colpo di scena

La Cina gela Jack Ma: sospesa l’Ipo di Ant Group, la più grande della storia

Lo Shanghai Stock Exchange ha indicato il rischio per il gruppo di Jack Ma di non rispettare «i requisiti di quotazione o i criteri relativi alla corretta divulgazione delle informazioni». Sospensione anche a Hong Kong. Cadono le azioni Alibaba a Wall Street

di Alberto Annicchiarico

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(Afp)

Lo Shanghai Stock Exchange ha indicato il rischio per il gruppo di Jack Ma di non rispettare «i requisiti di quotazione o i criteri relativi alla corretta divulgazione delle informazioni». Sospensione anche a Hong Kong. Cadono le azioni Alibaba a Wall Street


3' di lettura

Lo Shanghai Stock Exchange ha annunciato la decisione di sospendere l'Ipo attesa per giovedì di Ant Group, società controllata dal fondatore di Alibaba, il cinquantaseienne miliardario Jack Ma. La decisione è giunta poche ore dopo che lo stesso Ma è stato convocato insieme al presidente di Ant, Eric Jing e all'amministratore delegato, Simon Hu, per un colloquio con i rappresentanti della banca centrale e l'autorità che vigila sulla Borsa. Lo versione dello Shanghai Stock Exchange, riportata dall’agenzia di stato cinese Xinhua, è che il gruppo aveva segnalato importanti problemi, inclusi cambiamenti nel contesto di supervisione ai servizi di tecnofinanza, che avrebbero potuto provocare il mancato rispetto dei requisiti di quotazione o dei criteri relativi alla corretta divulgazione delle informazioni. Ma secondo fonti citate da Bloomberg i regolatori hanno detto ai vertici di Ant Group che non ci sarà Ipo senza nuovi requisiti di capitale (e in particolare aumenti alle unità di microprestiti) e senza nuove licenze per operare su scala nazionale.

L'Ipo di Ant Group, affiliata del colosso dell’e-commerce Alibaba, che ne controlla il 33%, avrebbe dovuto portare tra 48 ore al collocamento di azioni per 34,5 miliardi di dollari sia alla borsa di Hong Kong che a quella Shanghai. In una sola frase, la più grande Ipo nella storia finanziaria globale, che avrebbe regalato alla fintech cinese (730 milioni di utenti al mese) una valutazione di oltre 310 miliardi, vicina a quella della seconda banca Usa, Bank of America (febbraio 2020, fonte Statista).

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Ant Group, che si è scusata con gli investitori, ha fatto sapere di avere sospeso anche la quotazione a Hong Kong e che attenderà ulteriori comunicazioni dei regolatori riguardo ai prossimi sviluppi.

Secondo altre indiscrezioni, nell'incontro di ieri i vertici di Ant sarebbero stati informati della decisione delle autorità di stringere i controlli sulle attività di prestiti online e in quest'ottica anche l'operato di Ant sarebbe stato sottoposto a uno scrutinio più stringente. La stessa autorità cinese di vigilanza sul settore bancario e assicurativo ha pubblicato ieri la bozza di una nuova regolamentazione che mira a stringere i bulloni sulle attività di credito mettendo limiti alle aree di competenza, alla leva finanziaria e alle licenze.

Che il settore dei prestiti fosse finito sotto osservazione era cosa nota anche perché negli anni si era creata una fitta trama di piccole banche in grado di sfuggire ai controlli. Quel che colpisce è la tempistica con cui è avvenuta la stretta dei regolatori di Pechino, ovvero a poche ore dalla doppia quotazione di un gigante fintech del credito che nel corso degli ultimi dieci anni era arrivato a crescere fino al punto di essere classificato “too big to fail”, e che rappresenta un avversario molto ostico per la banche tradizionali, controllate proprio dallo Stato.

La tensione era affiorata di recente quando Jack Ma, in un discorso durante un importante forum finanziario a Shanghai a fine ottobre, aveva dichiarato che l’eccessiva attenzione dei regolatori ai rischi poteva soffocare l’innovazione e che il rischio sistemico non è il tema, in Cina. Piuttosto, il rischio più grande è «l’assenza di un ecosistema finanziario» e le banche cinesi sono come «banchi dei pegni». Non è possibile «usare i metodi del passato per gestire il futuro», aveva detto il fondatore di Alibaba. Gli aveva poi risposto duramente, come riporta il New York Times, Guo Wuping, Direttore dell'Ufficio per la tutela dei consumatori, dicendo che le società fintech non dovevano essere considerate diversamente dagli altri operatori finanziari e anzi avevano commissioni più alte delle banche tradizionali, cosa che aveva messo nei guai numerose famiglie. Un avvertimento?

Intanto le azioni di Alibaba a Wall Street perdono oltre il 6% dopo un rosso del 9% nel premercato.

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