LE NUOVE SFIDE DELLA CERAMICA

La ceramica investe sulla leva dei grandi lavori

Al Cersaie debutta una sezione dedicata a developer e studi di architettura: l’obiettivo è intercettare le commesse internazionali anche nei segmenti hospitality e infrastrutture

di Giovanna Mancini


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4' di lettura

Da sempre il mercato dei grandi sviluppi immobiliari ha rappresentato – per i produttori di ceramica come per altri settori manifatturieri – una valida alternativa al classico canale della distribuzione tramite rivenditori . Oggi però la stessa industria delle piastrelle sembra essersi evoluta in modo da cogliere a pieno le opportunità di sviluppo, soprattutto sui mercati esteri, che il segmento del contract offre in aggiunta agli sbocchi tradizionali.

«Siamo pronti come prodotto e come aziende – spiega Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica –. I grandi formati sviluppati negli ultimi anni si prestano a un numero crescente di applicazioni in edilizia, mentre le innovazioni tecnologiche hanno reso il materiale ceramico sempre più performante». Sotto il profilo organizzativo le imprese, almeno quelle vocate all’export, si sono dotate di strutture commerciali in grado di dialogare con il mondo del contract – una rete complessa fatta di studi di progettazione e di ingegneria, di contractor e developer – e di fornire risposte rapide e “chiavi in mano” ai committenti. «Siamo passati da una manifattura dei prodotti a una manifattura che integra anche i servizi a valle dell’industria – osserva Savorani – e questo valore aggiunto è un elemento importante di competitività internazionale». Un fattore non da poco, dato che il prodotto ceramico italiano, da molti riconosciuto come il migliore per qualità e contenuto di innovazione, sconta però a livello globale la concorrenza di competitor agguerriti che fanno leva su prezzi più bassi o su materiali di rivestimento più economici.

Questa concorrenza rischia di penalizzare le piastrelle made in Italy proprio su mercati come gli Stati Uniti e l’Asia, strategici per un’industria che dalle esportazioni ricava l’84,5% del proprio fatturato (4,5 miliardi di euro su quasi 5,4 miliardi nel 2018, dati Confindustria Ceramica). Proprio la leva del contract potrebbe aiutare a superare questa difficoltà, grazie al ruolo fondamentale di ponte tra committenti e produttori esercitato dagli studi di progettazione, come spiega l’architetto Marco Piva, che con il suo studio ha realizzato negli ultimi anni numerosi progetti ricorrendo alla ceramica e facendosi promotore delle aziende italiane.

Da qui l’idea di aprire all’interno del Cersaie, la fiera del settore in scena a Bologna dal 23 al 27 settembre, la nuova sezione Archincont(r)act, pensata per favorire l’incontro e l’interlocuzione tra developer e studi di architettura, oltre che con le aziende produttrici presenti negli altri padiglioni. Sebbene infatti sia difficile quantificarlo in termini economici, il mercato del contract è estremamente rilevante e e remunerativo, osservano gli analisti, ma è fondamentale che le aziende investano per dotarsi di tutte le competenze e figure professionali necessarie per affrontarlo. Il problema principale nel contract è il coordinamento tra i tanti soggetti coinvolti nella filiera.

«Tranne nei casi di progetti molto grandi o prestigiosi, difficilmente riusciamo a sapere se i nostri manufatti vengono destinati al contract o alla distribuzione tradizionale tramite rivenditori – spiega Franco Manfredini, presidente di Casalgrande Padana, che di recente ha fornito le ceramiche per un hotel in Alto Adige progettato dallo studio Noa e per il JW Marriott Resort di Venezia realizzato da Matteo Thun –. I nostri rapporti sono soprattutto con i rivenditori o i progettisti: sono loro a farci ottenere le commesse più importanti». Anche se poi, per essere scelti dai grandi committenti, serve ovviamente il prodotto giusto. «Noi lavoriamo soprattutto con il gres porcellanato – precisa Manfredini –, che ha prestazioni tecniche ed estetiche vincenti e per questo piace agli architetti».

Laminam ha scommesso invece sulle lastre di grande formato e su una gamma molto ampia di spessori, che vanno dai 3 ai 20 mm, ed è quindi in grado «di rispondere alle tante e diversificate esigenze del mondo contract – spiega l’amministratore delegato Alberto Selmi – dai ripiani per cucine e bagno ai rivestimenti esterni». L’azienda ha investito molto nel business dei grandi progetti, che hanno contribuito alla crescita degli ultimi anni: nonostante la contrazione del mercato dell’edilizia, a cui quello delle piastrelle è strettamente legato, Laminam stima di chiudere l’anno con ricavi in aumento del 20% rispetto ai 110 milioni del 2018.

«Guardando alla mia esperienza, credo che le imprese della ceramica siano tra le più preparate per affrontare questo mercato – osserva Piva, che sta lavorando a un grande progetto contract in ambito residenziale a Milano («Princype») che nella ceramica ha uno dei materiali principali –. Hanno saputo mantenere alcuni elementi artigianali nella produzione, utili per personalizzare l’offerta, innovando al contempo le tecnologie e l’organizzazione del lavoro». Tra gli estimatori della ceramica come prodotto da utilizzare anche in progetti di lusso c’è Romano Boscolo, amministratore unico di Hotel Engineering, la società del Gruppo alberghiero Boscolo che si occupa dello sviluppo immobiliare delle strutture: «Nella mia vita ho realizzato 23 alberghi e in passato ho sempre scelto il marmo per i rivestimenti – spiega l’imprenditore –. È un materiale che amo, ma è molto costoso, oltre che essere di difficile trasporto e posa». Ostacoli che la ceramica non presenta, garantendo costi inferiori, facile movimentazione e manutenzione e anche un peso inferiore – caratteristica non indifferente, soprattutto nei centri cittadini. Inoltre, fa notare Boscolo, anche dal punto di vista estetico «l’evoluzione del prodotto ceramico raggiunta dalle grandi aziende è eccezionale: ormai si trovano in commercio lastre che sembrano davvero marmo e solo un intenditore potrebbe distinguerle». Per questo negli ultimi due alberghi ha scelto la ceramica.

La sfida per le aziende produttrici non è semplice, ma necessaria: secondo Prometeia gli investimenti in edilizia riconducibili al business del contract sono in forte sviluppo a livello globale, spinti in particolare da quattro driver di lungo periodo. La crescita economica e l’urbanizzazione nei Paesi emergenti, che comportano la costruzione di grandi infrastrutture e di edifici abitativi da parte di general contractor; l’ammodernamento delle strutture commerciali per colmare il gap tra Paesi avanzati e Paesi emergenti; l’incremento di strutture legate all’hospitality in seguito all’aumento di viaggi e turismo in tutto il mondo; infine l’edilizia green, settore nel quale la ceramica può giocare un ruolo importante viste le prestazioni di risparmio energetico che garantisce. Quanto ai mercati, nel 2018 i Paesi che hanno dato il contributo maggiore alla crescita dell’edilizia non residenziale sono stati Cina, Stati Uniti, India e Indonesia e il ranking dovrebbe essere confermando anche nei prossimi anni, secondo le previsioni di Prometeia.

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