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La carne vegana di Planted scommette sull’Italia e chiude un round di finanziamento da 70 milioni

I capitali raccolti verranno utilizzati per lanciare una nuova linea di prodotti

di Gianni Rusconi

3' di lettura

Si è ritagliata uno spazio nel mondo foodtech grazie alla sua carne biostrutturata di origine vegetale, prodotta in un impianto in vetro a Kemptthal, in Svizzera, aperto in modo trasparente alla visione dall'esterno. Nata nel 2019 a Zurigo come spin-off del Politecnico svizzero ETH, Planted ha scommesso sulla proprietà intellettuale di un approccio che combina strutturazione di proteine alternative (di qualsiasi dimensione, forma e consistenza fibrosa) a quelle animali e biotecnologia e ha visto premiata la propria intuizione da vari riconoscimenti internazionali, in primis il primo posto conquistato nella Top 100 Swiss Start-up Awards edizione 2021.

Dopo un primo finanziamento di 36 milioni di euro chiuso l'anno passato, oggi Planted torna sulla scena annunciando un round Series B di 70 milioni guidato da L Catterton, la più grande società di private equity focalizzata sul mercato consumer al mondo, e che vede fra gli altri sottoscrittori alcuni soggetti già entrati in società (come Vorwerk Ventures, Movendo, Be8 Ventures, ETH Zürich Foundation e Yann Sommer) e nuovi investitori come Tengelmann Ventures.

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I capitali raccolti, come confermano i portavoce della startup, verranno utilizzati per lanciare una nuova linea di prodotti a taglio intero senza additivi (tra cui il petto di “pollo”), sostenere il processo di espansione internazionale e aumentare la capacità produttiva con la costruzione di un ulteriore sito fuori dai confini elvetici ma sempre e comunque in Europa per assicurare una catena di distribuzione (verso i consumatori) e di approvvigionamento delle materie prime che sia la più corta possibile.

Per Christoph Jenny, uno dei co-founder di Planted, l'operazione è un'ulteriore conferma della bontà di un progetto che ha portato l'azienda a crescere più velocemente di ogni altra realtà europea attiva nel campo delle proteine alternative. Oggi la società opera in modo consolidato in Svizzera, Germania, Austria e Francia e ha già compiuto un primo passo nei mercati di Regno Unito e Italia, dove è presente in circa 130 fra ristoranti e punti vendita. Parlando delle potenzialità della carne plant-based nel nostro Paese, Jenny ha confermato al Sole24ore come il giro d'affari attuale si aggiri intorno ai 150 milioni di euro, con una crescita prevista del 12% rispetto al 2021. «In Italia – ha aggiunto – crediamo ci sia molto margine di crescita in quanto si tratta di un mercato ancora agli albori se confrontato con gli altri Paesi europei».Il punto fermo della strategia di crescita di Planted rimane in ogni caso una “value proposition” che fa leva su gusto e texture distintivi, un'etichetta pulita e sulla naturalità di una gamma prodotti (kebab compreso) che comprende anche edizioni limitate realizzate in stretta collaborazione con chef stellati come Tim Raue (nel suo ristorante di Berlino entrerà a menu dal 15 settembre il petto di “pollo”) o Nenad Mlinarevic. La sfida da vincere, secondo Jemmy, è anche culturale e parte dal presupposto che «le attuali tecnologie e soluzioni per la carne a base vegetale non sono oggi in grado di sostituire più dell’1-3% del consumo di carne complessivo e quindi non hanno l'impatto sufficiente sul nostro sistema alimentare».

Per cancellare i dubbi dei consumatori relativamente a mancanza di gusto, prezzi generalmente poco accessibili e ingredienti discutibili e conquistare definitivamente il favore degli utenti flexitariani serve quindi creare, come dice convinto Jenny, “una carne migliore di quella proveniente dagli animali per gusto, costi, impatto ambientale, ingredienti e salubrità”.

L'obiettivo è quello di portare tutta la produzione Planted nella ristorazione e, successivamente, sugli scaffali degli operatori retail (street food, dark kitchen, hotel) e della grande distribuzione nel solco di un piano di espansione che prevede l'ingresso in altri mercati europei nel corso del 2023 e, per quanto riguarda l'Italia, l'ulteriore ampliamento del network di ristoranti partner su tutto il territorio nazionale fra cui spiccano fra gli altri i nomi di FUD Bottega Sicula a Milano, Catania e Palermo, Organya e Flora et Labora a Milano, Hapimag Resort Cavallino a Venezia, Tauer Bakery a Torino e Veg&Veg nel Mercato Centrale di Roma e Firenze. Lo scorso maggio, intanto, la startup ha ufficializzato il raddoppio della capacità produttiva arrivando alla tonnellata di carne vegetale l'ora e garantendo sempre e comunque il controllo diretto su tutto il processo di lavorazione. Archiviato il nuovo round, scatta ora la nuova fase partendo da principi “vecchi”: materie prime naturali, pochi ingredienti di alta qualità e un approccio science-driven.

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