competitività

La carta di Lucca modello di successo che attrae investimenti

di Silvia Pieraccini

(Bloomberg)

3' di lettura

È stato uno dei distretti italiani che ha resistito meglio nella lunga fase di crisi 2008-2015, continuando a crescere e a investire. Ora il distretto cartario di Lucca, specializzato nel tissue (carta per usi igienico-domestici) - 4,4 miliardi di euro di fatturato 2016, cui si aggiungono 800 milioni di meccanica per la carta, 200 aziende e 10mila addetti complessivi – rafforza la leadership europea accelerando l’attrazione di investimenti esteri e stimolando quelli delle imprese italiane.

L’ultima operazione arriva dalla multinazionale inglese Ds Smith, che si prepara ad ampliare la cartiera di Porcari per avviare la produzione di una nuova generazione di carta per imballaggio, al debutto in Italia, riciclata al 100% e con una grammatura inferiore del 30% rispetto a quelle presenti sul mercato, ma con la stessa resistenza. Pochi giorni fa era stato il gruppo tedesco Körber, che già possiede l’azienda leader nelle macchine per la carta Fabio Perini, ad annunciare l’acquisizione della Mtc di Porcari, produttore di macchine per fazzoletti e tovaglioli, 30 milioni di fatturato, 30% di ebitda e 60 dipendenti, che ora sarà sviluppata grazie a un progetto di Industria 4.0.

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I due investimenti si affiancano a quelli fatti dalle aziende italiane, nel distretto e oltreconfine: è proprio grazie al mix di multinazionali e di aziende familiari “robuste” (prima fra tutte Sofidel delle famiglie Lazzareschi e Stefani impegnata in un investimento greenfield da 300 milioni di dollari in Usa; ma anche Lucart della famiglia Pasquini, che sta aumentando la capacità produttiva in Italia e all’estero) che il distretto lucchese ha potuto continuare a correre e a innovare.

Proprio l’innovazione caratterizzerà l’investimento di Ds Smith - che nel distretto toscano possiede il più grande stabilimento italiano per carta per imballaggi da fibra riciclata, con 400mila tonnellate prodotte all’anno, un fatturato di 140 milioni e quasi 200 dipendenti – e che ora ha deciso di spingere su qualità e rispetto per l’ambiente.

«Concretamente significa che, con la carta che produrremo grazie al nuovo investimento, si potranno realizzare scatole di cartone con le stesse caratteristiche di quelle prodotte attualmente - spiega Massimo Santolini, general manager dello stabilimento lucchese Ds Smith - ma utilizzando il 30% in meno di fibre per metro quadrato, il 12% in meno di energia e il 20% in meno di acqua, e realizzando il 58% in meno di emissioni di Co2».

L’operazione prevede un ampliamento di 13mila metri quadrati nell’attuale area industriale e un aggiornamento tecnologico diretto a rendere più efficiente la produzione. Nel complesso si tratta di un investimento di almeno 50 milioni di euro, che potrebbero salire (fino a 100 milioni) a seconda delle scelte tecnologiche decise dalla multinazionale (che ha chiuso il bilancio al 30 aprile 2017 con ricavi per 4,78 miliardi di sterline).

«L’azienda ha deciso di innovare le attività produttive perché l’Italia rappresenta un mercato strategico in Europa», aggiunge Santolini. In Italia Ds Smith ha 27 stabilimenti e impiega 1.600 dipendenti lungo tutta la filiera, dalla raccolta e selezione del macero alla produzione di carta, fino alla fabbricazione di ondulatori e scatole. Secondo le previsioni, il 2017 sarà un anno di sviluppo per il settore del cartone riciclato. E Ds Smith vuole accelerare, contribuendo a ridurre anche il disavanzo della bilancia commerciale: oggi l’Italia importa più di 1 milione di tonnellate di carta per fare cartoni riciclati, con un saldo negativo di oltre 500 milioni. «Con questo intervento puntiamo a ridurre il disavanzo di circa il 25%», afferma il manager.

«Il progetto rafforzerà la nostra collaborazione con l’Università di Pisa e Lucca – conclude Santolini – e consoliderà lo stabilimento Ds Smith di Porcari e il distretto cartario di Lucca come polo virtuoso in termini di innovazione, qualità, efficienza e rispetto per l’ambiente».

Un traguardo che il distretto si sta conquistando anche attraverso le aggregazioni. Mtc è destinata a rivestire un ruolo strategico all’interno della divisione Körber Tissue guidata da Stefano Di Santo, sia per l’alta redditività, sia per la posizione di leadership mondiale conquistata nella tecnologia del “piegato”, che sta vivendo una stagione d’oro soprattutto in Cina. «Il mercato ci ha dato il motivo per muoversi, la Cina ci ha imposto la fretta», spiega Di Santo, che è anche ceo della Fabio Perini, 300 milioni di fatturato 2016 e sei stabilimenti nel mondo.

TUTTI I NUMERI DEL DISTRETTO CARTAIO DI LUCCA

Fonte: Stime CTN

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