EDILIZIA

La bolognese Cea crea l’asfalto 100% riciclato: l’era dei cantieri “a scarto zero”

Un anno e mezzo di lavoro per una miscela che com additivi chimici garantiti, permette di reimpiegare il 100% dei materiali di scavo e di risulta dai cantieri, grazie a un macchinario delle dimensioni di un furgoncino

di Ilaria Vesentini

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(Agf)

Un anno e mezzo di lavoro per una miscela che com additivi chimici garantiti, permette di reimpiegare il 100% dei materiali di scavo e di risulta dai cantieri, grazie a un macchinario delle dimensioni di un furgoncino


3' di lettura

Nasce nei laboratori Cea sulle montagne bolognesi e da 35 anni di esperienza sul campo la prima soluzione all'insegna dell'economia circolare per cantieri edilizi a “scarto zero”: a firmare la miscela, certificata dall'ente tedesco Tüv, è la Cooperativa edile Appenino, realtà di Monghidoro che nel decennio di débâcle del settore è riuscita a ritagliarsi una nicchia di rilievo internazionale nel segmento delle dighe (oltre alla costruzione e manutenzione di reti locali per le multiservizi e l’infrastrutturazione di sottocentrali energetiche) chiudendo il 2019 con 69 milioni di euro di ricavi, contro i 50 milioni del 2018, e 400 dipendenti in organico, età media sotto i 40 anni.

Certificazioni

L’alchimia che ha superato tutti i test di validazione dei tecnici tedeschi non ha ancora un nome, ma permette di reimpiegare il 100% dei materiali di scavo e di risulta dai cantieri, aggiungendo additivi chimici a loro volta garantiti (il marchio è quello del leader tricolore Mapei), sul luogo stesso dei lavori, grazie a un macchinario delle dimensioni di un furgoncino, da cui esce una miscela pronta da utilizzare per ripristinare l'asfalto, senza aggiunta di bitumi e materiali nuovi.«Questo prodotto – ha sottolineato il presidente e co-fondatore di Cea, Giuseppe Salomoni – è il risultato di un anno e mezzo di lavoro, in collaborazione con l’Università di Bologna. Non è stato semplice mettere a punto l’equilibrio giusto per raggiungere i parametri richiesti dal Tüv riutilizzando dall’80 al 100% dei materiali scavati, quando oggi sul mercato si arriva a una percentuale di recupero degli inerti al massimo del 50. Il lockdown è stato un momento di stop dei cantieri che ci ha consentito di concentrarci sui test e accelerare i tempi».

Il composto

Il nuovo composto “green” a chilometro zero e scarto zero è già stato messo in opera a Bologna dalla divisione Cea Ambiente nei cantieri per le linee acqua e gas interrate di Hera, la multiutility emiliana che ha fatto dell’impronta ambientale sostenibile un punto di riferimento del proprio business. «Adesso occorre però che siano le istituzioni locali ad aggiornare i regolamenti per permettere il completo reimpiego degli inerti “riciclati” certificati – è il monito del presidente – perché in molti casi le norme comunali per la gestione dei cantieri sono datate e nei capitolati non si permette l’utilizzo di materiale di risulta in misura superiore al 30 per cento».
La miscela “a scarto zero” di Cea non si presta per grandi cantieri, ma consente di ripristinare in poche ore scavi su strada di 60-70 centimetri senza usare bitumi e senza spostare materiali, semplicemente addizionando gli inerti con la giusta dose di additivi, grazie alla centrifuga a caldo semovente che in tempo quasi reale garantisce il ripristino dell'intervento con un composto che assicura le qualità di un asfalto tradizionale.
«L’innovazione – ha concluso Salomoni – è l’arma che ci ha permesso di resistere in anni in cui le cooperative edilizie emiliane sono state decimate, partendo dalla situazione fortunata di non avere grandi compendi immobiliari costruiti e invenduti a zavorrare il patrimonio». Che a causa del Covid ha dovuto posticipare di un anno gli obiettivi del piano triennale 2019-2021, ma «tra il buon portafoglio e i cantieri in ripartenza sono convinto che raggiungeremo per il 2022 i 100 milioni di euro di fatturato che ci siamo dati come target».


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