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La Cdp non è un elastico. Occhio a Eurostat

Ogni manovra di giro contabile che dovesse chiamare in causa la Cdp sarebbe passata al filtro di Eurostat, l’autorità statistica europea che presidia il confine scivoloso dei perimetri pubblici e privati

di Guido Gentili


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2' di lettura

Non c'è da scherzare con la Cdp, la Cassa Depositi e Prestiti. Che ormai da mesi è l'arma (sempre meno segreta) sul tavolo della politica e del governo per fare un po' di tutto: sostegno allo sviluppo, crescita delle medie imprese, operazioni industriali di “sistema”, dismissioni di partecipazioni dello Stato in aziende controllate da girare, appunto, alla Cdp.

Cassa che da intermediario finanziario pure posseduto per l'85% dal Mef (il restante 15% è delle fondazioni bancarie) è tuttavia fuori dal perimetro della pubblica amministrazione secondo i criteri Istat ed Eurostat e dunque non incide sul livello del debito pubblico. Per cui lo Stato può ad esempio immaginare di girare alla Cdp le sue partecipazioni aziendali al fine di ridurre lo strabordante debito pubblico. Nell'ultimo documento di Economia e finanza, non a caso, il Governo gialloverde ha confermato, per il 2019, dismissioni per un ben un punto di pil, 18 miliardi.

Di questi 18 miliardi che ballano dietro le quinte di questa difficile stagione a cavallo tra tensioni politiche interne Lega-Mov5Stelle, le scelte del governo e la procedura d’infrazione promossa dalla Commissione Ue per violazione della regola del debito avevamo parlato nei giorni scorsi, evidenziando che fin qui nulla era stato fatto su questo fronte e che, comunque, ogni manovra di giro contabile che dovesse chiamare in causa la Cdp sarebbe passata al filtro di Eurostat, l’autorità statistica europea che presidia il confine scivoloso dei perimetri pubblici e privati.

Non bastasse questa incognita, ecco ora aggiungersi la perentoria richiesta del Governo di un dividendo straordinario da farsi versare dalla Cdp dopo quello ordinario già incassato. Per la precisione altri 794 miliardi, che servono a far quadrare i conti nel complesso negoziato con Bruxelles per evitare la procedura d'infrazione.

Misure “una tantum” non sarebbero accettabili. Come risponderà allora l’Europa? Oppure il Governo ha in animo di rendere strutturale, per gli anni a venire, gli ultradividendi della Cdp? Questa eventualità sarebbe compatibile con il mantenimento di Cdp come “unità di mercato” esterna al perimetro della Pa? E come non considerare il fatto che da mesi in sede Eurostat si sta ragionando su filtri a maglie più strette e che anche la corresponsione di dividendi straordinari è sul tavolo degli esami? Occhio, perché la partita non è una passeggiata. E perché quando si parla della Cdp, in ogni caso, si deve tenere a mente che il 75% della sua raccolta totale è costituita per 250 miliardi da raccolta postale, i risparmi di oltre 26 milioni di italiani.

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