nuovi materiali

La casa del futuro ha un cuore italiano che guarda al passato

di Giampaolo Colletti


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3' di lettura

Autonoma, sostenibile, illuminata e riscaldata dal sole. E con una doppia firma italiana e cinese. La casa del futuro fa il giro del mondo e connette Torino con la provincia di Guangzhou. Sono diciassette gli studenti di ingegneria e architettura del Politecnico piemontese che hanno costruito questa abitazione. Arrivando a vincere Solar Decathlon 2018, competizione da due milioni di visitatori e cento milioni di contatti online. E a sbaragliare le altre ventuno candidature delle principali scuole di architettura mondiali. Il progetto è stato realizzato insieme agli studenti della South China University of Technology.

I team hanno lavorato alla costruzione di una residenza monofamiliare innovativa ad alte prestazioni energetiche, alimentata a energia solare. E quello italo-cinese è risultato il migliore. «Oggi si richiede una casa ad alta performance, ma anche col minore consumo di suolo. Noi ne abbiamo proposto una con struttura in acciaio, tamponamenti primari in truciolare di legno e pannelli multistrato isolanti. Una casa sostenibile con impianto fotovoltaico generativo e pannelli termici e con un bilancio energetico positivo», afferma Mauro Berta, docente di progettazione architettonica al Politecnico di Torino. La casa è stata costruita a Guanton e poi è stata scomposta in macro-blocchi e caricata su quattordici tir diretti a sud di Pechino: «Abbiamo utilizzato tecnologie già presenti sul mercato. La forza dell’edificio sta nella progettazione integrata e nel far funzionare bene la ventilazione passiva».

Case che rinascono integrando sostenibilità, efficienza energetica e domotica. E che guardano al futuro partendo dai materiali naturali del passato. Nasce cosi Ricehouse, startup che ripensa l’abitazione con bio-composti che derivano dagli scarti del riso. La startup biellese nata nel 2016 ha acceso una nuova filiera e offerto diverse modalità di lavoro agli agricoltori: anziché bruciare gli scarti del riso, questi contadini raccolgono e stoccano lolla e pula. Nel team di sette persone ben cinque sono architetti. «Azzeriamo l’emissione di CO2 e torniamo al passato perché un tempo le cascine piemontesi si costruivano con questa tecnica già adottata nel Settecento in Nebraska - racconta Tiziana Monterisi, 43enne nata a Lecco e da quindici anni a Biella, una laurea in architettura ed esperienze in Spagna e Francia -. Mi sono trovata a vivere tra le risaie che vedevo bruciare in autunno. Io già lavoravo con i materiali naturali e così ho pensato di attivare un business partendo dagli scarti».

Intanto a Ravenna Wasp, azienda italiana della stampa 3D, ha presentato Gaia: è la prima casa stampata in 3D generata con la terra e scarti della filiera alimentare forniti da RiceHouse. Un modello architettonico ecosostenibile realizzato con la nuova stampante della società romagnola. «Stiamo vivendo un cambio di paradigma, col mondo dei polimeri in trasformazione grazie alle materie plastiche. Oggi c’è un fenomeno di ibridazione e l’innovazione si lega alle estetiche e al rapporto con i materiali naturali. Ma il vero tema non è produrre, quanto applicare queste soluzioni nel quotidiano», racconta Emilio Genovesi, ceo di Material ConneXion Italia, il più grande database e centro di consulenza sui materiali innovativi e sostenibili per architettura ed edilizia. La società conta un archivio di 6mila campioni di materiali: «Oggi la metà della nostra materioteca viene dagli Stati Uniti e un quarto dalla Germania. L’Oriente non ha intuizioni geniali, ma poi si impone come produttore. E c’è comunque l’Italia, che porta comunque una firma nel mondo».

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