Afghanistan

La caccia all’Isis che lega le mani a Biden: la missione non è finita

L’impegno a trovare i responsabili dell'attentato all'aeroporto di Kabul rende impossibile un vero ritiro degli Usa dall'Afghanistan

di Marco Valsania

Biden: riporteremo a casa tutti gli americani dall'Afghanistan

3' di lettura

Una «giornata molto difficile». Erano state queste le prime parole di Joe Biden, la sera di giovedì 27 agosto, nel discorso alla nazione dopo gli attentati a Kabul costati la vita ad almeno 13 soldati americani. Una frase con la quale, prima della politica, ha voluto riassumere lo shock, la commozione, il tributo a vittime e eroi di un’intera nazione che rivendica di non arretrare davanti alle sfide più drammatiche. Quella frase, però, nasconde un’altra verità: dure giornate, forse più dure, aspettano la Casa Bianca all’uscita dall’Afghanistan.

Evacuazione in stato di assedio

Biden fa anzitutto i conti con il rischio immediato di continui attacchi anti-americani a Kabul, che minacciano il completamento di un’evacuazione già rivelatasi caotica. Il Pentagono ha lanciato nuovi allarmi su kamikaze, autobombe e razzi. Ma c'è di più: lo spettro del ritorno di organizzazioni terroristiche, in Afghanistan e altrove, in grado di mettere in dubbio l’intera strategia di ritiro. L'erosione della credibilità tra alleati internazionali, mal consultati, e avversari. L'incombere di altri nodi irrisolti, che richiedono la leadership Usa, è salito fin da ieri alla ribalta con l'incontro tra Biden e il neo-premier israeliano Naftali Bennett: per disinnescare la minaccia nucleare posta dall’Iran, ha detto Biden, la diplomazia è la strada maestra, altrimenti esistono «altre opzioni».

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Afghanistan, strage a Kabul. Biden commosso: non perdoneremo

Sul fronte interno Biden fa i conti con tassi di approvazione in calo, ai minimi della sua presidenza, al 47 per cento. Sono partite offensive dell'opposizione repubblicana, comprese richieste di sue dimissioni, ma critiche si sono levate dagli stessi ranghi democratici. Il presidente può contare sulla tradizionale unità americana davanti ai drammi. E ha fatto proprie nuove promesse che trovano eco nel Paese: che porterà a termine, con rapidità, la missione di evacuazione. Che farà giustizia dei responsabili degli attentati: «Non perdoneremo, non dimenticheremo, vi daremo la caccia e ve la faremo pagare». Promesse che diventeranno anche nuovi test: il completamento dell'evacuazione e la punizione dei mandanti di un'operazione rivendicata dall’Isis.

Pressing per una controffensiva immediata

Già qui non mancano tensioni: sono partite richieste di immediate controffensive militari, di riunioni d’emergenza del Congresso e di estensioni della scadenza dell’abbandono di Kabul il 31 agosto. Il capogruppo repubblicano alla Camera Kevin McCarthy ha proposto una legge per vietare il ritiro totale delle truppe finchè tutti gli americani non siano in salvo. La senatrice Marsha Blackburn ha chiesto dimissioni in massa dell'amministrazione. Due deputati conservatori hanno presentato articoli di impeachment contro il segretario di Stato Antony Blinken. Qualcuno ha anche fatto leva su sentimenti anti-immigrazione per attaccare l’accoglienza di migliaia di profughi afghani. Tra i democratici, le critiche più severe sono giunte dal senatore Robert Menendez, che ha denunciato accordi che affidino ai talebani la sicurezza degli americani. Più d’uno ha preso di mira l'inadeguata pianificazione della missione: «Avremmo dovuto iniziare l’evacuazione mesi or sono, in modo metodico», ha detto il veterano di guerra e deputato Jason Crow.

Il parallelo con la Baia dei Porci

Ma anche dentro gli Stati Uniti, per l'amministrazione, le battaglie vanno oltre evacuazione e pericoli immediati. L’ha chiarito l’ex segretario alla Difesa Leon Panetta, decano democratico: l’incubo è quello di essere costretti a riportare truppe in Afghanistan dopo il ritiro. «Dovremo tornare per affrontare lo Stato Islamico. E probabilmente al-Qaeda quando risorgerà, come farà», ha avvertito. Panetta aveva già apostrofato l'abbandono di Kabul come un fallimento da Baia dei Porci. Biden, nel discorso alla nazione, ha affermato di assumersi piena responsabilità della decisione sull’Afghanistan. Ha riaffermato che il ritiro totale è la conclusione necessaria di vent’anni di conflitto. Che sarebbe sempre e comunque stato un passo difficile. Nuove “difficili giornate” potrebbero tuttavia aspettare al varco la sua Casa Bianca.

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