L’economia delle Regioni

Rapporto banca d’italia

La Campania rallenta nel 2018: frenano valore aggiunto ed export

La spesa dei Fondi Ue raggiunge il 13,9%

di Vera Viola


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4' di lettura

L’economia della Campania nel 2018 ha registrato un netto rallentamento rispetto al 2017: in frenata la crescita del valore aggiunto delle imprese, delle esportazioni e dell’occupazione. Aumentano invece gli investimenti delle imprese e cresce il turismo culturale. Secondo il Rapporto annuale sull’economia regionale di Banca d’Italia il quadro del 2018 è complessivamente negativo.

Una nota positiva riguarda la spesa dei fondi europei che raggiunge il 13,9% evitando il disimpegno dei fondi non spesi. Nel 2018, in Campania, la ripresa dopo la grande crisi, avviatasi nel 2014, si è indebolita. Il peggioramento congiunturale, che ha interessato la regione specie nell’ultima parte dell’anno, si è esteso a tutte le principali componenti dell’economia. Né gli operatori prevedono un rafforzamento della ripresa nei prossimi mesi.

Le imprese
Il valore aggiunto, secondo stime ancora preliminari di Prometeia, ha decelerato marcatamente nel 2018 in tutti i principali comparti di attività (meno dell’1% da 2,7 nel 2017). A ciò hanno contribuito la domanda estera e i consumi delle famiglie. Il rallentamento della domanda estera ha interessato sia le esportazioni di beni, in tutti i principali settori di specializzazione regionale, sia la spesa dei turisti stranieri in Campania. Anche le esportazioni, valutate a prezzi correnti, hanno rallentato: sono aumentate del 2,1% contro l’incremento del 5% del 2017; e sono cresciute meno che in Italia (3,1%). La decelerazione ha interessato i principali settori di specializzazione dell’export, a eccezione dell’aerospazio e del settore degli apparecchi elettrici.

Le imprese nel 2018 hanno accresciuto gli investimenti, in linea con quanto programmato a inizio anno. Grazie anche alle misure di incentivazione delle attività economiche tra cui i contratti di sviluppo. È migliorata la redditività e, nel contempo, si è attenuato il processo di uscita dal mercato. A questo proposito va precisato che il numero di procedure fallimentari a carico di imprese campane è sensibilmente diminuito (del 15,3 % ). Ciò riguarda sopratutto le società di capitali (‑16,5%) mentre il numero di fallimenti delle società di persone e delle ditte individuali è calato del 9,4%.

Il credito
Il rallentamento dell’attività economica si è riflesso sulla dinamica del credito alle imprese che si è indebolita . Il comparto manifatturiero ha accelerato in controtendenza rispetto agli altri l’accesso al credito. Mentre i prestiti alle imprese più rischiose, nuovamente ridotti nel 2018, hanno risentito sia di politiche di concessione più selettive sia di più contenuti livelli di domanda.

Il mercato del lavoro
Nel 2018 l’occupazione in Campania è calata, interrompendo la fase espansiva registrata a partire dal 2015. Gli addetti sono diminuiti nel settore dei servizi (‑0,9), in particolare nel comparto di commercio, alberghi e ristoranti (‑1,1), e dell’industria in senso stretto (‑0,8); sono invece cresciuti in agricoltura (2,4). Nel complesso l’occupazione in Campania è ritornata, già dal 2017, sui livelli registrati all'inizio della crisi in molti settori, a eccezione dell’industria in senso stretto e delle costruzioni. Il tasso di disoccupazione permane elevato, nonostante il calo del 2018. È calato infatti dello 0,5% ( al 20,4%) ma ciò è dovuto anche al calo del numero delle persone in cerca di lavoro (-3,8%).

Le famiglie
Il peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro ha inciso sui consumi delle famiglie che hanno nel complesso rallentato. La decelerazione non ha interessato i consumi di beni durevoli, sostenuti dalla dinamica degli acquisti di auto usate.

Turismo
Secondo Banca d’Italia nel 2018 gli arrivi e le presenze di turisti stranieri in Campania sono aumentati; ma la spesa ha rallentato rispetto all’anno precedente, in linea con la media nazionale. Tra i soggiorni di stranieri in regione prevalgono quelli per motivi di vacanza. Tra questi ha prevalso il turismo culturale che rappresenta circa il 41% del totale e poco più della metà dei viaggi per sola vacanza. Secondo dati del Ministero per i Beni e le attività culturali – rileva Banca d’Italia – in Campania i visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche statali sono aumentati del 3,5% nel 2018 rispetto all’anno precedente (4,6 in Italia). L’incremento è stato maggiore per gli istituti statali resi autonomi con la riforma del sistema museale statale avviata nel 2014 (4,8 %); tali afflussi si sono tradotti in una crescita degli introiti lordi da biglietteri del 28% (contro il 16,9 % registrato in Italia) per l'insieme dei siti, e del 29,4 per quelli autonomi (a fronte del 22,5 in Italia).

Fondi europei
In base al monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato, alla fine del 2018 i Programmi operativi regionali 2014–2020 (FESR e FSE) gestiti dalla Regione Campania mostravano una percentuale di avanzamento finanziario in netto aumento rispetto all’anno precedente: su una dotazione complessiva di quasi cinque miliardi, i pagamenti cumulati ammontavano al 13,9%, rispetto al 4,3 di fine 2017. Tale accelerazione, registrata in corrispondenza della prima rilevante scadenza legata alla cosiddetta regola dell'“n+3”, ha permesso di raggiungere il target previsto, evitando il disimpegno automatico delle risorse non spese entro tre anni dall'impegno sul bilancio comunitario. Nonostante l'incremento registrato nel 2018, il grado di attuazione finanziaria si manteneva inferiore alla media nazionale e a quella delle regioni meno sviluppate (Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria).

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