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La Brexit costa cara al vino italiano: tagli per 52 milioni l’anno

di Giorgio dell'Orefice

(Scarpiello Imagoeconomica)

3' di lettura

La Brexit rischia di avere un impatto pesante per il vino europeo e per quello italiano in particolare. Con penalizzazioni maggiori di quelle invece previste per l’agricoltura europea nel suo complesso. È quanto emerge da uno studio effettuato dal Ceev (Comité européen des entreprises vins, ovvero l’associazione europea delle industrie del vino) e che sarà diffuso in Italia nei prossimi giorni dall’Unione italiana vini.
Innanzitutto va detto che secondo stime ribadite a inizio gennaio anche dal Commissario Ue al Bilancio, Gunther Oettinger, il buco netto stimato per le casse Ue e legato all’uscita del Regno Unito dalla Ue oscilla tra i 12 e i 14 miliardi di euro che è in realtà il saldo tra quanto Londra corrisponde a Bruxelles e quanto invece riceve sotto forma di aiuti dalle casse comunitarie. Un buco che non potrà non lasciare segni sulle casse della Politica agricola Ue. E infatti gli scenari più accreditati vanno da una sostanziale invarianza dei finanziamenti (nel caso in cui gli Stati membri facciano fronte con contributi aggiuntivi ai tagli dovuti alla Brexit) fino a un taglio lineare del 30% sui contributi all’agricoltura (sia sotto forma di aiuti diretti che di contributi allo sviluppo rurale).

Il vino rischia penalizzazioni maggiori della media dell’agricoltura
È invece su uno scenario intermedio, e cioè di tagli alla Pac nell’ordine di un 10%, che si sono concentrati gli studi effettuati dal Ceev e che sono pervenuti a delle stime che nel caso del vino prevedono un taglio fino al 15% dei contributi al settore. Riduzioni che in valore e relativamente all’Italia, sarebbero pari a 372 milioni di euro in meno negli anni dal 2021 al 2027. Una somma che coincide con quanto è destinato oggi al vino italiano ogni anno (370 milioni di euro) per cofinanziare interventi che vanno dalla ristrutturazione dei vigneti agli investimenti in cantina dalle assicurazioni sul raccolto alla promozione del vino sui mercati internazionali. Una decurtazione che graverebbe quindi sul budget italiano del vino per circa 52 milioni l’anno.
Una mannaia per restyling dei vigneti e promozione del vino
Nel dettaglio delle singole misure, secondo le elaborazioni che sui dati stilati dal Comité Vin ha effettuato l’Unione italiana vini è previsto un alleggerimento più cospicuo sul capitolo di spesa storicamente più importante, le ristrutturazioni dei vigneti, che perderebbero circa 26 milioni annui. Ma un impatto significativo è atteso anche sulla promozione del vino all’estero (che vale circa 100 milioni di euro l’anno) e per la quale si prevede un taglio di 14 milioni.

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Penalizzate le leve della competitività del vino italiano
«Si tratta di previsioni preoccupanti che speriamo di riuscire a evitare – commenta il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti – perché si rischia di penalizzare in maniera significativa alcune leve chiave della competitività del vino italiano».
Secondo i dati dell’Uiv dal 2009 al 2016 con i fondi dell’Ocm vino sono stati ristrutturati 235mila ettari di vigneto, con oltre 56mila beneficiari dei contributi che, su questa specifica misura, in sette anni hanno superato il miliardo di euro. Per quanto riguarda invece gli investimenti in promozione, questi hanno favorito importanti progressi del vino italiano in mercati strategici come Usa, Canada, Russia, Giappone e Cina. I circa mille beneficiari, tra il 2009 e il 2016 hanno potuto contare su quasi mezzo miliardo di euro di contributi. Finanziamenti che hanno avuto effetti evidenti: nel periodo 2009-16, l’export di bottiglie made in Italy è balzato da 3,5 a 5,6 miliardi di euro (e nel 2017 si vicinerà a quota 6 miliardi), raddoppiando il fatturato sui mercati extra Ue.

«Queste spese a favore del vino – conclude Castelletti – si sono rivelate un investimento netto per l’economia europea, capace cioè di generare ricchezza. Il negoziato è ancora lungo e faremo di tutto per far pesare i numeri del vino. Un settore che a livello europeo assorbe appena il 2% del budget agricolo Ue ma genera esportazioni per 10 miliardi di euro (il 9% dei 117 dell’intero settore agroalimentare). Lotteremo perché il vino mantenga la propria specificità e il proprio budget all’interno del settore agricolo Ue. Questo sarà il primo dossier che porteremo al tavolo del prossimo ministro dell’Agricoltura».

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