sostenibilitÀ

La bioarchitettura è la nuova frontiera degli asset turistici

L’evoluzione del glamping: sempre più richieste le strutture totalmente integrate con la natura circostante

di Paola Pierotti

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L’evoluzione del glamping: sempre più richieste le strutture totalmente integrate con la natura circostante


4' di lettura

Natura e bioarchitettura, da qui la locuzione “Nabi”. Laghi Nabi è una nuova destinazione turistica in Campania, aperta dopo il lockdown, un’oasi naturale nata dall’opera di bonifica lungo il litorale Domitio. «Un progetto di riconversione di cave dove dagli anni '70 agli anni '90 si era estratta la sabbia, 40 ettari di superficie rimasti abbandonati, su cui abbiamo investito con un progetto di rigenerazione ambientale, con un riuso per il turismo eco-sostenibile».

È Gino Pellegrino, architetto e sindaco di un piccolo comune del casertano, uno dei soci di maggioranza della società che ha dato vita al progetto imprenditoriale, a raccontare come questo luogo sia stato pensato per «far vivere esperienze uniche, avventurandosi nella natura incontaminata». Qui si trova il “glamping” più grande del Sud Italia, una struttura alberghiera 4 stelle, la prima Water Spa della Campania (e spazio al food con il Nabi Restaurant). «Gli interventi architettonici sono reversibili ed ecosostenibili: le strutture sono appoggiate sul suolo o galleggianti. Oggi i turisti cercano esperienze e qui – racconta Pellegrino – c’è tutto per una water experience: si mangia, si dorme e si fa attività sportiva sull’acqua, ci si rilassa in una spa flottante». Sono 130 i posti letto, con 65 camere: 10 tende, 2 case galleggianti, 14 palafitte e 8 suite con piscine private vista lago, le restanti sono camere standard al piano terra.

Tre milioni di investimento, considerando anche che nessuno intravedeva il valore potenziale commerciale di questo luogo per anni sfruttato e poi abbandonato. La leva è stata l’idea imprenditoriale e ha fatto la differenza il progetto, per il quale sono stati coinvolti professionisti dedicati specificatamente al masterplan, al paesaggio, alle strutture e al design degli interni. «Ipotizziamo a regime un fatturato dell’ordine tra i 5 e i 6 milioni di euro annui – continua Pellegrino – dovremo fare i conti con i costi, a partire da quelli della gestione della spa, ma crediamo nel potenziale di un “non luogo” diventato destinazione turistica e geografica».

«In Sud Africa sono stati i primi a sperimentare l’eliminazione delle barriere fisiche della costruzione, a rendere la natura la vera protagonista, ad eliminare i filtri tra l’ospite e l’ambiente. Via via il cosiddetto glamping si è affermato con una nuova dimensione, con diverse catene prestigiose dal The Ritz-Carlton al Four Season che hanno dato vita a “camps” di ultra-lusso». Massimo Ianni racconta come «fino a pochi anni fa fosse il valore costruttivo a definire il valore di una notte in albergo: oggi conta la finestra su un paesaggio incontaminato». Ianni, fondatore di Massimo&Partners, lega la sua attività di consulenza in ambito hospitality ai progetti che sposano architettura e sostenibilità. Tra i più recenti in Italia c'è Casa Fantini, Lake Time, firmato da Lissoni Architettura e all’estero il Blue Lagoon Retreat Hotel, 5 stelle Islanda curato da Design Group Italia (Sole 24 Ore, 4 maggio 2020). Non solo, Ianni ha affiancato Giorgio Armani per l’apertura di alcuni dei suoi hotel compreso quello di Milano, ma è in America Latina, dal Venezuela all’Argentina all’Ecuador che sta sperimentando progetti dove l’aggettivo “wild” è indicatore di lusso, esclusività e reale attenzione all’ambiente: «Non si vende un posto fisico, ma un ecosistema». Tra i suoi concept studiati più recentemente – temporaneamente in stand by per l’emergenza Covid - c’è un prodotto-itinerante, da installare in luoghi protetti o esclusivi come sono i parchi naturali o isole dove non si può costruire in modo permanente, da togliere dopo alcuni mesi, senza minimamente contaminare l’ambiente.

Il settore dell’hotellerie internazionale fa i conti con la natura, con il rapporto con le comunità locali e si prende cura anche dello sviluppo dei territori. In Italia? «La carta da giocarsi è quella del cibo – suggerisce Ianni – come occasione per inventarsi alberghi ad esempio che sono come piccole case intorno ad orti stupendi». Al JW Marriott Venice Resort & Spa, sull’isola delle Rose, un orto c’è e i suoi prodotti vengono utilizzati dal ristorante Fiola at Dopolavoro. Ma Parigi osa di più: sul tetto del Mandarin Oriental di Place Vendome è stato allestito un laboratorio di apicoltura con 100mila api che producono 30, 40 kg di miele all’anno per gli ospiti. Un’esperienza unica che è anche un manifesto di concreta attenzione alla natura.

Intanto in Italia, con un’accelerazione dovuta alla pandemia, si è fatta più urgente la necessità di investire in modo innovativo sul settore dell’hospitality e tra le realtà più recenti c'è Sa-Fe che sta qui per Salute e Felicità. In campo un pool di professionisti guidati dalla società di ingegneria fiorentina Gpa Partners che offre servizi di consulenza specializzata: construction e procurement management, progettazione ingegneristica e architettonica, arredo, consulenza fiscale e legale, asset management, relazioni internazionali. La nuova società benefit ha creato un protocollo di certificazione «con una check list di più di 500 capitoli per monitorare responsabilità e criticità legate al comfort e alla sicurezza – racconta Antonio Asquino, direttore di Gpa –. Con questo “bollino” anche in occasione di una compravendita si potrà garantire all’acquirente che tutto il sistema è certificato, si mette in moto un processo virtuoso che sensibilizza verso la cultura del progetto integrato e si dà sostanza e valore di mercato al concetto di sostenibilità».

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