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La «buona politica» di Marta Cartabia, che cita papa Francesco

Il nome della vice presidente della Corte costituzionale circola nella lista dei possibili candidati alla presidenza del Consiglio. Nella prefazione al libro di padre Occhetta c’è qualche “indizio” della sua visione politica

di Francesca Milano


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2' di lettura

«L’urgenza della buona politica: non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza delle fazioni, delle ideologie o dei centri di interessi, o addirittura preda della corruzione; ma della buona politica, che è, cioè, capace di includere, che sa essere coraggiosa e prudente allo stesso tempo, responsabile, collaborativa, disposta a lasciare le sue buone idee, senza abbandonarle, per metterle in discussione con tutti nella ricerca del bene comune».

Sta in questa frase - inserita nella prefazione al libro di padre Francesco Occhetta “Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi” - il pensiero di Marta Cartabia, vice presidente della Corte costituzionale dal 2014 e oggi tra i nomi papabili per la presidenza del Consiglio, che proprio in queste ore si trova sul Gran Paradiso con marito e figli.

Cartabia ha 56 anni ed è professore ordinario di diritto costituzionale all’Università Bicocca di Milano. È nata a San Giorgio su Legnano e si è laureata con lode in giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano nel 1987 con una tesi dal titolo «Esiste un diritto costituzionale europeo?».

Già lo scorso anno il nome di Marta Cartabia era comparso nella lista dei possibili premier e anche lo scorso 13 agosto - come riportato dal Sole 24 Ore - si era tornati a fare il suo nome.

«Marta Cartabia potrebbe essere un’ottima candidata a Palazzo Chigi, attuale giudice costituzionale, docente universitario, persona colta, fidabile e affidabile, non appartiene a partiti ma ha ampia visione politica», scrive su Twitter proprio padre Occhetta, autore del libro per il quale Cartabia ha scritto una prefazione che va da papa Francesco a Carl Schmitt, il filosofo che ha teorizzato la politica dell’amicus-hostis.

All’idea di una società fondata sull’ostilità e sulla costante ricerca di un nemico («L’identificazione di un nemico, la sua distruzione e la contrapposizione frontale con tutte le sue proposte e, infine, la guerra sono le caratteristiche ricorrenti nella storia di ogni agire politico che si fa assoluto, che pretende di collocare il cielo in terra», scrive Cartabia) la candidata premier contrappone una politica “francescana” basata sulla «concordia polifonica dei diversi».

Riferendosi al papa, la vice presidente della Corte costituzionale scrive che «il suo è un pensiero della riconciliazione» e, riferendosi al libro di padre Occhetta, scrive che «il primo merito di questo volume è anzitutto quello di raccogliere il richiamo del Pontefice a non trascurare la dimensione pubblica della vita di fede».

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Se dovesse davvero diventare presidente del Consiglio - il primo presidente donna nella storia d’Italia - Marta Cartabia dovrà mettere in pratica quanto teorizzato all’interno della prefazione del libro “Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi”: «La storia della salvezza è segnata da un instancabile invito a costruire e ricostruire con energia indomita». Costruire attraverso un dialogo, perché «il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica», scrive citando un’omelia del cardinal Ratzinger.

Un messaggio che Cartabia “manda” anche a i partiti politici - M5S e Pd - che stanno tentando di trovare una forma di accordo.

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