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La casa eco senza spendere di più? Si può con digitale e prefabbricati

Le best practice dimostrano come con una attenta progettazione, l’eliminazione degli sprechi in cantiere e il calcolo delle esigenze energetiche, i prezzi sono simili a quelli dell’edilizia tradizionale

di Maria Chiara Voci

Guida al bonus edilizia: ecco i tetti di spesa (e quali lavori sono consentiti)

Le best practice dimostrano come con una attenta progettazione, l’eliminazione degli sprechi in cantiere e il calcolo delle esigenze energetiche, i prezzi sono simili a quelli dell’edilizia tradizionale


3' di lettura

Costruire rispettando l’ambiente e ottenendo buoni risultati in termini di efficienza energetica è un principio ormai consolidato in edilizia, ma che porta con sé il pregiudizio che le innovazioni e la qualità facciano innalzare in modo sostanziale i costi di costruzione. Così non è, come dimostrano alcune best practice.

Alla vigilia di una stagione che promette importanti opportunità di rilancio per il settore (anche e non solo sotto la spinta del superbonus al 110%) gli operatori riflettono sulla possibilità di recuperare o costruire utilizzando materiali green, di qualità ed efficienti senza aumentare i prezzi. Un traguardo possibile, innanzitutto progettando bene nei minimi dettagli, usando tutti gli strumenti a disposizione (a partire dalla tecnologia Bim che ottimizza tutti i processi attraverso l’integrazione digitale). Impiegando la prefabbricazione come via preferenziale per dare vita a importanti economie di scala nella prototipazione degli elementi. Contenendo l’installazione degli impianti per raggiungere la sufficienza energetica, senza sovradimensionare le dotazioni rispetto alle necessità dei futuri abitanti. In caso di ristrutturazione, anche analizzando in modo specifico lo stato dell’arte dell’esistente.

Best practice, dicevamo: facciamo qualche esempio. Si chiama Aurum ed è ubicato a Ora, in provincia di Bolzano, un edificio CasaClima Nature A firmato dallo studio Solarraum. Per costruirlo, sono stati impiegati canapa, fibra di legno e cellulosa: quattro piani fuori terra e 14 unità abitative, servite da impianto fotovoltaico, sonde geotermiche e ventilazione meccanica controllata, sono costate meno di 1.500 euro al metro quadrato. A dimostrazione che l’applicazione ferrea di un protocollo di certificazione volontaria può incidere in modo profondo sul risultato, senza peraltro incidere sull’estetica: la palazzina dalle forme regolari ha comunque all’interno alloggi ariosi e ben illuminati.

Ancora più esemplare il caso realizzato a Mezzocorona (Trento) dalla cooperativa Dinamos: sei famiglie affiancate dal pool di progettisti Dreamhouse hanno stretto un’alleanza per dare vita alla casa dei sogni che ha preso il nome di LignoDoc. L’edificio in legno X-lam - certificato CasaClima Gold e Arca - è stato realizzato con una spesa di circa 1.650 euro al metro quadro (tolti oneri, terreno e fondamenta). Ciò che spicca è che ciascun proprietario ha potuto decidere su quale tecnologia investire per le proprie esigenze e fino a che punto “spingere” la propria abitazione. «Ogni unità – spiega Claudio Pichler, uno degli abitanti e responsabile tecnico della ditta Riwega – è ben orientata, collegata al solare termico e a una centrale fotovoltaica autonoma, mentre cinque dei sei appartamenti usano un sistema di ventilazione meccanica controllata. Grande attenzione è stata posta alla qualità dei materiali di rivestimento basso emissivi. Infine è stato molto curato l’aspetto acustico, anche quello fra le diverse unità abitative che in genere viene trascurato. A dimostrazione che si può ottenere qualità anche senza sforare il budget».

«Sostenibilità significa know-how a 360°», commenta Silvia Ricci dell’omonima società di costruttori di Roma (ma attiva da vent’anni nel Nord Italia) che, proprio in questi mesi insieme al Dipartimento Green Economy Observatory dell’Università Bocconi di Milano, sta eseguendo un monitoraggio dei consumi in cantiere per promuovere il 12esimo obiettivo dell’Agenda Onu sul contenimento e il consumo responsabile delle risorse. «Non basta sviluppare un ottimo progetto, capace di prevedere gli imprevisti. Ma occorre – dice – anche investire sul cantiere. Perché a volte è proprio in questa fase che si gioca la possibilità di controllare la spesa».

Un concetto che la Ricci Spa (impegnata nella costruzione di grandi complessi immobiliari, dall’alberghiero al terziario) porterà nel campo residenziale nello sviluppo dei tre lotti del social housing Novello di Cesena, appalto del valore indicativo di 60 milioni che fa capo alla Sgr Fabrica e che prevede la costruzione di residenze Nzeb (a consumo energia quasi zero, ndr), immerse in un grande polmone urbano.

Proprio il comparto del social housing ha aperto la strada delle abitazioni di qualità a costi contenuti, cercando di sviluppare progetti razionali che attraverso l’eliminazione degli spazi superflui permettano di arrivare alle cosiddette “affordable houses”. Case di qualità che però si dimostrano alla portata del portafoglio di un pubblico ampio e meno abbiente. Fra gli esempi più recenti, spicca l’operazione che si è conclusa a gennaio a Barletta per un edificio di sei piani di edilizia residenziale che porta la firma di Alvisi Kirimoto. La chiave di volta si fonda su due elementi: l’uso di materiali semplici, ma duraturi e la prototipizzazione degli elementi tipologici (quali finestre, balconi e logge).

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