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La biotech Cellply sbarca negli Stati Uniti e raddoppia la sede e gli organici a Bologna

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di Ilaria Vesentini

2' di lettura

È una avventura iniziata più di dieci anni fa all’Alma Mater di Bologna e cresciuta tra i laboratori europei e l’Università di Santa Clara, quella che vede oggi la piccola biotech Cellply prepararsi allo sbarco negli Stati Uniti con un raddoppio della sede italiana e la prospettiva di arrivare a break-even entro il 2025 con 12 milioni di euro di fatturato.

«Finora abbiamo lavorato con singole multinazionali del pharma in una logica porta a porta, per far conoscere e sviluppare la nostra soluzione robotizzata in grado di identificare le terapie cellulari antitumorali più efficaci sul singolo paziente. Ora siamo pronti al debutto commerciale su larga scala e stiamo già lavorando alla seconda fase di “Quality control”, per velocizzare il rilascio del farmaco sul mercato grazie ad un nuovo strumento analitico». Emiliano Spagnolo è il nuovo Ceo di Cellply, arrivato quest’estate al timone dell’oramai ex start-up creata da Massimo Bocchi e Roberto Guerrieri (il fondatore di Silicon Biosystem, poi ceduta a Menarini, e inventore della tecnologia fingerprint acquisita da Apple) per guidare la scalata sul mercato.

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Il lancio commerciale di Cellply avverrà a fine gennaio 2024 in un congresso negli Usa, dove aprirà da lì a poche settimane anche la filiale “Cellply North America”. «Abbiamo anche appena firmato il contratto per la nuova sede a Bologna con cui raddoppiamo gli spazi e gli organici e ci garantiamo una crescita attorno alle 50 persone in due anni. Oggi siamo in 27 perlopiù ingegneri, biologi e softwaristi», anticipa Spagnolo. E spiega come funziona Cellply: «È una piattaforma robotizzata in grado di fare in automatico e in parallelo più test simultanei accoppiando cellule umane malate con cellule immunoterapiche create in laboratorio per misurare la cosiddetta “potency”, l’efficacia superkiller del prodotto sul bersaglio malato». In 48 ore Cellply riesce a fornire informazioni sulle terapie che oggi si ottengono dopo una settimana di test manuali in laboratorio, con un alto tasso di errore e costi elevati nella produzione delle cure immunoterapiche cellulari, che arrivano a cifre di 400mila dollari a paziente. I kit brevettati da Cellply significano risparmi enormi per case farmaceutiche e centri di R&S.

«La seconda parte del valore aggiunto, su cui stiamo lavorando ora grazie a un finanziamento interno da 3,6 milioni e a un ulteriore round per nuovi investitori appena aperto per arrivare a un totale di 14 milioni, è la nuova tecnologia del Quality Control (basata su IA e machine learning), che porterà Cellply ad avere un ruolo importante nel manufacturing farmaceutico», precisa il Ceo. Il software analitico ridurrà molto i tempi di rilascio dei ritrovati immunoterapici da parte delle agenzie del farmaco, FDA ed EMA in primis. Stati Uniti ed Europa sono i mercati di riferimento su cui punta Cellply e la crescita prospettica del settore è enorme: oggi sono allo studio della Food and drug administration americana sei farmaci antitumorali e la media è di una nuova terapia cellulare rilasciata all’anno, ma la stessa FDA stima che ne dovrà approvare dalle 10 alle 20 da qui al 2025. E oggi al mondo ci sono 2.700 terapie antitumorali in fase di sviluppo e più di 1.800 di queste sono già in fase avanzata di clinical trial su pazienti.

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