l’emergenza al sud

La Calabria prova a difendersi, ma i letti in terapia intensiva sono già occupati dai pazienti ordinari

In migliaia sono rientrati dal Nord (quasi 2000 quelli che si sono autodichiarati) e si teme un aumento esponenziale dei contagi.

di Donata Marrazzo


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(ML Antonelli / AGF)

3' di lettura

Con 18 casi conclamati di Coronavirus, di cui due in terapia intensiva, oltre 900 isolamenti volontari, la Calabria cerca di difendersi dall'onda d'urto dell'epidemia. In migliaia sono rientrati dal Nord (più di 4000 quelli che si sono autodichiarati) e si teme un aumento esponenziale dei contagi. Come in Campania, dove si contano 147 casi di Covid-19, 4 persone decedute. In Basilicata 8 i positivi, 65 in Puglia dove in 9000, di ritorno dalle ex zone rosse e arancione del Settentrione, hanno compilato il modulo online di auto segnalazione.

Con l’entrata in vigore del decreto #iorestoacasa i confini, le stazioni ferroviarie, i terminal bus vengono presidiati dalla Protezione civile e dalla Polizia municipale. Controlli in Calabria anche per spostarsi da Cosenza a Rende, all’interno della stessa area metropolitana. Per il transito è necessario compilare l’autodichiarazione richiesta dal ministero dell’Interno.

60 medici di base in quarantena
A Cosenza, su disposizione del sindaco Mario Occhiuto, l’autostazione è stata per giorni sotto stretta sorveglianza. Chi è arrivato dal Nord è stato obbligato alla quarantena. L’isolamento è scattato anche per 60 medici di base che hanno avuto contatti con un informatore farmaceutico ora in rianimazione all'Annunziata. Restano senza assistenza sanitaria circa 70mila cittadini: «Una situazione preoccupante», commenta Silvestro Scotti, segretario della federazione Medici di medicina generale.

Infermieri per il test a domicilio
E sempre in Calabria, dove la diffusione del virus potrebbe più che altrove avere ripercussioni disastrose su un sistema già collassato - sul quale pesano dieci anni di tagli e commissariamenti e un decreto che di fatto ha aggravato ulteriormente la sanità - il distretto Esaro Pollino della Asp di Cosenza sta reclutando personale infermieristico disponibile a eseguire a domicilio il test per il Coronavirus.

Reggio Calabria (e area metropolitana), più posti in rianimazione
In tutta la regione, che conta 107 posti di ricovero ordinario nelle rianimazioni, al problema strutturale si sovrappone quello della carenza di personale. Ma si cominciano a individuare soluzioni: ai Riuniti di Reggio Calabria il blocco operatorio sarà trasformato in terapia intensiva. I reparti di malattie infettive e pneumologia saranno trasferiti nella torre chirurgica del Grande ospedale Bianchi Melacrino.
Il sindaco Giuseppe Falcomatà, dopo una riunione con i vertici della Asp e del Grande ospedale metropolitano ha chiesto più posti letto per le terapie intensive, anche per gli ospedali di Locri, Polistena e Melito di Porto Salvo. «È fondamentale, inoltre, procedere senza tentennamenti all'assunzione di medici e infermieri a tempo indeterminato, al rinnovo dei contratti come avvenuto in altre province calabresi – ha dichiarato Falcomatà - per rimediare alla grave carenza di personale sanitario che la scellerata gestione della sanità calabrese, negli anni, non ha saputo o non ha inteso risolvere».

Ai Riuniti tampone doppio
Il virologo dei Riuniti di Reggio Calabria Marco Conte – che opera con 2 tecnici di laboratori, tre biologi precari e 3 strutturati - per il momento ha il polso della situazione: «Nella tenda del pretriage eseguiamo due tamponi per fornire al paziente anche una diagnosi differenziale, oltre al risultato del test. La situazione è confinata ma non possiamo prevedere come cambierà lo scenario epidemiologico».

Un reparto Covid per Corigliano-Rossano
Il sindaco di Corigliano Rossano Flavio Stasi durante un sopralluogo con i tecnici ha individuato un'ala dell'ospedale – in cui si sono registrati due casi, gestiti poi dalle strutture di Cosenza - da destinare completamente all'emergenza Covid-19 con 4 posti di terapia intensiva e 8 subintensiva. «Serve solo qualche ventilatore e la volontà della Regione per far partire il reparto», dichiara Stasi.

Santelli, «Un ospedale Covid per ogni Asp»
«I posti in terapia intensiva sono già quasi tutti occupati da pazienti ordinari - avverte la presidente della Regione Calabria Iole Santelli – abbiamo predisposto il piano d'emergenza ma siamo consapevoli dei nostri limiti. Abbiamo bisogno almeno di altri 50 posti di terapia intensiva, 140 tra malattie infettive e pneumologia, attrezzature, personale medico e paramedico». Nel piano della Regione è prevista l'attivazione di un ospedale Covid-19 per ciascuna area o azienda sanitaria provinciale, «per accogliere eventuali pazienti positivi, sintomatici e che hanno necessità di assistenza sanitaria da parte di specialisti e di ausili. Individuati gli ospedali, attualmente dismessi, da destinare ad eventuali quarantene generalizzate». A Reggio Calabria, il nuovo ospedale Morelli, ad esempio, vanta tre reparti completi ma non ancora entrati in funzione, quello di Ematologia, Oncologia e Centro trapianti midollo osseo, con tecnologie avanzatissime, compresa la terapia intensiva. Serve solo l'accreditamento.

La reazione dei cittadini
Intanto, responsabilmente, i cittadini si organizzano e parte la gara di solidarietà con donazioni per molti ospedali della regione. Raccolti finora 33mila euro per l'Annunziata di Cosenza per l'acquisto di tutti i dispositivi di protezione. Quasi 45mila euro per i Riuniti di Reggio Calabria, 15mila euro per il Pugliese Ciaccio di Catanzaro.

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