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Calcio italiano: la grande bolla delle plusvalenze

di Gianni Dragoni


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(Reuters)

5' di lettura

Si gonfia la bolla nei bilanci del calcio italiano. La bolla costituita dalle plusvalenze del calciomercato è aumentata da 749 a 777 milioni di euro per l'intero calcio professionistico (serie A, B e C) nella stagione sportiva chiusa al 30 giugno 2018. È in grandissima parte costituita dalla serie A, nella quale le plusvalenze sono aumentate da 693,4 a 713,1 milioni (pari al 91,8% del totale).

Bomba a orologeria

È una bomba a orologeria che rischia di esplodere, perché l'aumento delle plusvalenze con le quali spesso si coprono le perdite di gestione gonfia anche i costi nei bilanci, attraverso l'incremento degli ammortamenti sui diritti dei calciatori. Con gli ammortamenti viene spesato in più anni il costo dei cartellini.

Ammortamenti più pesanti
Nell'ultima stagione la voce ammortamenti e svalutazioni è aumentata da 696 a 777 milioni per l'intero calcio professionistico, per la serie A da 628,7 a 712,6 milioni. In entrambi i casi gli ammortamenti finiscono per coincidere con il valore delle plusvalenze, anche questo è un sintomo di patologia dei conti.

ReportCalcio
La fotografia dei bilanci del calcio è contenuta nel ReportCalcio 2019, il nono studio annuale sul mondo del pallone, curato dall'ufficio studi della Figc in collaborazione con l’Arel di Enrico Letta e con PricewaterhouseCoopers (PwC). Il rapporto, riferito alla stagione sportiva che si è chiusa il 30 giugno 2018, è stato presentato ieri al Senato, alla presenza del presidente Figc Gabriele Gravina e del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.

La radiografia di PwC
L’analisi delle cifre del profilo economico-finanziario, curato da PwC, mostra che stanno peggiorando i conti complessivi del calcio. Il rapporto mette insieme i bilanci di tutte le squadre e fa un unico bilancio complessivo aggregato, con la somma algebrica di tutte le voci. Il campione comprende 85 delle 99 squadre delle prime tre serie e tutte le 20 squadre di serie A (in B solo 19 su 22). Poiché le plusvalenze vengono realizzate quasi tutte con la compravendita di giocatori tra squadre italiane, se si facesse un bilancio consolidato di tutti i club della serie A le plusvalenze, essendo “infragruppo”, andrebbero eliminate, a meno che non realizzate con la vendita a club stranieri, cosa che avviene raramente. Pertanto la perdita effettiva del sistema calcio in realtà è molto più alta di quella che appare dal bilancio aggregato, perché bisogna fare la somma algebrica tra perdita netta e plusvalenze (con segno però negativo).

Ricavi della serie A cresciuti del 6,6 per cento
Guardiamo la serie A. Nella stagione chiusa a giugno 2018 i ricavi operativi, escluse quindi le plusvalenze che non sono veri e propri ricavi ma entrate straordinarie, ammontavano a 2.358,3 milioni, in crescita del 6,6% rispetto ai 2.212,1 milioni della stagione terminata il 30 giugno 2017. Il costo del lavoro è aumentato da 1.392,7 a 1.473,9 milioni (+5,8%), con un’incidenza del 66,63% sul totale dei ricavi.

Il rosso della serie A è 776 milioni
Le plusvalenze, al netto delle minusvalenze (salite da 24 a 35 milioni), sono pari a 678 milioni, rispetto ai 669,4 milioni del 2016-2017. Secondo il ReportCalcio la perdita netta ufficiale della serie A nella scorsa stagione è stata pari a -98 milioni, rispetto ai -29,5 milioni del 2016-2017. Ma eliminando le plusvalenze nette, che sono state realizzate pressoché per intero all’interno della serie A, emerge che la perdita totale effettiva è stata di -776 milioni, rispetto ai -698,9 milioni dell'anno precedente. C’è un forte deterioramento rispetto alle due stagioni precedenti, che mostravano una perdita effettiva (perdita netta meno plusvalenze) pari a -683,9 milioni al 30 giugno 2015 e a -590,8 milioni al 30 giugno 2016.

L’escalation delle plusvalenze
Che ci sia una bolla lo dimostra anche il forte incremento delle plusvalenze negli ultimi anni, avvenuto senza un innalzamento dei valori sportivi, perché i club italiani a livello internazionale non hanno ottenuto successi. E la nazionale non è neppure riuscita a qualificarsi per il mondiale in Russia del 2018. Nella stagione 2014-2015 le plusvalenze totali del calciomercato in serie A erano pari a 331,7 milioni (al lordo di 27 milioni di minusvalenze), nel 2015-2016 erano salite a 376 milioni (35 milioni di minusvalenze). Ma poi sono esplose, quasi raddoppiate: 693,4 milioni nel 2016-2017 e 713,1 nel 2017-2018.

Perché l’impennata dei valori
Come mai quest’impennata di valori? Probabilmente, secondo alcuni osservatori, per coprire le perdite della gestione operativa molti club vendono calciatori a prezzi gonfiati. Del resto il pagamento avviene spesso non con denaro liquido, ma con la contro-cessione di altri giocatori, come in veri e propri scambi.

La «recompra»
Altro fenomeno che si sta diffondendo è il diritto di riacquisto, detto anche «recompra» dallo spagnolo. Qusta clausola può mascherare una vendita a un prezzo più elevato del reale valore di mercato, se accompagnata da un impegno (ufficialmente definito “diritto”) del venditore a ricomprare lo stesso giocatore dopo alcuni anni a un prezzo già concordato, più alto di quello della prima vendita.

Aumentano i debiti
A conferma del peggioramento dello stato di salute dei conti c’è l’aumento dei debiti. I debiti totali della serie A sono passati dai 2.974 milioni del 30 giugno 2015 a 3.883 milioni del 30 giugno 2018, il 30% sono debiti finanziari. Solo nell’ultima stagione i debiti sono aumentati di 258 milioni.

Ricapitalizzazioni
C’è stato anche un maggior impegno degli azionisti a ricapitalizzare le squadre. Il patrimonio netto aggregato di tutte le società di serie A era negativo a giugno 2015 (-13 milioni), quindi positivo per 75 milioni a giugno 2016, valore salito a 301 milioni a giugno 2017 e a 429 milioni a giugno 2018. Ma rispetto ai debiti il patrimonio rimane molto basso.

I conti di tutto il calcio professionistico
Il “bilancione” aggregato di tutto il calcio professionistico (serie A, B e C) ha un andamento simile, essendo largamente influenzato dalla serie A. I ricavi operativi totali, escluse le plusvalenze, sono saliti nell’ultima stagione da 2.601 a 2.774 milioni. Il costo del lavoro è aumentato da 1.693 a 1.792 milioni, pari al 64,6% dei ricavi operativi.

La perdita totale è 992 milioni
Il risultato netto aggregato è pari a una perdita di -215 milioni (-156 milioni nel 2016-2017). Ma anche in questo caso, se si eliminano le plusvalenze del calciomercato, la perdita effettiva totale è molto più alta, è pari a -992 milioni nella stagione al 30 giugno 2018. C'è stato un peggioramento del 9,6% rispetto ai -905 milioni della stagione al 30 giugno 2017.

I debiti di serie A, B e C
I debiti totali del sistema professionistico sono saliti nell’ultima stagione censita da PwC da 4.009 a 4.266 milioni. Il patrimonio netto dei club è passato da 358 a 490 milioni.

Figc: il calcio paga 1,2 miliardi di tasse e contributi
Di fronte a una situazione complessiva che dal punto di vista economico-finanziario sembra difficilmente sostenibile, la Figc ha fatto un commento con toni positivi. Viene sottolineato che il sistema calcio professionistico versa quasi 1,2 miliardi l’anno di contribuzione fiscale e previdenziale, «con un’incidenza del 70% rispetto al gettito fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano». Quest’anno nel rapporto viene calcolato, con un algoritmo, l’impatto socio-economico del calcio, che risulta pari nel 2017-2018 a circa 3,01 miliardi tra «risparmio economico generato dai benefici prodotti dal calcio», «risparmio della spesa sanitaria», «contributo diretto all’economia».

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    Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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