Gran Bretagna

La Brexit non scoraggia le imprese italiane: Londra crocevia con il resto del mondo

Il Regno Unito è la quarta destinazione per l'export di mobili dopo Francia, Germania e Stati Uniti. La capitale è un hub globale cruciale per i grandi progetti di sviluppo residenziale e del settore alberghiero

di Nicol Degli Innocenti

3' di lettura

Non c’è Brexit o pandemia che tenga: la Gran Bretagna resta un mercato chiave per le imprese italiane del design. Alcune, come Lema e Scavolini, stanno rafforzzando la loro presenza mentre altre, come Italian Design Brands (Idb) hanno aperto una filiale di recente, sfidando le difficoltà e puntando sulle opportunità. Il Regno Unito è la quarta destinazione al mondo per i mobili italiani dopo Francia, Germania e Stati Uniti. Nel primo trimestre 2021 le esportazioni sono aumentate dell’8,4%, toccando i 154 milioni di euro. Per quanto importante, il mercato britannico è però solo una parte della storia: la presenza a Londra per il design italiano rappresenta anche un trampolino di lancio globale.

«Il mercato britannico è strategico sia per la quota di mercato che rappresenta sia perchè Londra è un hub cruciale a livello mondiale per i grandi progetti residenziali e di hotel», spiega Umberto Salon, managing director, Lema Uk. Londra è la capitale del settore contract, le forniture di arredo, cucine, design e illuminazione per hotel, hospitality e retail in tutto il mondo. Grandi progetti dall’Australia a Hong Kong sono gestiti da studi basati qui con centinaia di architetti, interior designer e collaboratori. «Londra è un centro propulsivo e offre straordinarie possibilità di business su scala globale -, afferma Fabiana Scavolini, amministratore delegato Scavolini -. Nel 2015 abbiamo aperto la branch Uk e la nostra presenza è forte, strutturata e in continua crescita, con importanti store monomarca e un intenso programma di nuove aperture per consolidare la nostra presenza in modo capillare, rafforzare le relazioni con i partner locali e costruirne di nuove».

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Poter garantire il “made in Italy”, simbolo di qualità, design e prestigio, è un vantaggio competitivo sul mercato britannico.

«Londra è e resterà il principale centro per il design e l’arredo, è la capitale mondiale dell’illuminazione e l’Italian lifestyle è molto apprezzato», afferma Giorgio Gobbi, managing director di Idb e amministratore delegato di Idb Uk.

Per questo il gruppo, pur già presente sul mercato da molti anni con un network di rivenditori, ha deciso di aprire la filiale londinese quest’anno come vetrina per i suoi sette brand. «Presentarci al mercato b2b come gruppo ci ha aperto tante porte e stiamo già potenziando la filiale», spiega Gobbi. L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, diventata operativa il 1° gennaio scorso, ha creato ritardi e intoppi. «Brexit ha determinato maggiori complessità - spiega Scavolini -. I nostri distributori hanno dovuto adottare un nuovo modello di import basato su agenti e tasse doganali e procedimenti burocratici più lunghi e complessi, che inevitabilmente incidono sui costi». Negli ultimi mesi però molti problemi iniziali sono stati superati. «Brexit sta avendo un impatto minore di quanto ci eravamo prefigurati -, afferma Gobbi -. Non stiamo incontrando grandi difficoltà, c’è una dogana di mezzo ma il mercato è fluido».

Le precauzioni prese a causa di Brexit hanno aiutato Lema a gestire i problemi causati dalla pandemia, spiega Salon: «Abbiamo portato in anticipo i materiali dall’Italia nel Regno Unito e questo ci ha aiutato anche con il Covid, quindi anche il 2020 è stato un anno positivo».

In un settore così competitivo è cruciale mantenere la qualità del “made in Italy” ma anche adattarsi alle richieste in costante evoluzione del mercato. «Lo sforzo di miglioramento è continuo -, afferma Salon -. Dobbiamo sempre alzare l’asticella per adeguarci alle esigenze del cliente».

L’EXPORT
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