VITICOLTURA IN SARDEGNA

La cantina Sella & Mosca compie 120 anni

Fondata nel 1899 per mano dei due intraprendenti piemontesi che le danno il nome - l'ingegnere Sella, nipote del famoso statista Quintino Sella, e l'avvocato Edgaro Mosca - l’azienda di Alghero vuole diversificare il business e puntare anche sull’enoturismo

di Maria Teresa Manuelli


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La tenuta Sella e Mosca

3' di lettura

La Sardegna è una terra da sempre vocata alla viticoltura. Nell'isola, Sella & Mosca possiede il più vasto vigneto a corpo unico d'Europa: la proprietà I Piani, a nord di Alghero, si estende per 650 ettari, di cui quasi 560 ettari vitati. Un luogo che non può essere confuso con nessun altro, puntellato da oleandri, pini marittimi, palme ed eucalipti. A queste terre si aggiungono i piccoli appezzamenti della Gallura, nella parte nord orientale dell'isola (15 ettari) e di Giba, nel Sulcis, sulla costa sud occidentale, tra Capo Teulada e la catena montuosa dell'Iglesiente (6 ettari).

La storia
Fondata nel 1899 per mano dei due intraprendenti piemontesi che le danno il nome - l'ingegnere Sella, nipote del famoso statista Quintino Sella, e l'avvocato Edgaro Mosca - quest'anno ha celebrato i 120 anni di attività. Negli anni l'azienda ha continuato ad assolvere il ruolo pionieristico, introducendo con costanza nuovi metodi di lavorazione che hanno consentito la produzione di vini contemporanei, le cui caratteristiche rivelano la nuova tradizione dei vini sardi.
Dopo una parentesi con il Gruppo Campari dal 2002, Sella & Mosca nel 2016 entra a far parte del Gruppo Terra Moretti che le regala un nuovo slancio verso l'innovazione e il rispetto del territorio, passando totalmente al biologico e alla raccolta manuale.


«Il nostro obiettivo è proprio rafforzare la vigna, fare tornare la cantina a essere quello che è sempre stato nel suo Dna», dichiara Vittorio Moretti già ideatore di modelli di successo in Franciacorta (Bellavista e Contadi Castaldi) e in Toscana (Petra), con sua figlia Francesca, enologa e AD del Gruppo Terra Moretti vino. Oltre al passaggio al biologico, i Moretti hanno operato nell'ottica di un innalzamento della qualità e una più forte presenza nel canale horeca. «In questi tre anni – specifica Francesca – abbia fatto pulizia tra le linee, separando quelle destinate alla gdo da quelle per l'horeca ed eliminando alcune referenze ridondanti. Inoltre, grazie alla collaborazione con lo stilista Antonio Marras, abbiamo anche creato una gamma molto esclusiva interamente dedicata alle vinerie di qualità».


La produzione
Mentre il lavoro in vigna non si ferma. «Abbiamo trovato una situazione molto difficile al nostro arrivo, con vigneti che non erano all'altezza. In questo tre anni – spiega Vittorio – abbiamo rivoluzionato la vigna con grandi lavori, la zonazione, il passaggio al biologico e alla lavorazione manuale, e la consulenza del più grande conoscitore della vigna, ovvero Marco Simonit». All'atto dell'acquisto il business plan al 2020 stimava ricavi per 90 milioni e un Ebitda di 24 milioni, con un incidenza del 27%, ovvero una crescita del 10% l'anno per un quinquennio. Ma le due annate disastrose a causa del clima e la situazione viticola potrebbero aver ridimensionato questi progetti. L'attuale produzione, infatti, è di 6 milioni di bottiglie contro i 9,6 milioni prefissati nel 2016 come obiettivo. Ma i Moretti, persone di vino, non si lasciano scoraggiare e puntano anzi su nuovi progetti.


I nuovi progetti: un hotel di lusso
L’attività Accanto all'impegno enologico infatti, il Gruppo Terra Moretti sta realizzando il recupero architettonico e funzionale del vecchio centro aziendale, comprendente anche una piccola chiesa dedicata alla Madonna dell'Uva e articolato in suggestive cantine storiche insieme a padronali abitazioni d'epoca divenute oggi oggetto di attività agrituristica.
Oggi sono aperte al pubblico le cantine storiche, costruite nel 1903, l'enoteca e il piccolo museo, diviso nella sezione aziendale e in quella archeologica legata alla necropoli di Anghelu Ruju, scoperta negli stessi anni nell'area della neonata azienda e da cui prende nome uno dei vini prodotti. «Ci piacerebbe costruire un hotel di alto livello per dare un contributo in più al turismo di Alghero, che ha già tante belle strutture, ma noi vorremmo investire nel segmento del lusso», concludono. Il progetto è già stato affidato a Savin Couelle, architetto francese noto in Costa Smeralda e firma del celeberrimo Hotel Cala di Volpe di Porto Cervo.

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