Architettura

La casa nell’armadio: abitazioni trasportabili e “mini”

Abitazioni smontabili, trasportabili e riciclabili. Ma anche la rivoluzione del design domestico operata da Joe Colombo

di Fulvio Irace

4' di lettura

«Le case stanno ferme e gli uomini camminano, dicevano i nostri nonni. Oggi, niente di più errato, di più falso di questo vecchio detto. Camminano gli uomini, è vero, ma camminano pesantemente anche le case».

Il 3 maggio 1908 «La Tribuna illustrata» riservò un’entusiastica recensione al “villino” che il cavalier Ferruccio Gay si era costruito nel cuore di Roma. L’annuncio era clamoroso, anche se, a prima vista, la piccola costruzione, tuttora esistente, non aveva nulla di eccezionale. Sperimentale era invece il sistema costruttivo, in agili elementi di legno che rendevano il villino il prototipo di una casa smontabile, trasportabile e pronta a essere eventualmente riciclabile per nuovi usi.

Loading...

Costruzioni smontabili e trasportabili

Intraprendente imprenditore del legno, Ferruccio Gay non era architetto e neanche ingegnere; forte di un discreto successo industriale, si era lanciato in un’impresa che nell’Italia d’inizio secolo sembrava quasi avveniristica: specializzarsi nella progettazione di costruzioni smontabili e trasportabili che sfruttavano nuovi materiali (come l’eternit, la «pietra artificiale») e brevetti innovativi. Non a caso, l’idea gli era nata all’indomani del terremoto del 1908 che aveva quasi raso al suolo Messina e Reggio Calabria, rendendo necessaria una risposta industriale all’imponente domanda di agili abitazioni.

Gio Ponti, la «casa nell’armadio»

Cominciava così a prender corpo in Italia l’idea di una casa smontabile e vendibile, per così dire, «in confezione», che Gio Ponti brillantemente riassunse nella proposta della «casa nell’armadio», una serie di mobili riponibili che avrebbe dovuto realizzare l’industria di fiammiferi Saffa.

Un caso tutt’altro che isolato, come dimostrano le microstorie (frutto di ricerche minuziose di quattordici ricercatori), proposte dall’ultimo numero della rivista della Sapienza di Roma - «Rassegna» - appena uscito con uno speciale dedicato appunto al tema de «La casa in scatola». Un titolo in parte preso a prestito dal progetto di «mobili in scatola» prodotti, su disegno di uno studente architetto, Gian Casè, dal costruttore svizzero Jean Lombardi, pubblicato con grande risalto da «Domus» nel luglio 1946, nel clima di urgenza sociale della ricostruzione: quando cioè le esigenze di rimettere in piedi il Paese, costrinse gli architetti a uscire dalle sperimentazioni in vitro e a scendere in campo con idee di pronta realizzazione.

Dante Bini

Un campo di carciofi alla Magliana viene così trasformato da Pier Luigi Nervi in un laboratorio all’aperto, per sperimentare in scala reale brevetti di case prefabbricate in cemento; un altro lotto agricolo, nella campagna di Castelfranco Emilia, diventa per il giovane Dante Bini (poi noto come l’architetto della villa di Michelangelo Antonioni in Sardegna) la base del Mushroom Field, una fungaia artificiale per cupole leggere, ottenute spruzzando calcestruzzo su un’armatura di molle metalliche. «Mini case con la forma dell’aria», le definì l’autore, brevettandole col nome di Binishells che fece subito il giro del mondo, attirando l’attenzione di americani e giapponesi.

In un Paese come l’Italia, ossessionato dal sogno dell’architettura come piccolo monumento radicato al suolo, questo era l’avvio di una silenziosa rivoluzione che raccolse attorno a sé una piccola folla di architetti, ingegneri, costruttori, persino geniali bricoleur, tutti impegnati a dar sostanza a una visione della casa come meccano mobile e trasformabile, dal guscio agli interni e fino agli arredi.

Joe Colombo

Su questo, in particolare, si impegnò Joe Colombo (1930-1971), geniale prefiguratore di una rivoluzione dell’abitare che non fu valutata al suo tempo nella giusta misura che gli riserviamo oggi, soprattutto dopo la dura esperienza dello smart working e del confinamento domestico. Sul futuro Colombo aveva le idee molto chiare, tanto da poter scrivere già negli anni 60: «le persone potranno studiare a domicilio e lì svolgeranno anche la loro attività. Le distanze non avranno più grande importanza, non sarà più giustificata la necessità di megalopoli».

Nella montante stagione d’oro della Milano rampante sulla scena del mondo, il giovane Joe (di cui una nuova monografia celebra i cinquant’anni dalla morte) si assume il ruolo del visionario pragmatico, un occhio all’industria e un altro alla sua trasformazione in vero e proprio sistema culturale, capace di traghettare i costumi dell’oggi nella previsione dei comportamenti del domani.

«Barba rossa, occhi luminosi, pipa in bocca, un po’ tarchiato d’aspetto» come lo ricorda Ignazia Favata, sua storica assistente e curatrice dell’archivio «Colombo viveva con frenesia». Come Mollino l’appassionavano lo sci e le automobili; a sua differenza invece, era interessato alla tecnologia e la meccanica perché le riteneva strumenti per il cambiamento. All’insegna dell’«anti-design» andò all’attacco del «simbolismo del mobile» e si muove alla ricerca di un futuro non condizionato da fantasie formali o facili accostamenti alla fantascienza.

Al concetto di “stile” egli oppose la prospettiva di sistemi e strutture abitabili che prevedessero la scomparsa del mobile in favore di nuovi tipi di habitat: spazi trasformabili, per i gruppi che sostituiranno la famiglia tradizionale e che condivideranno attrezzature tali da consentire l’intercambiabilità delle più diverse funzioni. Come la cucina monoblocco su ruote, che condensava in un solo blocco tutti gli elettrodomestici e stoviglie per 4 persone; come l’armadio container per uomo e per donna (un baule su ruote con elementi estraibili per creare zone riservate); come il personal container per leggere e lavorare (il mondo in una scatola!) e il clamoroso letto Cabriolet che, insieme al Rotoliving, portava l’automobile nel mondo dell’arredo, buttando all’aria tutti gli stereotipi della cultura dell’abitare e realizzando in maniera inaspettata il celebre aforisma di Le Corbusier sulla casa come «macchina per abitare».

La casa in scatola, in «Rassegna di Architettura, e Urbanistica», n. 162, 2021, Quodlibet, Macerata, € 16

Joe Colombo Designer. Catalogo Ragionato. 1962-2020, Ignazia Favata, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, (Milano), pagg. 304, € 85

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti