ambiente

La catena dei rifiuti e delle assurdità

di Alfredo De Girolamo *


Dai rifiuti energia per 2,8 milioni di famiglie

2' di lettura

Ha ragione da vendere Jacopo Giliberto (Il Sole 24 Ore del 2 giugno): non ci sarà sviluppo sostenibile, green economy, né economia circolare in un Paese come l'Italia sepolto da norme, regolamenti, sentenze, enti di controllo, amministrazioni competenti. Norme complicate ed incerte sono ormai il primo ostacolo allo sviluppo dell'economia verde.

In questi mesi il ministero dell'Ambiente sta lavorando alla legge di recepimento delle nuove 4 direttive sui rifiuti approvate dall'Europa, ha costituito 14 gruppi di lavoro per riscrivere la parte sui rifiuti del famoso dlgs 152/2006. Un'occasione unica per semplificare, razionalizzare, alleggerire, fornire agli operatori poche regole ma chiare. Ma in molti sono preoccupati: non sarà un recepimento “secco” (applicando le direttive così come sono), il ministero vuole “cogliere l'occasione” per rimettere mano a tutto. E avrebbe ragione, se non ci fosse il timore che quello che nelle direttive è chiaro e semplice in Italia diventi incomprensibile e irrealizzabile. Cerco di spiegarlo bene. Troppe norme scritte male sono il punto di partenza di una catena di assurdità: enti che autorizzano in modo poco chiaro, magistratura inquirente che apre migliaia di fascicoli (la metà archiviati ...), giudici penali e amministrativi che fermano opere indispensabili per un cavillo, enti di controllo che applicano criteri diversi. Avviare un impianto in Italia è un avventura: ci vogliono anni, il supporto di uffici legali, capacità di seguire procedure incomprensibili, con il rischio che tutto vada in fumo. La mancata realizzazione del termovalorizzatore di Firenze ”solo” perché manca un boschetto nell'autorizzazione, non nella volontà di realizzarlo, ci mancherebbe, è sotto gli occhi di tutti; la discarica di Serravalle Pistoiese è stata sequestrata per 13 mesi per niente, l'impianto di Scarlino bloccato dall'ennesima sentenza, così come l'Aeroporto di Firenze stoppato dal TAR per “troppe prescrizioni” nella Via. Intanto il ministro informa che la commissione Via è in fase di nomina e ci vorrà tempo.

Anche modificare un impianto è una gimcana. Tempo fa il direttore di un impianto di trattamento rifiuti in Toscana mi ha detto che era contento perché si era concluso l'iter per una modifica “non sostanziale “ alla sua autorizzazione in 16 mesi! Meno male che non era sostanziale!
Dietro a questo assurdo sistema non c'è solo la burocrazia. L'eccesso normativo e dei controlli ha una ragione precisa: lo Stato non si fida, parte dal presupposto che tutti gli operatori e gli imprenditori vogliano inquinare e aggirare le norme, così se ne fanno troppe ed inutili. Lo Stato parte da un pregiudizio negativo, da qui l'iper regolamentazione. Ma la politica del non mi fido non ha prodotto grossi risultati di contrasto alla criminalità vera, ha solo reso impossibile la vita agli operatori onesti che sono la stragrande maggioranza. C'è da domandarsi perché facciano ancora impresa in un Paese così.
Per rendere l'Italia un “paese normale” occorre che ci sia un clima di fiducia. Fino a prova contraria si deve supportare l'impresa verde non sospettarla. Chi poi fa reati va punito e severamente, ma chi vuole operare seriamente deve essere messo in condizione di farlo. Una piccola rivoluzione, ma se non si farà non ci sarà economia circolare.

(*) presidente Confservizi Toscana (@degirolamoa)

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