la svolta a kiev

La carica dei quarantenni di Zelenskiy, così riparte l’Ucraina

di Antonella Scott


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Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy, a sinistra, con il suo alleato Dmytro Razumkov, appena nominato speaker del nuovo Parlamento (Reuters)

5' di lettura

Per insegnar loro il mestiere di deputato, li hanno mandati a un campo estivo nei Carpazi. Dodici ore di lezioni al giorno per i 254 debuttanti che da giovedì siedono nei banchi della Verkhovna Rada, il Parlamento unicamerale ucraino che per la prima volta dall’indipendenza del 1991 ha un partito di maggioranza, espressione di un presidente, Volodymyr Zelenskiy, eletto a sua volta in aprile con il 73% dei voti. Un successo che si è ripetuto alle elezioni parlamentari di luglio, trionfo-bis per Zelenskiy e per il suo partito, Servitore del popolo. Il 43% dei voti, 254 seggi su 450. «Voi non siete nessuno», ripetevano al campo agli apprendisti parlamentari, età media 41 anni come il loro presidente, volti nuovissimi della politica scelti dagli elettori non per qualità personali - ancora sconosciute - ma in quanto espressione di un partito su cui gli ucraini hanno riversato in massa tutte le loro speranze. Pur di voltare pagina. Quanto durerà la luna di miele?

Corruzione, economia, Russia

C’è chi vede in questo incredibile ricambio generazionale una vera rivoluzione. Il capitale di fiducia affidato al presidente venuto dal mondo dello spettacolo - in modo piuttosto uniforme nel Paese - è enorme. «Nessun altro nella storia dell’Ucraina ha mai contato su risorse simili, a fronte di un’opposizione debole e divisa e forte di una tale popolarità - scrive Konstantin Skorkin, analista del Carnegie Moscow Center -. Zelenskiy è riuscito a unire un Paese diviso». Un’amministrazione completamente rinnovata è priva di ombre del passato ma anche di esperienza: questi “servitori” del popolo saranno all’altezza delle responsabilità? Gli ucraini chiedono - e Zelenskiy ha promesso - di liberare il Paese dalla corruzione spezzando il legame oligarchi-politici, di rilanciare (anche grazie al primo punto) l’economia, di trovare una via d’uscita alla guerra nel Donbass.

Il sostegno dei mercati

I mercati, e i creditori internazionali come l’Fmi che discuterà la ripresa del programma di aiuti, sembrano decisi ad appoggiare l’esperimento. Scommettendo sulla solidità del mandato di Zelenskiy, che a differenza dai predecessori non troverà ostacoli in Parlamento al programma di riforme di cui parla. Per realizzarlo potrebbe anche appoggiarsi a Golos (Voce), il partito di orientamento liberale, europeista e riformatore, della rockstar Sviatoslav Vakarchuk, allontanandolo dai 25 seggi conquistati dall’ex presidente Petro Poroshenko. Ma intanto Zelenskiy ha iniziato con l’affidarsi a qualcuno ancora più giovane di lui, Oleksiy Goncharuk, un avvocato di 35 anni, indicato giovedì al Parlamento come il nuovo primo ministro. È considerato un riformatore convinto.

Il nuovo primo ministro ucraino indicato da Zelenskiy: Oleksiy Goncharuk , un avvocato di 35 anni

L’Ucraina che volta pagina apre nuove prospettive per l’economia, in via di stabilizzazione dopo la grande crisi del 2014. In cerca di nuovi mercati, gli investitori internazionali hanno accolto la novità sottoscrivendo obbligazioni denominate in grivne - la valuta locale, tra le migliori del 2019 - e alleggerendo gli ingenti rimborsi sul debito a cui Kiev sarà chiamata quest’anno e il prossimo. Solo un inizio: non sono questi gli unici investimenti di cui ha bisogno l’economia per ripartire anche se la Banca centrale ucraina, a cui il calo dell’inflazione (al 9% in giugno) ha consentito di allentare il costo del denaro, ha migliorato dal 2,5 al 3% le previsioni di crescita per il 2019, e dal 2,9 al 3,2% quelle per il 2020, citando la stabilizzazione della domanda interna, un buon raccolto e il miglioramento della bilancia dei pagamenti.

Ma anche se ridotti, i tassi di interesse sono al 17%; e sulle prospettive per il futuro, all’incertezza politica si è sostituito il rallentamento dei partner commerciali, che non aiuterà le esportazioni ucraine. Senza dimenticare i pagamenti sul debito pubblico in scadenza. «Proseguire la cooperazione con i creditori ufficiali - scrive la Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo - resta cruciale per la continuazione della ripresa».

Il nodo del gas

Insieme al Fondo monetario internazionale Zelenskiy dovrà affrontare il problema delle importazioni e dei prezzi del gas: il contratto con Gazprom scade a fine anno, partita inserita inevitabilmente in quella dei rapporti con la Russia e della pace nel Donbass. Qui una soluzione naturalmente è possibile solo in collaborazione con Mosca, così come la lotta alla corruzione non si vince senza affrontare gli oligarchi, a partire da quello che avrebbe sostenuto Zelenskiy nella corsa alla presidenza, Ihor Kolomoiskyi: le promesse fatte agli ucraini sono terribilmente impegnative.

«Fin dalla sua inaugurazione a presidente Zelenskiy ha detto le cose giuste - osserva Matteo Patrone, managing director per Europa orientale e Caucaso alla Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo -. L’agenda riformatrice è estremamente chiara, i nomi che circolano generalmente affidabili. E il potere politico che ha accumulato lo rende di fatto indipendente: uno che ha la maggioranza dei seggi in Parlamento e che è stato eletto con il 73%, se è capace di un pensiero autonomo sicuramente lo eserciterà. Non ha bisogno di dipendere da Kolomoiskyi. Però, avendo vinto con un tale consenso, le aspettative sono molto elevate: Zelenskiy deve stare attento a non disperdere il capitale che ha accumulato in così breve tempo. In un sistema volatile come quello ucraino, se si mostrerà vicino al sistema costituito potrà perdere consenso molto velocemente».

Oligarchi patrioti

L’influenza di Kolomoiskyi e il futuro di PrivatBank, una delle principali banche ucraine un tempo controllata dall’oligarca ma nazionalizzata nel 2016 con uno “scoperto” di 5,6 miliardi di dollari, sarà uno dei primi banchi di prova per Zelenskiy e le sue professioni di fede nell’indipendenza della magistratura: che dovrà decidere il destino della banca mentre Kolomoiskyi, proprietario del canale tv per cui lavorava Zelenskiy nel suo passato di attore, è tornato in patria da un auto-esilio in Israele.

Oltre che con lui, il neopresidente dovrà trovare il modo di gestire gli altri grandi oligarchi dopo aver promesso agli elettori, che li considerano predatori delle ricchezze nazionali, di costringerli a venire a patti. Magari restituendo parte di quanto hanno avuto investendo nel Paese: nell’Est,in particolare, il fronte più sensibile e delicato.

Svolta con Mosca? Il regista ucraino Oleg Sentsov, in carcere in Russia con l’accusa di terrorismo, potrebbe essere tra i prigionieri di cui russi e ucraini stanno trattando il rilascio (nella foto dimostranti a Praga)

Che Zelenskiy - incoraggiato da uno scambio di prigionieri in via di definizione con Mosca - sembra deciso ad affrontare con un approccio innovativo: «Uno dei punti più qualificanti della strategia economica e politica della nuova amministrazione - dice Patrone - è accoppiare il negoziato con la Russia a un’attività di investimento in infrastrutture e nel settore privato nell’Est del Paese, dove il presidente vuole organizzare un Forum di investimenti. A Mariupol, molto vicino alla linea di contatto». Il confine con le regioni ora in mano ai separatisti: l’idea di Zelenskiy è occuparsi del conflitto e risolverlo, ma nello stesso tempo dare anche delle prospettive. Con il sostegno della comunità internazionale.

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