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La Brexit della Premier League apre le porte alla Serie A

Braccio di ferro tra la FA e i club inglesi sul visto ai giocatori europei. La “Ronaldo Tax” attirerà calciatori in Italia, ma la Serie A perde un mercato di sbocco.

da Londra Simone Filippetti

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Braccio di ferro tra la FA e i club inglesi sul visto ai giocatori europei. La “Ronaldo Tax” attirerà calciatori in Italia, ma la Serie A perde un mercato di sbocco.


3' di lettura

La Brexit va nel pallone. In senso letterale: l'addio della Gran Bretagna all'Unione Europea si abbatterà come un ciclone anche sul mondo del calcio. Con la de-industrializzazione del paese, il calcio in Uk è diventata una delle voci più importanti per l'economia del paese: la Premier League è il campionato più ricco, più forte e più seguito del mondo.
Nelle casse della FA 6 miliardi di sterline di ricavi soltanto dai diritti tv, a cui sommare altri miliardi movimentati tra gli stipendi dei calciatori, che hanno un tenore di vita molto alto (e a cascata muovono i consumi), e poi la gestione dei club, tra abbonamenti, stadi e indotto (merchandising, consumi indiretti, ecc.).
Il calcio è una macchina economica che muove punti di Pil e dà lavoro a migliaia di persone. Solo che il 31 dicembre 2020 la Gran Bretagna uscirà definitivamente dalla Ue, dopo quasi 50 anni. E dal 1 gennaio 2021, tutti i giocatori europei che militano nella Premier League e nelle serie minori saranno degli stranieri a tutti gli effetti.

Braccio di ferro tra la FA e i club

Degli effetti della Brexit sull'industria dello sport, se n'è parlato in un convegno organizzato dall'Ambasciata italiana di Londra organizzato da Belluzzo International, studio professionale italiano con base a Londra; la compagnia assicurativa Lombard International e Wealth&Trust. Il primo problema saranno i permessi di lavoro dei giocatori. Attualmente, i calciatori europei possono circolare liberamente dentro e fuori dal Regno Unito senza limiti di tempo nè restrizioni di alcun tipo.
I giocatori extracomunitari hanno invece bisogno del Gbe (Governing body endorsement), una sorta di permesso di soggiorno lavorativo. Normalmente, la FA concede automaticamente un Gbe a un giocatore se ha partecipato a un numero minimo di partite internazionali con la Nazionale del proprio Paese.
La percentuale di presenze in Nazionale varia in base alla posizione occupata dalla Nazionale nei Fifa World Ranking. In casi eccezionali, la “fama” del calciatore può bastare per ottenere il permesso. Con la Brexit, però, anche la fedina penale diventa rilevante: secondo le regole dell'Home Office, una persona condannata a una pena detentiva non può̀ ottenere un visto di lavoro nel Regno Unito. Questo è stato il caso di Serge Aurier, il difensore ivoriano (ma con passaporto francese) del Tottenham che ha faticato per ottenere il permesso a causa di guai con la giustizia. Sulla Brexit si sta giocando un, per ora silenzioso, braccio di ferro tra la FA, che vorrebbe un'applicazione rigida delle regole di immigrazione, per favorire le “cantere” inglesi; e i club che invece temono di perdere appeal se non potranno ingaggiare i campioni stranieri. Nello scontro tra il sovranismo della lega calcio inglese e il globalismo dei club (nessuna delle principali squadre inglesi è di proprietà locale).

Opportunità per la Serie A

Tra i due litiganti, la Serie A potrebbe essere il classico terzo che gode. La Brexit costringerà giocatori ad abbandonare il campionato inglese. E per l'Italia, si apre un'opportunità. Da alcuni anni, ricorda Alessandro Belluzzo, managing partner della Belluzzo International LLP, «l’Italia ha varato interessanti incentivi fiscali per invogliare dei cittadini stranieri a prendere la residenza». È la Flat Tax, soprannominata “Ronaldo Tax” perché usata dal campione portoghese quando è approdato alla Juventus: si versano 100mila euro all'anno come forfait su ogni reddito estero portato in Italia.
Dopo CR7, molti calciatori stranieri che oggi militano in Premier, potrebbero scegliere la Serie A, dove pagherebbero poche tasse, legalmente, mentre il paese attirerebbe contribuenti dall'alto potere di spesa. Un'eventuale “Soccexit” della Gran Bretagna però avrebbe dei contraccolpi negativi sull'industria del calcio italiana: oggi la Serie A è un mercato di esportazione proprio verso il Regno Unito. «L'Italia vende calciatori al Regno Unito» nota Guido Fienga il ceo della As Roma: il flusso va da un campionato meno ricco a uno più ricco. Se dunque con la Brexit l’Italia diverrà attraente per gli sportivi comunitari oggi in UK, per la Serie A verrà meno un tradizionale mercato di sbocco.
L'esito più probabile è che si arrivi a un compromesso: fare la Brexit ma mantenere la Premier come il principale campionato di calcio al mondo, in ossequio al pragmatismo inglese, è l'opinione di Gianfranco Zola, pluricampione dei Due Mondi e oggi manager. Aleggiano, però molti dubbi: ogni settore toccato dalla Brexit sta invocando eccezioni o soluzioni su misura. E se il Governo concedere a un'esenzione a qualcuno, poi dovrebbe farlo con tutti. Ma così rischia di annacquare la Brexit, per la quale invece è stato eletto.
Il calcio sarà un grosso dilemma politico nei mesi a venire.

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