analisiLA CRISI NEL PAESe

La «bomba» del Venezuela sul viaggio del Papa a Panama

di Carlo Marroni

L'auto papale sbanda per evitare un uomo con bandiera venezuelana

4' di lettura

È accaduto tutto mentre il Papa era sul lunghissimo volo da Roma a Panama. In quelle ore Juan Guaido ha rotto l’impasse (o almeno è quello che si augurano la gran parte dei paesi, Usa in testa) in cui è intrappolato il Venezuela da quasi sei anni. Curiosamente il vecchio caudillo Hugo Chavez morì proprio nei giorni immediatamente precedenti il Conclave del 2013, e in molti videro nell’elezione di un latinoamericano un segnale di svolta per il continente. Che in effetti non c’è stato, anzi. Ma ieri all’arrivo a Panama - il Papa è giunto per la Giornata Mondiale dei Giovani - una scena è stata emblematica: mentre il corteo delle auto percorreva la strada dall’aeroporto alla capitale un uomo è corso in mezzo alla strada sventolando una bandiera venezuelana e costringendo l’autista di Francesco ad una improvvisa sbandata per evitarlo.

Il dossier ben conosciuto dalle alte sfere vaticane
Insomma, inaspettatamente la nuova crisi venezuelana, a poche centinaia di miglia dalla capitale panamense, irrompe nel viaggio di Francesco che diplomaticamente ha sempre evitato critiche aperte a Nicolas Maduro, che denuncia un «colpo di Stato» sostenuto, tra gli altri, dai presidenti di Stati Uniti, Brasile e Argentina: Donald Trump, Jair Bolsonaro e Mauricio Macri. Non esattamente, viene fatto notare, i leader ammirati dal Papa per le loro posizioni politiche. È prevedibile che in questi giorni (al massimo nel viaggio di ritorno) Francesco si esprimerà sulla crisi venezuelana, e non solo perché alla Gmg partecipano numerosi ragazzi venezuelani. Quel che accade a Caracas è monitorato con estrema attenzione dalla Santa Sede. Il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, prima di essere chiamato a Roma come “primo ministro”, è stato nunzio in Venezuela. Il nuovo Sostituto alla Segreteria di Stato - il numero tre della Curia Edgar Pena Parra, è venezuelano, l’attuale nunzio, mons. Aldo Giordano, è uno dei più fidati ambasciatori pontifici. In più il superiore generale dei gesuiti, Arturo Sosa, anche lui è venezuelano. Insomma, le antenne non mancano.

Le tentate mediazioni della Curia e l’opposizione dei vescovi
Inoltre la diplomazia vaticana ha svolto in questi anni una costante attività di mediazione ( svolta con successo a Cuba e Colombia) a Caracas, a costo di entrare in rotta di collisione con l’episcopato venezuelano schierato con l’opposizione. Prima che la crisi degenerasse, ad aprile del 2016 Nicolas Maduro deviò un suo viaggio internazionale per fare una tappa non preventivata a Roma e parlare con il Papa. Nel corso di quell’anno, i diplomatici vaticani presero parte come “soggetto facilitatore”, insieme all’Unione della Nazioni del Sudamerica (Unasur), al tavolo di mediazione tra Governo venezuelano e opposizioni, dapprima con il nunzio apostolico in Argentina, monsignor Emil Paul Tscherrig (ora Nunzio in Italia), e poi con l’arcivescovo Claudio Maria Celli, diplomatico di lungo corso.

Il tentativo, però, fallì, perché, come spiegò nel 2017 il Papa in persona sul volo di ritorno dall’Egitto, «le proposte non sono state accettate o venivano diluite». Bergoglio, che rilevò all’epoca come la stessa opposizione fosse “divisa”, tornò a fare appello nelle settimane successive «al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione» (30 aprile) e, in una lettera consegnata all’episcopato locale, ad esprimere la propria convinzione che «i gravi problemi del Venezuela possono essere risolti se c’è volontà per costruire ponti, se si desidera dialogare seriamente e rispettare gli accordi raggiunti (5 maggio)». A giugno del 2017, infine, i vertici della conferenza episcopale venezuelana si recarono a Roma per parlare faccia a faccia con il Papa e gli consegnarono un dossier sui morti durante le proteste di piazza contro il Governo e sulla crisi umanitaria del paese.

I canali sempre aperti con Maduro della diplomazia vaticana
Quale politica quindi è stata seguita? Pur senza entrare da tempo nel merito della crisi politica, gli uomini del Papa hanno pur sempre mantenuto una distanza critica dalle posizioni più oltranziste dell’opposizione, ed hanno tenuta aperta, con i gesti prima ancora che con le parole, la possibilità di un ritorno al dialogo. Alla cerimonia per l’insediamento di Maduro, il 10 gennaio, la Santa Sede non casualmente era presente con un suo rappresentante, perché «mantiene delle relazioni diplomatiche con lo Stato venezuelano», ha dovuto precisare nei giorni scorsi il direttore ad interim della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti: «La sua attività diplomatica ha come finalità promuovere il bene comune, tutelare la pace e garantire il rispetto della dignità umana. Per questo, la Santa Sede ha deciso di essere rappresentata nella cerimonia di inaugurazione della Presidenza, dall’Incaricato d’Affari ad interim della Nunziatura Apostolica di Caracas. La Santa Sede e i Vescovi del Paese - ha proseguito il portavoce vaticano - continuano a lavorare assieme per aiutare il popolo venezuelano, che soffre le implicazioni umanitarie e sociali della grave situazione in cui versa la Nazione».

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