gli oggetti esposti, 80 le nuove produzioni. «La mostra Il latte dei sogni prende il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011) – spiega Cecilia Alemani - in cui l'artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell'immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. L'esposizione Il latte dei sogni sceglie le creature fantastiche di Carrington, insieme a molte altre figure della trasformazione, come compagne di un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell'umano». Una storia che la curatrice racconta attraverso le avanguardie del Surrealismo, soprattutto al femminile con Remedios Varo a Leonor Fini a Dorothea Tanning, il Futurismo (Regina), la Bauhaus e la rilettura del decennio degli anni ’70 con Mirella Bentivoglio e la sua mostra «Materializzazione del Linguaggio» del 1978 nella XXXVIII edizione della Biennale e molte altre voci femminili come come Accardi, Dadamaino, Visco.

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La mostra nasce dalle numerose conversazioni intercorse tra Alemani e artiste e artisti negli ultimi mesi dalla sua casa di New York, non potendo svolgere studio visit. «Da questi dialoghi sono emerse con insistenza molte domande - prosegue la direttrice - che evocano non solo questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell'umanità è minacciata, ma riassumono anche molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l'animale, l'umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?». Questi sono alcuni degli interrogativi che fanno da guida a questa edizione della Biennale Arte, la cui ricerca si concentra in particolare attorno a tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra.

L’Arsenale di Venezia

«Distribuite lungo il percorso espositivo al Padiglione Centrale e alle Corderie, cinque piccole mostre tematiche a carattere storico - prosegue Alemani - costituiscono una serie di costellazioni nelle quali opere d'arte, oggetti trovati, manufatti e documenti sono raccolti per affrontare alcuni dei temi fondamentali della mostra. Concepite come delle capsule del tempo, queste micro-mostre forniscono strumenti di approfondimento e introspezione, intessendo rimandi e corrispondenze tra opere storiche – con importanti prestiti museali e inclusioni inusuali – e le esperienze di artiste e artisti contemporanei esposti negli spazi limitrofi. Le capsule tematiche arricchiscono la Biennale con un approccio trans-storico e trasversale che traccia somiglianze ed eredità tra metodologie e pratiche artistiche simili, anche a distanza di generazioni, creando nuove stratificazioni di senso e cortocircuiti tra presente e passato: una storiografia che procede non per filiazioni e conflitti ma per rapporti simbiotici, simpatie e sorellanze».

«La mostra Il latte dei sogni è stata concepita e realizzata in un periodo di grande instabilità e incertezza. La sua genesi ed esecuzione hanno coinciso con l'inizio e il continuo protrarsi della pandemia di Covid-19 che ha costretto La Biennale di Venezia a posticipare questa edizione di un anno, un evento che, sin dal 1895, si era verificato soltanto durante la Prima e la Seconda guerra mondiale. Che la mostra possa aprire è di per sé un fatto straordinario: è il segno di uno sforzo collettivo che ha qualcosa di miracoloso. La Biennale restituisce tutto ciò di cui ci siamo dolorosamente privati in questi ultimi due anni: la libertà di incontrarsi con persone da tutto il mondo, la possibilità di viaggiare, la gioia di stare insieme, la pratica della differenza, della traduzione, dell'incomprensione e quella della comunione.Il latte dei sogni non è una mostra sulla pandemia ma registra inevitabilmente le convulsioni dei nostri tempi. In questi momenti, come insegna la storia della Biennale di Venezia, l'arte e gli artisti ci aiutano a immaginare nuove forme di coesistenza e nuove, infinite possibilità di trasformazione.»

La Biennale delle donne

«La Mostra di Cecilia immagina nuove armonie, convivenze finora impensabili e soluzioni sorprendenti - dichiara il presidente Roberto Cicutto - proprio perché prendono le distanze dall'antropocentrismo. Un viaggio alla fine del quale non ci sono sconfitti, ma si configurano nuove alleanze generate dal dialogo fra esseri diversi (alcuni forse prodotti anche da macchine) con tutti gli elementi naturali che il nostro pianeta (e forse anche altri) ci presenta. I compagni di viaggio (le artiste e gli artisti) che si aggregano alla curatrice provengono da mondi molto diversi fra loro. Cecilia ci dice che c'è una maggioranza di artiste donne e soggetti non binari, una scelta che condivido perché riflette la ricchezza della forza creativa dei nostri giorni. Molte opere sono nuove produzioni appositamente create per questa edizione. Un segno importante e la prova di una grande attenzione alle nuove generazioni di artiste e artisti. Non a caso la curatrice ha accettato di studiare e realizzare il primo College Arte nella storia della Biennale».

I paesi in Biennale

La Mostra sarà affiancata da 80 Partecipazioni Nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all'Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono cinque i paesi presenti per la prima volta: Repubblica del Camerun, Namibia, Nepal, Sultanato dell'Oman e Uganda. Invece Repubblica del Kazakhstan, Repubblica del Kirghizistan e Repubblica dell'Uzbekistan partecipano per la prima volta con un proprio padiglione.Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dal Ministero della Cultura, Direzione Generale Creatività Contemporanea, sarà a cura di Eugenio Viola.

Molti poi li eventi collaterali ammessi dalla Curatrice e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro, così come i progetti speciali realizzati dalla Biennale di Venezia dal Progetto Speciale Forte Marghera di Mestre dov’è stata invitata Elisa Giardina Papa, al Progetto Speciale al Padiglione delle Arti Applicate, Arsenale, alle Sale d'Armi dov’è sarà presente l’artista Sophia Al-Maria, frutto della collaborazione tra La Biennale e il Victoria and Albert Museum (V&A) di Londra

Infine per la Biennale College Arte sono di Simnikiwe Buhlungu, Ambra Castagnetti, Andro Eradze e Kudzanai-Violet Hwami, i progetti finalisti della 1a edizione di Biennale College Arte 2021/22 che potranno accedere a un contributo di 25.000 euro per la realizzazione del lavoro finale. Le opere realizzate saranno presentate, fuori concorso, come parte della 59. Esposizione Internazionale d'Arte, Il latte dei sogni. Al bando di partecipazione hanno aderito oltre 250 giovani artisti/e emergenti under 30 provenienti da 58 paesi in tutto il mondo. Più della metà le donne.

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