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La Camera approva l’inchiesta per l’impeachment di Trump

I deputati americani hanno approvato una risoluzione che formalizza le procedure per continuare l'inchiesta di messa in stato accusa del presidente americano per l'Ucrainagate

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam


Trump non coopera, è guerra totale sull’impeachment

3' di lettura

La Camera dei rappresentanti ha approvato con 232 voti favorevoli e 196 contrari una risoluzione che formalizza le procedure per l'inchiesta sull'impeachment contro il presidente Donald Trump. Il “sì” era scontato perché i democratici hanno la maggioranza alla Camera.

Si tratta di una misura tecnica, una specie di road map che però rende ora cogente l'inchiesta portata avanti dal Congresso: l'amministrazione e il presidente non potranno rifiutare, come successo spesso nelle ultime settimane da quando è stata avviata l'inchiesta a fine settembre, di collaborare con le commissioni che indagano sul caso, offrendo le testimonianze e i documenti richiesti dai deputati.

La prima tappa nel voto
Si è trattato del primo voto in ogni caso legato all'inchiesta sul cosiddetto Ucrainagate. Due democratici hanno votato contro la risoluzione e la linea del partito: Jeff Van Drew, deputato dem del New Jersey e Collin Peterson del Minnesota. Tutti compatti i repubblicani che hanno votato contro la risoluzione dei democratici.

Justin Amash del Michigan, ex repubblicano confluito lo scorso anno nelle file degli indipendenti, ha votato a favore della risoluzione.

Casa Bianca: vergogna
La Casa Bianca, in una nota diffusa subito dopo il voto dalla nuova portavoce Stephanie Grisham contesta il procedimento definito «illegale e ingiusto» e parla di un «voto che danneggia gli americani», «una vergogna nello spudorato tentativo di distruggere il presidente». «Quella dei democratici è una folle ossessione», conclude la portavoce. Donald Trump, forse per preparare la sua difesa dopo il sì scontato al voto della Camera, oggi non aveva previsto nessun appuntamento in agenda. Parla della «più grande caccia alle streghe della storia. La truffa dell'impeachment sta danneggiando i nostri mercati finanziari, ma ai democratici non importa nulla» dice ancora Trump, riferendosi all'andamento in calo di Wall Street dopo il voto della Camera.

L’inchiesta
L'inchiesta della Camera sull'impeachment di Trump ha avuto inizio il 24 settembre, dopo le rivelazioni di un whistleblower dei servizi segreti sulle pressioni fatte da Trump durante una telefonata al presidente dell'Ucraina per indagare contro il figlio del candidato democratico John Biden, ex vice di Barack Obama.

«Fammi un favore»
“Devi farmi questo favore” chiede Donald Trump al leader ucraino Voldymyr Zelinski, nella telefonata che ha portato all'avvio della procedura di impeachment. Il favore è quello di collaborare con il segretario alla Giustizia William Barr e con l'avvocato personale Rudy Giuliani per investigare sulla società ucraina che ha nel board Hunter Biden, e cercare prove da ritorcere contro il suo avversario politico. Per otto volte Trump chiede a Zelinsky di indagare per corruzione la società dove lavora il figlio di Biden.

Interessi personali del presidente
La telefonata è del 25 luglio. E' venuta in luce perché profila la violazione delle leggi di finanziamento elettorale. L'uso della cosa pubblica per interessi personali da parte del tycoon. Aveva già usato questi metodi con Hillary Clinton con le email rubate prima del voto del 2016 che hanno portato all’inchiesta del Russiagate portata avanti per mesi dal super procuratore Robert Mueller, ma da privato cittadino candidato alle presidenziali. Questa volta però lo ha fatto da presidente degli Stati Uniti.

Il precedente di Nixon
Per questo motivo i deputati democratici hanno deciso di avviare la procedura di messa in stato di accusa per abuso di potere e violazione della Costituzione. Per molto meno Richard Nixon si era dimesso nel 1973 dopo lo scandalo Watergate. Ma ora i tempi sono cambiati e le accuse a Trump, come al solito, dividono in due il Paese e rischiano di essere un boomerang per i democratici. Perché il partito Repubblicano, come si è visto nel voto di oggi alla Camera, sostiene a spada tratta il suo presidente. E anche se la procedura di impeachment dovesse arrivare al voto definitivo è improbabile - a meno di clamorose rivelazioni - che possa venire approvata dal Senato dove il partito di Trump ha la maggioranza.

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