ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùGLI EFFETTI DELLA PANDEMIA

La Caporetto del turismo: persi 65 milioni di ospiti in estate

L’effetto domino si abbatte su tutti i comparti dell’economia collegati - Secondo Demoskopika 50mila imprese del settore rischiano il fallimento

di Enrico Netti

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(AdobeStock)

L’effetto domino si abbatte su tutti i comparti dell’economia collegati - Secondo Demoskopika 50mila imprese del settore rischiano il fallimento


5' di lettura

Tempo di bilanci per il turismo. Gli alberghi d’Italia nell’estate 2020 hanno visto 148,5 milioni di presenze con la perdita di 65 milioni di ospiti rispetto al 2019. Un crollo a due cifre di clienti e pernottamenti ma nel caso dei 5 stelle si arriva all’80% e più. I bar e ristoranti nel primo semestre hanno perso 19 miliardi di ricavi e a fine anno il loro conto segnerà un rosso di oltre 24 miliardi. Attesi tagli occupazionali su base annua tra i 250mila e i 300mila addetti.

Saldi negativi

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Ko per lo shopping, terza voce di spesa per i turisti stranieri dopo alloggio e ristorazione. Senza di loro i negozi di abbigliamento e accessori, secondo Federmodaitalia-Confcommercio, hanno perso incassi per 5,7 miliardi. Altri 3 miliardi li hanno persi i gestori degli stabilimenti balneari. Nemmeno il turismo open air riesce a salvarsi e ha visto svanire circa 3,5 milioni di arrivi pari a circa 23 milioni di pernottamenti. Uno scossone alle fondamenta per un settore che realizza 5 miliardi di ricavi a cui si devono sommare altri 3 miliardi di ristorazione nei campeggi. Da non dimenticare quei 10 milioni di italiani che non si sono potuti permettere nemmeno un piccolo break lontano da casa. Anche per questo rischia il tracollo il settore dei tour operator. «Alla fine dell’estate registriamo una contrazione dei volumi totali sulla stagione pari al 90% rispetto al 2019. Tra qualche settimana si tornerà allo spettro del fatturato zero - avverte Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria Viaggi -. Per questa ragione Astoi ha attivato un canale con il ministero degli Esteri per aprire alcuni corridoi turistici secondo protocolli condivisi da implementare. Senza la riapertura di almeno alcune destinazioni per gli operatori del settore sarà il tracollo». Ai tour operator finora non è arrivato nessuno degli aiuti promessi, dalle risorse a fondo perduto stanziate lo scorso maggio dal Decreto Rilancio prima (25 milioni) e dal decreto agosto poi (ulteriori 240 milioni). Ezhaya chiede inoltre il rifinanziamento del fondo perduto per il turismo organizzato e la proroga della cassa in deroga oltre il 2020.

A causa del Covid-19 da qualsiasi parte si cerchi di analizzare l’estate 2020 si trovano solo saldi negativi in un effetto domino che si abbatte su tutti i comparti dell’economia dall’agroalimentare al commercio ai servizi. Il turismo da risorsa strategica del sistema paese, industria capace di produrre il 13% del Pil nazionale con il 15% degli occupati sta vivendo il suo anno più difficile, con una perdita di 100 miliardi secondo i calcoli di Confturismo-Confcommercio e Assoturismo-Confesercenti.

Un hotel su tre a rischio

Ieri creava ricchezza, posti di lavoro con circa 500mila stagionali impiegati in una estate “normale” negli alberghi della Penisola e comprendendo le altre attività collaterali si arriva a quasi un milione. Era il volano che trainava altri comparti e produceva ricchi gettiti per l’erario: i soli alberghi nel 2019 hanno versato 2 miliardi di Iva. Nel primo anno dell’era del virus cinese un hotel su tre è a rischio chiusura. A Milano, diversi albergatori hanno già avanzato la richiesta di concordato preventivo.

Servono i mini bond

Un quadro drammatico che nei giorni scorsi ha spinto Federalberghi, la Federazione del turismo organizzato, Federterme e Astoi-Confindustria Viaggi ha chiedere al Governo il varo di mini bond a scadenza 25 anni per fare superare alle aziende sane la tempesta. Inoltre Cassa depositi e prestiti ha varato il Fondo nazionale del turismo che forte di una dote di 2 miliardi acquisterà e rinnoverà hotel iconici a 5 stelle affidando a terzi la gestione alberghiera. «Un primo importante passo per la tutela del patrimonio imprenditoriale turistico italiano - spiega Marina Lalli, presidente di Federturismo Confindustria -. È evidente che per far fronte a questa situazione emergenziale servano ulteriori misure straordinarie. Ci auguriamo quindi di poter continuare la positiva interlocuzione con Cdp per trovare insieme strumenti finanziari adatti all’intera industria turistica». Inoltre Marina Lalli auspica che il Governo «per dare una spinta ai consumi abbassi per almeno 6 mesi l’aliquota Iva. Una misura particolarmente onerosa ma auspicabile se inserita nel piano al quale il Governo sta lavorando». In Germania fino a fine anno l’Iva è passata al 16 dal 19% e al 5 dal 7%. «Sarebbe fondamentale poter focalizzare la riduzione a quei settori, come il turismo, che sono stati duramente colpiti dalla pandemia - continua Marina Lalli -. Secondo l’istituto Demoskopika 50mila imprese del comparto rischiano il fallimento». Per quanto riguarda il bilancio dell’estate la presidente ricorda che «sono stati in vacanza 33 milioni di italiani con una spesa pro capite intorno ai 550 euro. Uno su quattro ha scelto destinazioni vicino a casa e la preferenza ha premiato il mare ma tutto si è concentrato in pochissimi giorni rispetto al passato quando si soggiornava per 7 o 10 giorni. Le città d’arte hanno sofferto per l’assenza dei turisti stranieri che si stima siano stati 25 milioni in meno rispetto l’estate 2019». Perché gli habitués degli alberghi di lusso, fanno sapere da Federalberghi–Confcommercio, provengono da Stati Uniti, Giappone, Russia, Australia, Brasile e Cina. Paesi senza voli aerei diretti con l’Italia.

Ristoranti deserti

Senza di loro, clienti affezionati della tavola italiana e delle specialità agroalimentari, i ristoranti sono rimasti deserti. Tra giugno e agosto hanno perso incassi per 5,2 miliardi di cui quasi i due terzi, circa 3,3 miliardi, legati all’indotto turistico. Secondo le rilevazioni Fipe per oltre otto imprese su dieci la stagione è andata male o molto male proprio a causa dell’assenza dei clienti stranieri. Se le città d’arte erano deserte o quasi la situazione delle spiagge non era molto diversa. «Nel comparto balneare si è registrata la buona affluenza soltanto nelle settimane centrali di agosto, nei week end di giugno e luglio e nelle località più rinomate come il Salento e la Versilia - sottolinea Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari -. Ma non basta per salvare la stagione».

Mancanza dei turisti stranieri, ridotta capacità di spesa degli italiani e l’incertezza sul futuro hanno tagliato di circa il 40% le presenze negli stabilimenti balneari. Una perdita da 3 miliardi per 30mila aziende che danno lavoro a 100mila addetti diretti e a un milione di indiretti.

Quest’anno anche le ambite spiagge della Sardegna non erano più le stesse. Secondo le analisi di Federalberghi e Confindustria Turismo le presenze sull’isola hanno visto una flessione di oltre il 70%. Solo tra il 5 e il 25 agosto le presenze sono risalite all’80% sul 2019. Tanti hotel stellati chiusi e chi aveva aperto puntava su un servizio light, con il personale al minimo. In ginocchio anche il comparto dei meeting ed eventi che prova la ripartenza. «Qualcosa inizia a muoversi e, per esempio, in due settimane tre case e club automobilistici hanno scelto Terme di Saturnia per attività di eventi dopo la drammatica crisi» racconta Massimo Caputi, patron delle centenarie terme riaperte lo scorso 3 settembre.

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