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La Brexit frena gli autotrasportatori italiani

Molti operatori del trasporto stradale iniziano a rifiutare i viaggi verso il Regno Unito per i troppi oneri doganali. A rischio intere filiere industriali del Made in Italy

di Marco Morino

Brexit, il movimento di camion e traghetti al porto di Dover

Molti operatori del trasporto stradale iniziano a rifiutare i viaggi verso il Regno Unito per i troppi oneri doganali. A rischio intere filiere industriali del Made in Italy


3' di lettura

Siamo già alla rinuncia del viaggio, dopo sole due settimane dal ripristino dei controlli e delle formalità doganali tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea. L’uscita del Regno Unito dalla Ue frena l’autotrasporto merci e mette a rischio l’export di intere filiere industriali italiane, a partire dall’agroalimentare, fino all’automotive e alla componentistica. A risultare penalizzati sono soprattutto i prodotti ortofrutticoli, che richiedono tempi di consegna molto rapidi. «È difficile fare dogana», ammettono gli autotrasportatori.

L’impatto

Le nuove procedure imposte dalla piena applicazione della Brexit, in vigore dal 1° gennaio 2021, stanno aumentando in modo significativo il costo del trasporto stradale da e per la Gran Bretagna. Dice Andrea Manfron (Fai-Conftrasporto): «Secondo le prime stime, il costo al chilometro, a fronte di una media precedente che oscillava tra 1,5 e 3 euro per un viaggio spot, di fatto è già raddoppiato». Incalza Antonio Laghezza, imprenditore spezzino della logistica e presidente di Confetra Liguria: «Un camion costa in relazione a quanto sta in moto. Più il tempo passa e più costa. E con la Brexit i tempi di trasporto si sono allungati di molto. Certi settori, penso all’alimentare, non sopportano un allungamento nelle tempistiche. Il problema, per il made in Italy diretto in Gran Bretagna, è evidente».

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Non c’è solo un allarme da parte degli operatori della logistica sui costi del trasporto, ma anche su adempimenti e verifiche doganali, che rallentano i flussi di merci in entrata e in uscita dal mercato britannico e creano difficoltà rispetto al passato. Nei giorni scorsi alcune associazioni europee di autotrasportatori hanno informato la Road Haulage Association (Rha), l’associazione degli autotrasportatori britannici, che diversi associati stanno addirittura rifiutando viaggi verso la Gran Bretagna.

Nodo documentazione

Uno dei problemi, non solo dei vettori stranieri ma degli stessi britannici, è comprendere come compilare la documentazione doganale per l’accesso in Gran Bretagna. E tra le imprese che rinunciano ai viaggi verso Londra ci sarebbero anche degli autotrasportatori italiani, soprattutto imprese di piccole dimensioni, spaventati dalla complessità delle procedure. Lo spiega Thomas Baumgartner, presidente di Anita (Confindustria) e titolare del gruppo Fercam, una delle maggiori imprese italiane di autotrasporto: «L’Inghilterra si è presentata all’appuntamento con la Brexit e con il 1° gennaio totalmente impreparata. Le dogane inglesi non sono assolutamente in grado di fronteggiare la mole dei nuovi adempimenti richiesti con l’abbandono del mercato unico. Ci sono autisti che sbarcano in Inghilterra e si devono letteralmente arrangiare sul posto per svincolare la merce. I gruppi più grandi e attrezzati come Fercam, che è presente in gran Bretagna con proprie filiali, sono in grado di fronteggiare l’emergenza e svincolare le merci in tempo veloce. Ma i più piccoli vanno in sofferenza e alcuni preferiscono rinunciare». Osserva Laghezza: «Nel tempo potremmo assistere a un mutamento nella composizione dei flussi di merce diretti verso il Regno Unito. Si rischia un vero e proprio effetto sostituzione, che potrebbe penalizzare alcuni settori merceologici italiani».

Conto salato

Baumgartner illustra alcune cifre per spiegare i danni potenziali causati dalla Brexit al made in Italy: «Ciascuna operazione doganale costa circa 80 euro per camion. Ma a seguito delle difficoltà doganali e della carenza di vettori, che rifiutano i viaggi in Gran Bretagna, i noli per l’Inghilterra sono già raddoppiati, fino a 7-8mila euro per singolo trasporto. Ciò significa un costo aggiuntivo fino a 200 euro a tonnellata per la merce esportata nel Regno Unito. Per Fercam, che da sola fa circa 20mila trasporti l’anno con la Gran Bretagna, significa un costo supplementare di 80 milioni di euro. Anche se Fercam è uno dei maggiori operatori italiani per i trasporti da e verso il Regno Unito, immaginiamo quanto possa valere questa cifra se moltiplicata a livello nazionale su tutta la merce italiana esportata verso Londra».

Le mosse dell’Agenzia delle Dogane

In soccorso agli autotrasportatori italiani si sta già muovendo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm). Lo dichiara il direttore dell’Adm, Marcello Minenna: «Per facilitare l’espletamento degli adempimenti doganali, Adm ha avviato varie iniziative di semplificazione e snellimento delle procedure legate alle operazioni di esportazione. Tra queste c’è la dogana a chilometro zero, che permette ai nostri esportatori di presentare la dichiarazione di esportazione presso l’ufficio doganale fisicamente più vicino o anche direttamente dalla loro azienda attraverso procedure telematiche. In tale ultimo caso l’operatore economico dovrà prima ottenere da Adm l’autorizzazione all’uso del proprio stabilimento come luogo approvato per il regime dell’esportazione, e saranno quindi i funzionari dell’Agenzia a recarsi in loco per il sopralluogo fisico».

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